Il vomito di Cristo – di Mark Adin

Cristo è sul Golgota, lento nell’agonia, dall’alto della croce prova nausea mista a vertigine, e non trattiene il vomito.

Le pie donne e gli angeli hanno istruzioni precise: raccoglierne il sangue, il corpo, le vesti, e non certo il vomito. Nel Libro il vomito non c’è.

E’ solo il sangue, il sacro fluido destinato ai posteri. Il vomito è impuro, non c’è spazio nelle profezie per il vomito, non si parla d’altro che di sangue. Il corpo e il sangue, forse lo spirito, ma il vomito è imprevisto.

Nessuno capisce bene: che sta succedendo? Cristo – dall’alto della croce – vomita a causa dell’altezza della croce stessa ovvero soffre di vertigini, o la croce non c’entra affatto?

La sua implicita, metaforica statura di Giusto si direbbe comunque tale da sovrastare tutto, il tema dell’altezza non può certo risolversi sul culmine del legno, dal quale la prospettiva del paesaggio può variare appena, da cui lo sguardo non può andare oltre. Non può correre lontano, lo sguardo, perché è inchiodato anch’esso.

Nessuno può saperlo, nessuno lo saprà mai, ma qualcuno o qualcosa sono impegnati a decifrare il senso, a ricomporre il quadro, là dietro le quinte, perché tutto si può negare, anche ciò che è scritto si può confondere e forse confutare, ma il vomito di Cristo no, sconvolgerebbe gli atti della storia. Il vomito è un problema.

Allora bisogna intervenire, presto, e dunque un angelo di servizio, non uno di quelli dal capello biondo e i boccoli, neppure di quelli trasparenti, eterei, bensì un angelo dal capo grosso, dai capelli neri e dalle mani larghe, di quelli senza tromba del Giudizio, sprovvisto di spada fiammeggiante, uno di quelli che non appaiono nei presepi sopra la capannina a cantar l’Osanna con vocina sterile; se mai un angelo degradato, avvezzo e comandato al lavoro sporco, vestito di tela grossa, viene mandato lì per fare pulizia. Si butta ai piedi del sacro legno, scansa le donne piangenti e cerca di raccogliere come può quel fluido inaspettato prima che tocchi terra. Lo si vorrebbe nascondere agli occhi del mondo, con una punta di vergogna. Apre le mani, pur grandi, a coppa, e si rende conto che non possono bastare a contenerlo.

E pensare che ce ne sono un paio, di quelle esilissime figure con ali fatte di luce e inconsistenti trame, impegnate a sorreggere – librate in aria – un calice posto a raccogliere, proprio sotto il costato dell’uomo crocefisso, il sangue che stilla da una ferita fonda. Non una goccia di sangue del Cristo va perduta. Non una goccia del sangue rosso che esce da quella bocca artificiale creata da una lama e aperta sul costato. Che il Cristo si dissangui e svuoti.

Proprio nessuno, umano e non, ha mai pensato all’eventualità del vomito, e allora bisogna far presto, e si sforza l’angelo dal volto quadro, dal torace peloso e dalle gambe tozze, di partorire un’idea risolutiva. Nell’imbarazzo collettivo chiede un intervento alla Centrale, un miracolo che gli venga subito concesso, e per procura lo trasforma in vento. Il vomito è mutato in vento che spazzerà la terra.

L’angelo dai piedi sporchi è contento di contentezza angelica piena di senso pratico, missione compiuta, ma ancora si interroga: sarà stata davvero una vertigine per essere stato collocato in alto, la nausea e il capogiro, a provocargli il vomito, a quel povero Cristo, o piuttosto il disgusto di vedere sprecato il sacrificio, la parola di libertà dispersa, il discredito della giustizia?cristo-uomo

Vomiterei anch’io – oh benedetta nausea e vomito divino! – chi non sarebbe colto da una forte nausea? Vomiteremmo tutti se potessimo vedere, da innalzati sul legno conficcato nella poca terra fra le rocce glabre, oppure arrampicati in alto su una pianta di ciliegie, tutta la disfatta delle creature umane che reclamano ancor oggi, a gola spiegata, dai tribunali dell’umano mondo:

“Liberate Barabba, perché è Barabba che vogliamo!”

E vomiteremmo sì, vomiteremmo eccome.

 

Mark Adin

Redazione
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5 commenti

  • Barabba è tornato! E si è pure ripresentato alle elezioni. Il mondo non impara dai propri errori.

  • barabba trionfa, purtroppo sì
    mi dicono che ieri si leggeva su twitter: “Muore Rita Levi Montalcini, e preoccupa l’improvviso ribasso del quoziente intellettivo mondiale. Moody’s domattina declasserà l’umanità”.
    Se l’umanità è declassata certo salgono le quotazioni di Storace. Leggere al riguardo (qui sotto in “Linguaggiomacchina”) il post ritrovato da Andrea e intitolato: “Non ho bisogno delle stampelle. Una lettera del 2007 di Rita Levi Montalcini”

    grazie ovviamente a Mark per averci spiazzato (db)

  • fausto spegni

    Si est Deus, unde est malum? Si interrogavano alcuni illustri santi. E Dio,
    dopo Auschwitz, non è morto? ancora domande. Sì, vomitare. E’ il vero effetto del tradimento, della vittoria della stupidità.
    Ma l’angelo che raccoglie il vomito non deve essere necessariamente brutto e diverso dai biondi boccoluti. Anche i biondi e boccoluti possono essere sensibili. Anche i biondi e boccoluti ( io non lo sono mai stato) possono essere vittime. Come certo alcuni ragazzini vittime del nazista norvegese, o dell’italo americano nella scuola, o fra i neonati ebrei nei campi di sterminio (uno, sopravvissuto alle martellate in testa testimoniò in uno dei processi contro gli aguzzini nazisti). Ed erano simbolicamente anche biondi i bimbi uccisi a colpi di pala dagli khmer rossi o gasati dagli italiani in Etiopia.
    Scendono dal camion che raccoglie la spazzatura, con una divisa verde
    spiegazzata e aiutano a far pulizia. Sono giovani e meno giovani, maschi e
    femmine. I loro capelli sono raccolti a coda di cavallo, corti , a caschetto, castani, rossi, neri, biondi. Con diploma, a volte con laurea, perché bisogna
    adattarsi ed è in fondo giusto, nell’ingiustizia, che sia così.
    Quell’angelo della storia cambiava aspetto in continuazione, facendo il suo lavoro. A dirci che la Persona è in grado di sconfiggere anche il vomito, ma dopo avere riconosciuto la natura di quel liquido e delle ragioni che lo hanno provocato.
    Chissà, allora, che la folla non gridi finalmente, alla richiesta oscena, “Gesù!”, meravigliata e offesa dalla richiesta. E che Gesù torni fra gli amici,
    per proseguire quella cena di Cana, dove stava pacificamente trasformando
    l’acqua in vino.
    Fausto

  • mai letto un Mark così ispirato e ruvido e tosto e “fuori tempo”. Merci

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