Su Genova (2001) e altro…

lettera ad Antonio Ingroia

Caro Ingroia,

l’attesa e la speranza che sta suscitando il suo progetto politico ci spinge a prendere parola e a scriverle questa lettera pubblica. Crediamo, infatti, che una vera «rivoluzione civile» non può prescindere dalle istanze e dalle proposte nate dalla società civile e dai movimenti degli ultimi dieci anni. E ci rivolgiamo a lei proprio nella sua veste di candidato alla presidenza del consiglio alle prossime elezioni.

Non le nascondiamo che negli ultimi giorni, accanto a simpatia e speranza per il nuovo soggetto politico, ha trovato posto la delusione, per l’assenza di molte questioni dai punti prioritari fin qui affrontati da «Rivoluzione Civile». Assenza che si può spiegare solo parzialmente con la velocità impressa agli eventi, dalla crisi di governo in poi, e la conseguente e forzata fretta di queste ore.

Noi speravamo che la sua lista elettorale, grazie alla sua novità e autonomia, potesse permettersi uno slancio diverso e maggiore coraggio.

Lo speriamo ancora, e per questo siamo ancora a chiedere, come faremo anche con i candidati premier del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle:

– il varo di una legge che preveda il reato di tortura (come fattispecie giuridica imprescrittibile quando commessa da pubblici ufficiali);

– la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell’ordine;

– l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;

– l’impegno alla esclusione dell’utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l’impegno circa una moratoria nell’utilizzo dei Gas CS;

– l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova e, precedentemente, il Global Forum di Napoli;

– la revisione del Codice Rocco e dei reati, come l’introduzione dei siti militarizzati di interesse nazionale, costruiti per criminalizzare il conflitto sociale e le lotte per la ripubblicizzazione dei beni comuni. Nel Paese ci sono quasi ventimila fascicoli su reati come resistenza e oltraggio oppure devastazione e saccheggio applicabili con una insopportabile discrezionalità per infliggere pene sproporzionate agli attivisti politici;

– la revisione dei metodi di reclutamento e di addestramento per chi operi in ordine pubblico e la revisione delle funzioni di ordine pubblico per Guardia di finanza, Polizia penitenziaria e Corpo forestale dello Stato, l’Italia è un’anomalia unica al mondo con cinque organi nazionali di Polizia con compiti di ordine pubblico;

– la revisione delle leggi proibizioniste che hanno riempito le carceri di povera gente aumentando a dismisura il Pil delle narcomafie e dei trafficanti di esseri umani.

Tutti punti, questi, richiesti in questi anni da decine e decine di migliaia di persone che hanno aderito alle petizioni lanciate dai comitati di memoria, verità e giustizia e dalle madri delle vittime di “malapolizia”. La legittimità di queste richieste, nel Paese, è stata spesso offuscata dal malcelato tentativo di derubricarle a questioni di ordine pubblico, producendo lesioni gravi nelle garanzie costituzionali e nello stato di diritto nel nostro Paese, come molti esiti dei processi hanno dimostrato da Genova in poi. E per questo crediamo che il prossimo Parlamento abbia l’obbligo morale prima che politico di approvare una serie di riforme e iniziative di legge non più prorogabili per un Paese che vuole definirsi civile. I numerosi riferimenti alla «questione Genova» non sono da intendersi come la semplice volontà, da parte nostra, di restare ancorati al passato, né di inquadrare quei fatti solo nella loro dimensione “da ordine pubblico”. Non possiamo ritenere che la storia di Genova sia stata scritta solo nelle aule di tribunale.

Questa parola di chiarezza non la chiediamo solo oggi, né ci basterebbe venisse espressa col solo intento di recuperare una parte di potenziale elettorato, ormai disorientato e disilluso. La chiediamo come inequivocabile scelta di campo, culturale e civile prima che politico-elettorale: questo, sì, sarebbe davvero rivoluzionario.

Cordiali saluti

Francesco «Baro» Barilli e Marco Trotta (reti-invisibili.net)

Patrizia Moretti e Lucia Uva (Associazione Federico Aldrovandi)

Lorenzo Guadagnucci ed Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per Genova)

Haidi Gaggio Giuliani (Comitato piazza Carlo Giuliani – Onlus)

Italo Di Sabato e Checchino Antonini (Osservatorio sulla repressione)

SUCCESSIVAMENTE SONO GIUNTE QUESTE ADESIONI:

Paolo Fornaciari (Parma, Comitato Verità e Giustizia per Genova); Massimo Dalla Giovanna; Rossella Ghigi; Angela Rigoli, Padova; Myra Evans; Fausto Giannelli (Modena, Giuristi Democratici); Carlo Gubitosa (Bologna, associazione Altrinformazione); Gabriele Bollini, Bologna; Mauro Collina (Bologna, Associazione Francesco Lorusso); Daniele Barbieri, Imola; Fernanda La Camera; Elena Giuliani (Genova, Comitato Piazza Carlo Giuliani); Antonio Martino (Torino, Movimento per il Partito Del Lavoro Piemonte); Stefania Zuccari (Roma, Comitato Madri per Roma Città Aperta); Simona Ferlini, Bologna; Antonella Caranese (Imola, Segretaria PRC Federazione di Imola);
CHI VUOLE ADERIRE A QUESTA LETTERA PUO’ FARLO QUI:
https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dGRfTXJOUmVzaG1BMDh1X285TDAxa2c6MQ#gid=0

 

Redazione
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3 commenti

  • l’appello è condivisibile, come sono comprensibili entusiasmo e delusioni, ma bisogna partecipare direttamente, è un processo lungo, difficile e pieno di lupi (interni ed esterni).
    partecipare! non soltanto chiedere, anche per tenere a bada e superare i partiti che compongono Rivoluzione Civile.

