«Il trono delle spade» visto (cioè letto) da Sanremo

A volte ritorna… anche Johnny Sheetmetal [*]

DIARIO DI LETTURA DE “IL TRONO DI SPADE”

28+10 febbraio

Mentre Sanremo sonnecchia sotto un nebbione da pianura padana, mi accingo a iniziare questo tomo. Scrivo iniziare perché non so quante pagine reggerò. Non amo le saghe Fantasy. Se ci provo è solo per rispetto ai tanti amici che me l’hanno consigliato, anche se non capiscono nulla. Il Fantasy è il genere più rigido che esista. Il Fantasy è mainstream. Il Fantasy non è Fantastico. Il primo che viene qui a dirmi che il Fantasy è Fantastico, lo annego nel Mar Ligure. Il Fantasy è più mainstream del mainstream più scaduto. Basta, che altrimenti mi viene una sincope.

14,5 marzo

Però c’è una cosa da dire: nel suo genere, nel mainstream, questo Martin ci sa fare. Forse suo alleato è il brutto tempo ligure di queste noiose mezze giornate sanremesi. Il Festival è passato da un pezzo, i turisti hanno da tempo levato gli ormeggi, noi autoctoni ci guardiamo in faccia chiedendoci perché. Ecco, perché sto continuando a leggere il tomo “martiniano”? Perché m’acchiappa, maledizione (uso il verbo preferito dalla fidanzata di un mio amico). M’ha arpionato. E i Lannister, e gli Stark, e Grande Inverno, e i Meta Lupi, e Daenerys… Intrecci di potere estremizzati, nient’altro. Caratteristiche morali, sfumature di carattere, portate agli eccessi. Conflitti e contrasti esasperati. Tenere fra la vita e la morte un bambino, invece di ammazzarlo subito. Mettere un bastardo in mezzo alla covata, e dargli il nome della Neve. Estati eterne, inverni eterni e le mezze stagioni che non esistono più. Accorgimenti, stratagemmi. Sa scrivere, questo mr. George. Sarà stato mica parente di quello dei Beatles? E quella R. R. fra nome e cognome, un vezzo Tolkieniano? No, è americano e R. R. sta per Raymond Richard. Ha pure ascendenze italiane, il bel tipo: ecco dove ha preso la passione per gli intrighi di corte. Se fosse nato qui si sarebbe chiamato Giorgio Martino. E ci chiederemmo: ma sarà parente del vecchio telecronista Rai, che imperversava sul palco in vecchie tappe del Giro d’Italia quando c’erano Moser e Saronni, sciorinando lunghi e verbosi monologhi dando così modo a De Zan di respirare? O è solo omonimia? E quella R. R., è solo perché qualcuno non lo confonda con lui?

17 marzo e due quarti

Sono a un terzo del tomone. Sta diventando una droga, e questo mi fa paura. Maledetto brutto tempo, che mi costringi a casa con il naso catarroso e un senso di febbre imprecisata. Non sono neanche riuscito a uscire per festeggiare degnamente il fresco vincitore della classicissima di primavera, il gran campione Nibali. Invece sono qui, con il libro lì davanti che mi guarda. Ogni volta che mi accingo a leggerlo, carico un contaminuti, come quando faccio cuocere la pizza surgelata nel forno. E quando il quarto d’ora è scaduto, non importa dove sono, anche al mezzo d’una frase, chiudo il libro e faccio altro. Per questo vado lento: per difesa. Altrimenti rischio di precipitarci dentro corpo e anima. Rischierei di prendere una sciabolata dal malvagio Jaime, o di essere morso da Spettro, il metalupo di Jon Snow… o magari di finire nel letto della regina Lannister, destino meno infausto degli altri forse. Confermo che è mainstream, del genere più astuto e meno onesto, e per questo più avvincente. E non cominciate a chiedermi conto degli Estranei; della Barriera e di ciò che c’è più a Nord; del mistero di queste stagioni imprecisate. Non vi siete accorti che in quel mondo sono la normalità? E’ il loro mondo, questo. Meta-lupi e spettri inclusi. E allora, che fantastico è? E poi, qual è il centro del libro? L’inconoscibile? L’arcano? L’aldilà che nessuno può visitare? No. Sono le lotte di potere. Le ambizioni umane. Il bene e il male che si separano e s’intrecciano. E’ mainstream al cubo. Forse più avanti mr. George mi smentirà. Un angolo della mia mente sta considerando l’acquisto degli altri volumi della saga. Ho urgente bisogno di una vacanza.

19,2 marzo

Il brutto tempo peggiora. Non so come ho fatto, ma ho resistito. Ho letto solo poche pagine. Spesso mi avvicino al tomo, la mano si allunga per prenderlo. Con l’ultimo residuo di volontà mi ritraggo. Per distrarmi leggo «Gli Indifferenti» di Moravia, sperando che il titolo mi contagi. Ho detto che quel racconto è mainstream, come tutti i Fantasy. Qualcuno obietterà: ma come? Ci sono spettri, strane creature, draghi, forse anche la magia. (Non l’ho ancora incontrata, nel mio impervio cammino tra quelle pagine, ma ho saputo da altri.) Lasciatemi precisare meglio. Se fate questa obiezione, non capite che cos’è il fantastico. Il vero fantastico è l’uomo di fronte al mistero, all’ignoto, all’inconoscibile. A ciò che lo supera. E’ le sue reazioni, la sua mente, le sue emozioni, i suoi sentimenti, il suo comportamento, di fronte a uno scarto dal reale. Non tratta di letti, di incesti, di sangue e di stagioni. Il fantastico è il confine del realismo rispetto all’aldilà. Esplora quelle zone.

(continua…)

«IL TRONO DI SPADE»

di George R. R. Martin

Mondadori

[*] Come qualcuna/o saprà da precedenti post, «Johnny Sheetmetal» è lo pseudonimo scelto da un collaboratore della “bottega” Marte-diana. Nel 2016 ogni mese era qui, nel 2017 meno. E quest’anno (in Occidente i più lo contano come 2018) Johnny che farà? Quel «continua» fa ben sperare. Se potessi contattare Johnny – il mio tramite è volatile – vorrei chiedergli se questa piovosa Sanremo esiste davvero oppure è un luogo della mente. Da piccolo ricordo di aver visto in televisione un festival “sanremese” ma credevo fosse falso come (quasi) tutto quel che passava/passa negli schermi tv. Quanto a Martin ricordo l’ira – o era incazzatura? boh – di Riccardo Mancini perchè George RR aveva smesso di scrivere fantascienza; magari ve ne racconto un’altra volta che oggi il Marte-dì è affollatissimo. [db]

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