Joker

   Nella puntata 137 di «Ci manca(va) un Venerdì» il (quasi) noto “astrofilosofo” Fabrizio Melodia si aggira fra commedia e tragedia schivando le parti noiose

«Cos’è la tragedia se non una commedia non capita?»: così, con indicibile arguzia, il fantomatico e coloratissimo Joker – che fa della commedia una tragedia mal intesa – commenta la nemesi di Batman.

Friedrich Nietzsche avrebbe di che apprezzarlo: «Come una volta ai tempi di Tiberio i naviganti greci udirono in vicinanza di un’isola solitaria lo sconvolgente grido: “Il grande Pan è morto”, così per il mondo ellenico risuonò ora come un doloroso lamento: “la tragedia è morta!”». Come sarebbe a dire “è morta”? E adesso il Joker come fa, senza il suo mortale nemico? Chi altri potrebbe rincorrerlo fra una risata e l’altra, mosso dal tragico movente del condividere paura e destino con i suoi più mortali nemici?

Invece il comico Marty Feldman, noto per aver interpretato Igor nel fim «Frankenstein Junior», forse commenterebbe così:: «La commedia, come la sodomia, è un atto contro natura». Eccheccavolo, nemmeno Joker arriverebbe a tanto e cosa direbbe la sua pasticcina, la bella e folle Harley Quinn, non a caso sua ex psichiatra?

Probabilmente Nietzsche interverrebbe in favore della protesta vibrata di Harley: «Talvolta mietiamo amore e gloria per azioni e opere di cui da lungo tempo ci siamo spogliati come di una pelle: allora veniamo facilmente sedotti a fare i commedianti del nostro passato e a gettarci ancora una volta sulle spalle la vecchia pelle – e non solo per vanità, ma anche per benevolenza verso i nostri ammiratori».

Come sarebbe a dire? Joker dovrebbe rivestire nuovamente i propri panni, ricordando agli ammiratori ogni momento in cui è arrivato vicino a far fuori Batman, a torturare Batgirl, a uccidere Robin e a far impazzire il commissario Gordon?

Sarebbe cosi vanaglorioso e assai poco comico il nostro clown prediletto? Eppure ancora non sappiamo se si può ridere tragicamente e se la commedia può avere un risultato abominevole.

La soluzione – secondo il regista Mario Monicelli – non è roba per bambini: «Il riso è segno di maturità mentre il dramma è segno di infantilismo».

Ok, questo fa uscire decisamente di testa il buon Joker, lui, eterno bambino, ora è una persona seria? Bisogna fare un bello scherzetto elettrificante a Monicelli…. Dite che è morto? “Ma che scherzo è questo?”.

A risolvere l’enigma interviene nientemeno che Alfred Hitchcock, il quale – da scafato narratore, sentenzia: «Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate». O forse al posto di dramma lui aveva detto «cinema» ma insomma…

Lo sapevo: urla di gioia il “buon” Joker. Lasciando lui in conclusione, mi sa che ci facciamo due risate: «Questa situazione mi ricorda una barzelletta… Ci sono questi due tizi in un manicomio … e una notte decidono che sono stanchi di vivere in manicomio. Cercheranno di fuggire! Così salgono sul tetto e, dall’altra parte, vedono i palazzi della città distendersi alla luce della Luna… verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico non osa compiere il balzo perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un’idea… e dice “Ehi! Ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce!”. Ma il secondo scuote la testa. E dice… “Cosa credi!? Che sia pazzo? Quando sarò a metà strada la spegnerai…”».

Da morire dalle risate. Tutti all’Arkham Asylum per una tazza di tè (o di te?)  con la tragica commedia della vita.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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