  • MI MANDANO QUESTI AGGIORNAMENTI CHE POSTO
    1 – L’appello è stato indirizzato anche ad altri candidati come Beppe Grillo e Pierluigi Bersani. Chiunque si può sentire libero di fare queste richieste a candidate a candidati di altri partiti
    2 – Radio Popolare ha intervistato Ingroia su questi temi, ma non ha risposto nel merito delle richieste fatte
    http://radio.rcdc.it/archives/antonio-ingroia-intervistato-da-popolare-network-111628/ preferendo fare una dichiarazione in video di pochi secondi in “solidarietà alle vittime”
    http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=46998&typeb=0&G8-Ingroia-sta-dalla-parte-delle-vittime
    3 – segnalo l’intervista audio di Radio Città Fujiko a Marco Trotta:
    http://www.radiocittafujiko.it/caro-ingroia-la-verita-e-rivoluzionaria
    4 – Infine questo articolo e relativi commenti:
    Fonte: http://www.genova24.it/2013/01/ingroia-e-il-g8-di-genova-le-polemiche-si-spostano-sui-candidati-tra-loro-luigi-li-gotti-ex-difensore-di-francesco-gratteri-nel-processo-diaz-45600/
    Ingroia e il G8 di Genova, le polemiche si spostano sui candidati: tra loro Luigi Li Gotti, ex difensore di Gratteri nel processo Diaz
    Genova. E’ ancora bufera sulle candidature presentate dalla lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia. Dopo le polemiche sulle dichiarazioni dell’ex pm di Palermo, che avrebbe definito “comprensibile” la solidarietà con i poliziotti condannati dalla Diaz, precisando però che “la legge va applicata anche nei confronti degli uomini migliori“, ora sono alcuni candidati a riaccendere la polemica relativa al G8 di Genova. La prima patata bollente è saltata fuori ieri, dopo che è stata ufficializzata la candidatura di Claudio Giardullo, poliziotto e segretario nazionale del Silp, noto per essersi espresso contro l’introduzione del reato di tortura in Italia e contro i caschi identificativi per le forze dell’ordine.
    Ma oggi è un altro candidato a suscitare mal di pancia a sinistra: si tratta di Luigi Li Gotti, avvocato ed ex sottosegretario alla Giustizia dell’Idv (ma in passato militava in An), noto per aver difeso parecchi pentiti di mafia ma anche per essere stato il primo difensore dell’ormai ex capo dello Sco Francesco Gratteri nel processo per le violenze alla scuola Diaz. Li Gotti lasciò la difesa di Gratteri a metà del 2006, per incompatibilità con l’incarico di sottosegretario alla Giustizia, ma il 6 luglio 2012, immediatamente dopo la sentenza Diaz, non ha mancato di continuare a difendere sul suo blog l’”amico” Gratteri, appena condannato in via definitiva dalla Cassazione per falso e calunnia, definendo fra l’altro la sentenza della Suprema Corte una “matrioska giudiziaria”. Li Gotti è stato scelto da Ingroia come capolista al Senato in Sicilia.
    Su twitter i commenti scandalizzati si stanno moltiplicando, ma anche fuori dalla “rete” le perplessità non sono poche. Haidi Giuliani, la mamma di Carlo che a Ingroia aveva alcuni giorni fa scritto una lettera aperta proprio per chiedere che nel programma di Rivoluzione civile venissero accolte alcune istanze relativa alla necessità di una diversa gestione dell’ordine pubblico (no ai gas cs, caschi di riconoscimento, sì al reato di tortura) non commenta nel dettaglio le candidature ma garantisce che “queste battaglie verranno portate avanti, perché quello che accadde a Genova non si verifichi più”. Sulla lista, il commento è disincantato: “Dobbiamo fare i conti con la realtà perché non c’erano alternative, in pochi mesi Cambiare si può non è stata in grado di costruire da sola un’alternativa a sinistra. Ora ciò che conta è tirare fuori il meglio da queste candidature, valorizzando quelle che consideriamo valide, e cominciare a lavorare a un’alternativa vera”.
    Anche Antonio Bruno, del Comitato Verità e Giustizia, preferisce non commentare i candidati più criticati: “Ci sono alcune candidature ottime, come quella di Alberto Lucarelli e di Ilaria Cucchi e altre che non condivido Per il resto – assicura Bruno – non faremo sconti a nessuno: vogliamo l’introduzione in Italia del reato di tortura”.

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