Obiettare alle armi….

 …40 anni dopo

E’ il 15 dicembre 1972 quando in Italia viene approvata la legge sull’obiezione di coscienza. Da allora 800 mila persone ne hanno usufruito, la normativa è cambiata più volte mentre il servizio militare dal 2005 non è più obbligatorio. Eppureil  Cesc (cioè il coordinamento enti del servizio civile) e il Movimento Nonviolento – lo spiega Mao Valpiana, che di quest’ultimo è presidente – chiedono che se ne ridiscuta: il loro convegno (a Firenze il 15 e il 16 dicembre) si intitola «Avrei ancora un’obiezione» e vuole muoversi contro il riarmo per costruire «percorsi per una difesa civile, non armata e nonviolenta».

La legge del 1972 sull’obiezione di coscienza (d’ora in poi odc) arriva dopo molte vicende clamorose, in particolare le carcerazioni di Pietro Pinna nel 1949, del valdese Eveloine Santi e di alcuni cattolici, fra cui Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini. In quegli anni si hanno le prime proposte di legge, dai socialisti e dall’ala di sinistra della Dc, mentre contrari o indifferenti sono gli altri partiti. Negli anni ’60 crescono le polemiche nel mondo cattolico: da una parte un documento dei cappellani militari definisce vigliacchi gli obiettori, dall’altra Ernesto Balducci e poi don Milani (in un libretto famoso, «L’obbedienza non è più una virtù») che si schierano con chi obietta. In quegli anni alcune comunità cattoliche chiedono che il cristianesimo torni alle origini pacifiste, ricordando san Massimiliano condannato a morte (il 12 marzo 295) per il suo rifiuto di prendere le armi. Ma la Chiesa di Roma, abbracciando il potere temporale, aveva abbandonato quelle posizioni e bisogna arrivare al protestantesimo perchè alcuni gruppi di cristiani rifiutino con forza la leva. Infatti a partire dal 1500 Olanda, Prussia, Francia e Russia sono costrette a concedere (ma solo per motivi religiosi) l’esenzione dal militare. Oggi il diritto all’odc non è riconosciuto in molti Paesi e il 1 dicembre di ogni anno si manifesta in tutto il mondo per sostenere i pacifisti in carcere.

Il primo processo che in Italia destò scalpore fu appunto a Pietro Pinna ma in realtà i primi obiettori furono Testimoni di Geova: già nel 1916, poi sotto il fascismo e ancora nel dopoguerra (ben 179 fra il 1946 e il 1959). Allora chi rifiutava il militare finiva nelle carceri militari a Peschiera, Gaeta e Forte Boccea: almeno in teoria, vi restava per tutto il tempo dell’età di leva; infatti se scontata la condanna (per renitenza o diserzione) rigettava nuovamente la divisa scattava un nuovo processo. Nella seconda metà degli anni ’60 il numero degli obiettori crebbe e si allargò la solidarietà: difficile per la politica continuare a rispondere solo con la galera. La legge del 1972 fu un compromesso che scontentò tutti ma vista oggi, nella prospettiva storica, bisogna riconoscere che registrò e aiutò un grande cambiamento sociale. Permise agli obiettori un servizio civile sostitutivo, anche se, all’inizio, più lungo di quello militare; finchè (nel 1989) quella disparità venne dichiarata illegittima dalla Corte Costizionale.

Dal 1998 una nuova legge riconosce l’odc come un diritto della persona. Da qui non si torna indietro ma, secondo Valpiana, si può andare avanti: per disarmare.

NOTA E PICCOLO AGGIORNAMENTO

Questo mio breve articolo è uscito (al solito: parola più, parola meno) il 15 dicembre sul quotidiano «L’unione sarda». E’ stato uno strano (e triste) anniversario per la legge: quasi in contemporanea il Parlamento approvava – anche con il voto del Pd – una manovra militare che prevede fra l’altro i caccia-bombardieri F 35. Nelle stesse ore il Canada li bocciava ma evidentemente l’Italia è un Paese più ricco e non ha bisogno di investire nella scuola, negli ospedali, nella sicurezza delle persone, nella tutela del territorio… D’altro canto gli F 35 vigilano sulla nostra incolumità: è ben noto che i Visigoti, gli Unni, i marziani e naturalmente anche centomila legioni di Satanassi potrebbero da un momento all’altro invaderci ed è solo questo il motivo che ha spinto il Parlamento (e ancor più il Pd) ad approvare questa spesa. Humor nero naturalmente, altrimenti non ci resta che piangere… o riprendere a lottare contro le guerre e chi le crea. (db)

