Il silenzio (a volte) è proprio d’oro

di Maria G. Di Rienzo

Un’altra buona occasione per tacere è andata persa. Peccato. Nel suo messaggio per la “Giornata della Pace”, un noto capo di Stato straniero, nonché leader di una delle principali religioni monoteiste mondiali, poteva dire tante cose: una bella e coerente sarebbe stata a esempio «Fondiamo le armi e facciamone campane che suonino per la pace» ma ci sarebbe stata bene anche una frase del tipo: «La violenza è un modo inaccettabile di maneggiare qualsiasi conflitto». Invece, girandoci un po’ intorno per non nominare gli esseri umani, gli individui, le persone contro cui voleva aizzare un po’ di odio e di disprezzo, ha praticamente detto che riconoscere le unioni fra persone omosessuali «costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».

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Non servirà ribadire a codesto capo di Stato straniero che è «Meglio rimanere in silenzio ed essere presi per stupidi che parlare e togliere ogni dubbio» (attribuita ad Abraham Lincoln) o che «E’ una grande cosa conoscere la stagione per la parola e la stagione per il silenzio» (Seneca) neppure, credo, dicendoglielo in… svizzero, una lingua che dovrebbe capire meglio dell’italiano: «Sprechen ist silbern, Schweigen ist golden». Le sue ragioni non sono dottrinali, sono politiche, come attesta il resto del suo discorso: «Questi princìpi non sono verità di fede, ne’ sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono iscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. (…) L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa». Che si traduce come: desidero mi si consideri l’unico depositario della verità e desidero quindi imporre il mio particolare schema di pensiero a tutta l’umanità, compresa quella che non è tenuta ad ascoltarmi quale suo leader religioso.

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Certo, è sempre possibile che dio ogni tanto gli telefoni, ma non chiama mai me: e la mia ragione non riesce a riconoscere nulla di questo velenoso delirio di onnipotenza come «iscritto nella natura stessa». Inoltre, voglio seguire i miei stessi consigli, per cui lascerò parlare le immagini (dovute all’abilità e alla gentilezza di Matt Stopera) che corredano questo articolo. Sono alcuni fra i matrimoni celebrati a Seattle, Usa, l’11 dicembre scorso. Nessuna delle bellissime persone fotografate in tale occasione è un’offesa, una ferita o un’ingiustizia. Si vergogni chi pensa il contrario.

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Congratulazioni e scusate se c'è voluto così tanto tempo

Congratulazioni e scusate se c’è voluto così tanto tempo

 

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