Il proletariato (di Pabuda)

il proletariato,

come un sol uomo,

stamattina dal letto

s’è alzato

ma non teneva

alcuna voglia d’andare

a lavorare.

il proletariato,

denso e vischioso,

è colato

per tutti i tubi,

i pozzi e i pozzetti

e i canali di scolo

dell’economia reale

e irreale.

il proletariato

è rimasto come

spaesato

tra il tradizionale

lavorismo

con denominazione

d’origine controllata

e i trucchi un po’ misteriosi

del rifiuto del lavoro.

il proletariato

– per dirla tutta –

s’è pure stufato

della sua stessa prole,

con tutte quelle pretese:

dall’ultimo grido

di pannolino

al master

alla London Shool

of Economics

e magari

una vacanza a Berlino.

il proletariato industriale

s’è levato

l’inelegantissima tuta blu

e sogna di starsene

in spiaggia spaparanzato.

il proletariato,

tutto sommato,

non è così stupido

come vorrebbe far credere:

il proletariato è sportivo

e leale e corre in gruppo.

il fatto è che…

il proletariato,

sul rettilineo dello sprint

finale

s’è un po’ disunito:

il proletariato

non è velocista:

tiene il fisico

e la mentalità

del ciclista passista.

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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