La democrazia dei creduloni

Un’intervista – e un libro – di Gérald Bronner: le difficoltà a muoversi fra vero, falso e verosimile
di Giorgio Chelidonio  

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Mi sono reso conto di aver perso, all’ultima edizione di «Bergamo Scienza», una relazione decisamente intrigante, quella di Gérald Bronner [LINK 1]. Eppure il suo nome mi sarebbe suonato, fino a ieri, poco motivante, anche precisando che è un sociologo dell’università Paris-Diderot. A togliermi da questa ignoranza ha provveduto una recensione [LINK 2]pubblicata nelle news de «Le Scienze»: il titolo del libro (scritto nel 2013, ma credo non ancora tradotto in italiano) mi squilla fra i neuroni: “La démocratie des crédules” [LINK 3]. Con queste premesse e in attesa di poterlo leggere, provo a sintetizzarne un paio di recensioni: quali rischi comporta una «democrazia dei creduloni»? Immersi, come siamo, nel flusso caotico dei social media, dobbiamo continuamente scegliere fra ciò che è vero e quello che è solo verosimile, impressione quest’ultima rinforzata dal «nostro istintivo desiderio di credere». Proprio questa osservazione focalizza alcune chiavi di lettura che da anni si ripropongono nelle mie riflessioni: il «Nati per credere» [LINK 4] libro che nel sottotitolo precisava «Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin». In sintesi estrema questo libro argomentava come la cognitività umana stessa sia propensa a farci interpretare “ciò che sembra” per “vero”. Konrad Lorenz nel suo libro/testamento [LINK 5] affermava che l’umana comprensione della realtà oscilla in continuazione fra “il vero”, quello che si può vedere, toccare e sperimentarne gli esiti in termini di causa-effetto, e “l’esatto” cioè la dimensione interpretabile con la razionalità. Però quest’ultima dipende dal grado di conoscenze, anche complesse come quelle scientifiche, quindi l’interpretazione “esatta” del mondo dipende dalla formazione culturale individuale e/o di gruppo, dalla sua apertura o chiusura (ideologica, teologica, etc.). Un esempio per tutti: ogni giorno vediamo il sole alzarsi sull’orizzonte e muoversi da est ad ovest, perciò non ci viene istintivo dedurre che in realtà è il nostro pianeta ruotando su sé stesso a darci questa impressione. Su tali basi il cosiddetto “pensiero pre-scientifico” ha plasmato superstizioni e religioni, immaginando l’esistenza di entità invisibili che animerebbero i fenomeni naturali: Eolo per il vento, Giove per i fulmini, Efesto (dio/fabbro del fuoco dei Greci) per i vulcani [LINK 6]etc.. Ugualmente esemplare è che, dall’altra parte del nostro pianeta, la tradizione giapponese, plasmata da terremoti e tsunami (da pochi giorni un nuovo sisma del 7,3 nell’area di Fukushima) credesse che Namazu [LINK 7], un enorme pescegatto immerso nel fango sotterraneo, agitandosi producesse scuotimenti sismici. Questo mito interpretativo può sembrare assurdo ma se si considera che i terremoti in Giappone sono spesso accompagnati da tsunami risulta più facile intuire l’associazione fra lo scuotimento avvertito e quello visto sotto forma di onde anomale, fra loro proporzionali e quindi anche con le dimensioni del Namazu stesso, immaginato come responsabile del sisma.
Tornando al tema trattato da Bronner, “il nati per credere” ha ricadute sulla comprensione della complessità in cui la globalizzazione ci ha immersi: a questa difficoltà razionale – perché implica conoscenza di elementi spesso distanti e intangibili per la gente comune (uno per tutti la finanza che governa l’economia e la politica) – supplisce il bisogno di aggrapparsi a “certezze” (“il verosimile”), individuando macrocause, cioè responsabilità, comprensibili solo apparentemente. Ecco quindi che la difficoltà può essere imputata a un “nemico” di turno, abilmente evocato dai politicanti: il loro compito, invece, sarebbe quello di governare economia e finanza, amministrando entrambe in modo da favorire il bene comune anziché le lobby, i poteri forti e il loro “pensiero unico”. Quest’ultimo è una vera e propria ideologia mutuata dal darwinismo sociale [LINK 8] cioè la teoria che giustifica come “naturale” la «selezione del più forte», quella che dalla fine del XIX secolo ha giustificato i colonialismi; per estensione, è la stessa che, negli ultimi decenni, ha “ri-colonizzato” la mentalità diffondendosi, tramite la teledipendenza, come consumismo globalizzato.
Insomma, come hanno evidenziato le ultime elezioni negli Usa., la “democrazia dei creduloni” è quella che induce a votare per demagoghi parassitari la cui unica abilità è inventare “nemici sociali” (gli immigranti, i diversi per pelle o per idee sociali o religiose) per additarli come responsabili delle crisi che le stesse lobby finanziarie producono e alimentano.

E per meglio comprendere la dinamica e i rischi della “democrazia dei creduloni” non resta che visualizzare l’intervista (con sottotitoli in italiano) fatta a Bronner in occasione di «Bergamo Scienza 2016» [LINK 2].

LINKS:
(1)
http://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/16_settembre_04/gerald-bronner-democrazia-minacciata-creduloni-online-0501f854-7379-11e6-8697-4ca4df3f7e63.shtml?refresh_ce-cp
(2)
http://www.lescienze.it/news/2016/11/12/video/bronner_societa_sociologia_disinformazione-3305327/1/
(3)
https://www.puf.com/content/La_d%C3%A9mocratie_des_cr%C3%A9dules
(4)
http://www.codiceedizioni.it/libri/nati-per-credere/
(5)
http://www.angolopsicologia.com/2016/04/declino-dell-uomo-konrad-lorenz.html + http://www.anobii.com/books/Il_declino_dell’uomo/010ac4f9f5509b3b69
(6)
http://www.treccani.it/enciclopedia/vulcano_res-7f5e1de5-8bb8-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/
(7)
http://www.tradurreilgiappone.com/2015/06/12/namazu/
(8)
http://www.treccani.it/enciclopedia/darwinismo-sociale/ + http://www.treccani.it/enciclopedia/darwinismo-sociale_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

Link per l’immagine di corredo all’articolo:

https://www.ibs.it/homo-credens-perche-cervello-ci-libro-michael-shermer/e/9788898602070?gclid=CjwKEAiA9s_BBRCL3ZKWsfblgS8SJACbST7DZ8TDMbsrS6IZzMIkS7Ue1GNiTUw81RgIIHHDn7mS3xoC8HXw_wcB&gclsrc=aw.ds > Shermer M., 2015: «Homo credens. Perché il cervello ci fa coltivare e diffondere idee improbabili», Nessun Dogma edizioni/Uaar

 

Giorgio Chelidonio

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