Il ponte delle spie – Steven Spielberg

1

di Francesco Masala

un uomo contro tutto e tutti, contro tutte le aspettative, riesce a ottenere i suoi obiettivi di liberare due uomini, come nel più classico degli western.
i tempi sono quelli della guerra fredda, i sovietici e i tedeschi dell’est sono peggio degli statiunitensi, sarà un caso, ma il film è un’americanata, ben fatta davvero, Spielberg è un grande del cinema.
poi ce n’è anche per i militari statiunitensi, dipinti come quelli di Stranamore di Kubrick, pazzi travestiti da difensori della patria, nelle loro mani sono i destini di tutti, poveri noi.
come in una partita a scacchi l’avvocato Donovan ( Tom Hanks) non sbaglia una mossa, si crea un rapporto di stima reciproca con la spia Abel, riuscirà alla fine a fare lo scambio sul ponte delle spie, vincendo la partita.
hanno collaborato alla sceneggiatura anche i fratelli Coen, certamente migliorando quella originaria.
nessuno si aspetti cose straordinarie, è solo un film di piccoli uomini in tempi difficili, che ci sono sempre, i tempi difficili di sicuro, ma anche adesso uomini straordinari appaiono (mi viene in mente Edward Snowden, per esempio, non a caso ricercato), un film classico, di quelli di una volta.

http://markx7.blogspot.it/2015/12/il-ponte-delle-spie-steven-spielberg.html

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.