La contromanovra economica già esiste ed è praticabile

Gianluca Cicinelli per Diogene

Varata la manovra per eliminare fisicamente i poveri in Italia, il governo Meloni si gode la mancanza di un’opposizione politica. Quella sociale c’è, ci sarebbe, è nel mondo delle associazioni laiche e cattoliche e del sindacalismo di base. E’ quella politica che è fallita, divisa sugli obiettivi da contrapporre al governo.

Da una parte c’è Conte con il suo M5S 4.0, l’upgrade a sinistra del partito fondato da Grillo e che ha governato con tutti a destra e sinistra, anche chiudendo i porti ai i migranti, prima di scoprirsi barricadero. Difende il Reddito di Cittadinanza naturalmente, che, al di là della diffidenza di chi scrive verso l’ambiguità politica di chi l’ha varato, è di fatto l’unico provvedimento incisivo degli ultimi decenni in materia sociale.

Dall’altra c’è il Pd, che il RdC ha sempre maldigerito, votò contro in Parlamento alla prima presentazione della legge, per cui non lo pone al centro della protesta, parla di generica “iniquità sociale”. Letta ha indetto una manifestazione per il 17 dicembre. “Non possiamo permettere il massacro sociale”, dicono oggi gli inventori del Jobs Act attualmente in vigore, i killer dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Piazze separate dunque. Ma da entrambe le piazze non viene nessuna contromanovra, che significa una visione di società contrapposta alla macelleria sociale del governo Meloni, una legge di bilancio in favore anche degli ultimi, che soltanto a parole stanno a cuore a tutti.

Come scrive Giulio Marcon su Sbilanciamoci sulla prima finanziaria firmata Meloni: “Il grosso della manovra – a debito – sono i soldi messi contro il caro energia. Briciole (poco più di 3 miliardi) sono date a sanità, scuola (ma 70 milioni vengono ripristinati per le scuole private) e trasporto pubblico locale. Sulle pensioni, quota 103 è ben poca cosa”.

La contromanovra economica proposta da Sbilanciamoci, per esempio, fornisce la misura dell’incapacità di Pd e M5S di una proposta concreta. Nella proposta dell’associazione troviamo giustizia fiscale, impulso alla transizione ecologica, investimenti nel welfare, nella sanità e nell’istruzione, investimenti pubblici per una politica industriale che manca da troppo tempo nel nostro paese. Senza scostamenti di bilancio, senza fare debito.

Leggetela per favore. Perchè leggendola capirete che di persone a sinistra in grado di stilare e gestire un bilancio pubblico che concili le difficoltà economiche del Paese con l’esigenza di salvaguardare anche l’ultimo cittadino ce ne sono.

Una piazza di opposizione e sinistra sociale dovrebbe riunirsi intorno a questa controfinanziaria per non limitarsi ad agitare vuoti slogan, che servono soltanto a occupare posizioni nel mercato della politica. Ma non conviene nè a M5S nè al Pd.

E non si tratta soltanto del problema di dare contenuti a una manifestazione contro il governo Meloni. E’ la base per Il lavoro da fare nei prossimi anni, per ricostruire il tessuto sociale di un’Italia equa e solidale. Che esiste e non si arrende nonostante in questo momento sia priva di rappresentanza parlamentare.

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