Il vaccino contro la povertà

di Gianluca Cicinelli

I ricchi devono pagare più tasse, l’ha detto la televisione. Cioè, non proprio. L’ha detto uno in tv, ospite di un programma. Non era un redivivo Bertinotti o Rizzo o uno di Pap (Potere al popolo). L’ha detto, lo ripete da tempo ormai, un riccastro di quelli che hanno fatto fortuna uccidendo altre imprese, monopolizzando il mercato, creando diseguaglianza. Quel diavolo di un Bill Gates sa davvero attirare l’attenzione. Magari ti aspetti che lo dica uno Zingaretti ma nessuno di quella che una volta chiamavamo sinistra avrebbe mai il coraggio di dire una cosa del genere, forse nemmeno l’ardire di pensarla e se sì andrebbe a confessare al prete di “aver peccato”. Ma al di là di tutto la domanda – sfrondata di tutti gli aspetti etici, tipo cosa è bene e cosa è male –  resta senza risposta: perchè ai ricchi conviene che chi ha più soldi paghi più tasse?

Facciamo un salto indietro. Fra le tante pratiche scorrette imputate a Microsoft ce ne sono un paio che mettono in risalto meglio di altre il paradosso delle parole di Bill Gates. Intanto il gioiello principale, il singolo dollaro che arrivava alla compagnia di Gates per ogni pc venduto nel mondo oltre ai diritti per il sistema Windows già preinstallato e difficilissimo da rimuovere per utenti meno esperti. Poi, conseguenza di questo, in Europa scoppiò a metà anni 90 lo scandalo del Dos proprietario di Bill.

Pochi sanno che Mario Monti, allora commissario europeo alla Concorrenza, deve parte della sua fama di intransigente guardiano del capitalismo alla multa che mise un freno all’arroganza di Microsoft. Il Dos, sistema operativo, aveva molte declinazioni, quella di Gates era Ms-Dos. Poi c’era Vobis, una società fallita negli anni 90 a causa delle pratiche scorrette di Microsoft, che proponeva un diverso Dos. Tu compravi il pc e, già ostile a Bill Gates versione avvoltoio, disinstallavi Ms-Dos e provavi a sostituirlo con quello di Vobis. Sulla maggior parte dei pc usciva una stringa che ti avvisava che l’installazione non era andata a buon fine ed eri costretto a rinunciare finchè non montavi l’altro. L’antitrust europeo scoprì che usciva solo la stringa ma non era vero, era solo un deterrente. Ovvero: le case produttrici avevano stipulato un accordo illegale con Microsoft per scoraggiare gli utenti a utilizzare sistemi diversi da Ms-Dos. La Microsoft fu multata pesantemente ma Vobis comunque fallì. Li puoi definire sciacalli, avvoltoi, come vuoi, ma questa è l’essenza del capitalismo monopolista.

Chiarito il quadro riproponiamo la domanda: come mai l’esponente delle pratiche commerciali più scorrette del secolo scorso oggi vuole pagare più tasse? La risposta non piacerà ai puri e duri della lotta al capitalismo ma sta nei fatti: esistono ormai due tipi di imprenditori al mondo. Troviamo quelli anti-statalisti, che sono rimasti al sistema in cui bastava annientare i concorrenti per espandersi… mentre governi e Stati non dovevano rompere le scatole. Adesso però ci sono anche quelli che vedono nelle riforme – necessarie per salvare il pianeta, portate avanti da Stati e governi – un’occasione illimitata di guadagno futuro. Non siamo tutti uguali tra noi sfruttati e non sono tutti uguali fra loro i padroni.

S’intravede all’orizzonte una piccola possibilità. La redistribuzione del reddito, divenuta necessità con l’aggravarsi della pandemia da Covid, oltre che a pagare l’affitto consente di comprare più merci. I padroni più “illuminati” capiscono questo principio… non è che siano diventati improvvisamente più buoni. Quali merci possono comprare i poveri con qualche soldino in più oltre al cibo? La merce ambiente, per esempio, e qui si apre un discorso complesso che ci riguarda tutti. Perchè di riforme per un ambiente sostenibile non ne parlano più soltanto Greta Thunberg o le associazioni che da anni combattono per uno sviluppo che rispetti il pianeta. L’ambiente è la merce su cui investire da subito per trarre grossi profitti in seguito, ma siccome riguarda tutti i settori della vita (trasporti, edilizia, sanità etc) è una merce che per affermarsi deve vedere investimenti degli Stati e dei governi nelle infrastrutture necessarie alla realizzazione di prodotti e servizi ecocompatibili. Per fare questi investimenti – che saranno quantitativamente i più importanti dalla rivoluzione industriale a oggi –  gli Stati hanno una sola via per fare cassa: esigere una tassazione proporzionale da cui attingere.

Questo è il motivo per cui la richiesta di pagare maggiori tasse da parte del più scorretto monopolista del ventesimo secolo non deve stupire. Gli economisti potranno spiegarlo con grafici e power point (a proposito di monopoli Microsoft) ma la sostanza rimane. E la strada che s’intravede, tolta ormai la facciata di mediazione della politica, è che in questa fase agli sfruttati conviene un’alleanza momentanea con questo nuovo tipo di capitalismo dal volto momentaneamente umano. La necessità attuale per combattere la povertà è di scavalcare i prestanome della politica trattando direttamente con quella parte del padronato disposto a investire nel futuro non per bontà ma in vista di maggiori profitti nel medio e lungo periodo. Qualcuno lo chiamerà tradimento, senza accorgersi che è già stato consumato da almeno quattro decenni; altri con più mezzi culturali possono analizzare questa proposta in chiave di materialismo storico.

ciuoti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.