Redazione
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  • “L’uomo è una bestia” sentenziava (http://altogradimento.altervista.org) negli anni ’70 il prof. Spadone. Se la credevate solo una gag, graffiante e ossessiva, dell’indimenticabile Giorgio Bracardi, dobbiamo ricrederci: oggi l’ineffabile Ferrara commenta (http://www.ilfoglio.it/soloqui/16202) la strage di Newtown affermando che crede “che le stragi dei bambini nella società ricca e pacificata siano diretta conseguenza della sordità morale con cui abbiamo ratificato l’aborto di massa” e aggiunge che ritiene “anche utile l’idea di armare i maestri o volontari scuola per scuola”. Dire che incarni la banalità del male sarebbe forse fare un complimento al pluridecennale contorsionismo partitico di questo ateo devoto. E sarebbe anche rischioso perché potrebbe suggerirgli un’ulteriore proposta: armare anche i bidelli e dotare i bimbi dell’asilo di joy-stick adatti a pilotare micro-droni, esterni ed interni alla scuola. Ne potrebbe risultare un delirante remake di “Dune” (http://it.wikipedia.org/wiki/Dune_(film) ) meticciato con la classica sparatoria western (http://it.wikipedia.org/wiki/I_magnifici_sette). Come dire: “coscienze a posto e ci penseranno i superstiti” (Francesco Guccini, “Opera buffa”,1973). Ma poiché si è capito da tanto tempo che è solo una ben prezzolata “voce del padrone” di turno, ci si può accontentare di rimandare ogni giudizio sui suoi “aborti culturali” ad una vecchia vignetta (http://libermente.ilcannocchiale.it/?TAG=stefano%20disegni) di Stefano Disegni.

  • NATALE ARMATO PER UN 2013 ANCORA PIU’ ARMATO
    Posto qui questa lettera (del 21 dicembre) di Alex Zanotelli se per caso vi fosse sfuggita… la gravità di ciò che il Parlamento – Pd incluso – sta facendo (db)

    Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate. Tutto inutile! Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega. La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo. Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore. Unico partito contrario:IDV. Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi. Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte. La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!
    La Legge autorizza le Forze Armate a riorganizzarsi in proprio in dodici mesi con una delega, per ora in bianco. Inoltre questa Legge prevede un taglio di 43 mila addetti sia militari come civili nei prossimi dieci anni.
    La cosa però che sorprende è che i soldi risparmiati rimangono al Ministero della Difesa per l‘ammodernamento ‘ dell’esercito. Mentre per la Spending Rewiew di Monti, i soldi risparmiati avrebbero dovuto rientrare nel Bilancio dello Stato. Ed invece saranno usati per comperare i nuovi sistemi d’arma.
    In poche parole il Ministro della Difesa avrà un miliardo di euro in più all’anno da spendere in nuove armi! Inoltre la nuova legge prevede che gli enti locali dovranno rimborsare il Ministero della Difesa per gli interventi di soccorso e prima emergenza come terremoti e alluvioni.
    Tutto questo avviene mentre la crisi economica lascia senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori e non ci sono soldi per il welfare, per la sanità, per la scuola , per il terzo settore.
    Assistiamo attoniti al tradimento del governo Monti e dei partiti.
    E mentre è passata in tutta fretta la Riforma della Difesa(se ne parlava da vent’anni!), non si è fatto nulla per la Riforma della Cooperazione, che è l’altra faccia della medaglia! E questo nonostante che ci sia un ministro cattolico,A. Riccardi, alla Cooperazione Internazionale.(E’ da vent’anni che girano in Parlamento proposte di riforma della Cooperazione internazionale che è ormai ridotta ai minimi termini!). Nel 2000 l’Italia aveva promesso all’ONU che avrebbe versato lo 0,7% del suo PIL per sconfiggere la povertà. L’Italia , all’ultimo posto nella graduatoria, ha disonorato in questi dodici anni gli impegni presi arrivando allo 0,2% del PIL mentre spende il 2% del PIL in armi.
    Siamo giunti così alla follia di spendere, lo scorso anno ,26 miliardi di euro (dati SIPRI) a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro per gli F-35. Si tratta di 41 miliardi di euro: una vera e propria manovra! Nessun taglio alle armi, anzi la Difesa avrà un miliardo in più da spendere nell’acquisto di sofisticati strumenti di morte. Mentre il governo Monti ha tagliato fondi alla scuola, alla sanità, al terzo settore.
    Mi amareggia il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Altro che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ che è il cuore del messaggio natalizio.
    Il nostro paese sceglie ancora una volta la via della morte invece della vita.
    E’ un Natale amaro, un Natale ‘armato’.

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