L’ Aquila vince

6 aprile 2011, due anni dopo – di Giuliano Bugani

Aperta città. Per te. Che nessuno sa. Questa poesia rap. Per te. Scoperta. Ti porto via. Che c’è. Un terremoto. Scoperto. Assassino, coperto. Prefettura evacuata. Non mia città. Decimata. Nessuno lo sa. Fenditura, rottura. Copertura. Rapporto logistica. Mi porta a credere. Non fede mistica. Ripeto. Mi dicono. Ritorni in casa. Terra evasa. Terra che manca. Le bare al mattino. Tre giorni prima. Aperta città. Ritorno bambino. Vecchio, chissà. Ma le bare su spiagge. Si faccia coraggio. Aperta città. Terremoto. Vedo già. Buio ritorna. Cavallina storna. Assassino coperto. Conosco mandanti. Assassino ritorna. Protezione briganti. Un affare scoperto. Muro divelto. Corpo schiacciato. Arenato. Mia città. Ancora combatto. Corpo amputato. Da Stato. Assassino. Protetto. Protezione. Una donna, morta. Nel letto. Dentro lo Stato. Cadaveri in Studentato. Poi giovani e vecchi. Un bambino e una donna. Avezzano, Camarda, Onna. Altri assassinati, stringo le mani. Un pugno, governo di nani. Sulmona, Cappadocia, Barisciano. Protezione baciamano. Presidente la prego. I morti mi cadono. Soldi rinvengono. Qualcuno ci ride. Appalti che mantengono. Cerco mia madre. Vomito macerie. Trovo lo Stato. Paganica, Ofena, Pietranico. Cerco miei figli. Assalto di panico. Non sento respiro. Roccamorice, Catignano, Cugnoli, San Gregorio. Divise in giro. Militari ovunque. Poggio Picenze, Ocre, Molina Aterno. Buio intorno. Tragico giorno. Il risveglio che non dormo. Cavallina storna. Assassino ritorna. Chiudo le mani. Piango sui nomi. Dichiaro vendetta. Percorro la strada. Muri sui corpi. Sepolti. Faccio staffetta. Resta poco. Grido in fretta. Devo vendicare. Resta poco. Da seppellire. Da dire. Non lasciarmi ricordi. Porta via l’ imbrunire. Lasciami solo. Sono nel volo. Un Aquila in cielo. Racconto che è vero. Non avevo le ali. E adesso rinasco. Nel nido di un sogno. Apro il mio pugno. Sono ali di un cielo. Bambino sincero. Ho perduto il respiro. Nella notte di aprile. Ritorno a fiorire. Stella marina sul monte spaccato. Una mano assassina. Ci uccise che ero bambino. Riconosco il volto. Storna cavallina. Il cielo ha colore. Ed io sono tornato. Il cielo di colore si tinge. E’ l’ Aquila. Che vince.

Giuliano Bugani è operaio, giornalista, poeta

 

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