La memoria, i media e noi nati dopo gli anni ’70

54esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Su Radio 105 – ore 22 e 30 del 12 aprile – parlano della Banda Cavallero, con un criminologo. Già da subito lo schifo della banalizzazione: «Il terrore, oggi viviamo il terrore del virus, negli anni ’60, a Milano c’era la Banda Cavallero che si metteva ai semafori, sparava a caso e ammazzava la gente». Non dicono proprio queste parole i conduttori ma quasi. L’aspetto più vomitevole è la storpiatura di tutto: nessun accenno al contesto storico e politico, niente. Ovviamente dopo un po’ li chiamano «efferati assassini» e, dulcis in fundo, sbagliano anche città. Parlando di Pietro Cavallero, da cui prende il nome la banda, dicono che dopo gli studi e alcuni tentativi di lavoro falliti stava nei bar milanesi, mentre era nato e abitava a Torino!

Poi si accenna a Sante Notarnicola, che io ho avuto l’onore di incontrare poco tempo fa vicino Bologna. Ha più di settant’anni, mi disse due parole che ancora ricordo: «Oggi il problema più grosso è che la gente non parla di politica e di cose reali. Una volta le persone parlavano della realtà non di chi fa politica o dei politici ma di quello che succedeva».

L’anno scorso ho visto un documentario su uno spazio sociale di Perugia – Norman e il presidente – chiuso nel 2012. A un certo punto il fondatore diceva all’intervistatore che nel 1990, dopo l’inizio della guerra contro l’Iraq, i ragazzi cominciarono a parlare spesso di quello che stava succedendo; i gestori del locale invitarono sempre di più gruppi musicali militanti che nelle loro canzoni parlavano della guerra e del militarismo. Una cosa inimmaginabile oggi.

«L’evasione impossibile» è il racconto – scritto da Notarnicola quasi in presa diretta – della nascita e del percorso di quel gruppo che attraversò i fugaci onori della cronaca alla fine degli anni ’60 come banda Cavallero. Rapinatori di banche che avevano mantenuto per anni la propria salvaguardia evitando qualsiasi rapporto con la malavita, rendendo inutile ogni sforzo degli investigatori dell’epoca. Un’anomalia che ne fece allora una leggenda e si spiega con l’origine niente affatto malavitosa dei suoi componenti, radicati nel mondo dei comunisti torinesi, delle boite e delle officine della ricostruzione industriale del dopoguerra [così spiega Notarnicola nell’introduzione alla ristampa – del 1997 – nelle edizioni Odradek]

Basterebbe l’introduzione di «L’evasione impossibile» per far piazza pulita di quel veleno che la trasmissione radiofonica mi aveva buttato addosso. Quando si dice che i nati negli anni ’70 sono figli dell’Età della catastrofe (parole di Eric Hobsbauwm nel libro «Il secolo breve») credo ci si possa riferire benissimo al “disastro” che risponde al nome di cancellazione della memoria storica attuata dai media. Una canzone degli Onda Rossa Posse, «Categorie a rischio» ripete: Non credere nei media, non credere nei media, non credere nei media….

Paradossalmente grazie a quella brutta trasmissione ho voglia di recuperare memoria: all’inizio ho pensato di scrivere una mail alla Radio ma forse è meglio usare la loro “superficialità e sufficienza” per trasformarla in un piccolo approfondimento, ed è quello che sto facendo…

Basta trovare la chiave e aprire l’animo e nell’uomo, in tutti gli uomini, trovi meraviglie (Sante Notarnicola in «L’evasione impossibile»).

Spulciando su wikipedia scopro che i Radio Onda Rossa Posse hanno scritto la canzone «Omaggio a Sante».

Poco dopo su youtube da un brano dei Radio Onda Rossa si passa a una giovane cantautrice. Dalle stelle alle stalle. Guardando cantautori e cantautrici di oggi con gli occhi dei Radio Onda Rossa Posse (non loro in sè, intendo il periodo storico, quello stile) tutto sembra evanescente, superficiale. Anche se qualche testo ha spunti interessanti o poetici quando senti parlare i cosiddetti “indi” (o rapper tipo Fabri Fibra e Fedez, che anni fa si presentavano come ribelloidi) capisci che non hanno nessuna libertà di pensiero: asserviti a un codice di condotta, fantocci. Mediocrità vomitevole e non vogliono esporsi, se no perdono credito nel marchettificio di cui fanno parte.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

 

Redazione
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3 commenti

  • angelo maddalena

    Mascherine (eccessive?) e reali pericoli nell’aria da considerare

    Un mio amico pugliese (Esaltato? Esagerato?) dice che lui la mascherina non la metterà mai o se proprio la metterà sarà per difendersi dagli scarichi dell’ILVA di Taranto, io ci penso e dico: effettivamente il pm 10 presente nell’aria, provoca 60 mila morti precoci ogni anno in Italia, allora sì, la mascherina la metterei per questo motivo, e poi penso che un mio amico siciliano mi ha detto che a Siracusa, ad Augusta e a Gela ci sono poli petrolchimici che provocano da decenni malformazioni alle arti dei bambini, bambini che nascono malformati, e ovviamente morti precoci, come la gestiamo la cosa? E in Umbria, la verde Umbria, l’aria è pulita o ci sono polveri sottili presenti nell’aria? E perché? Per le troppe automobili? O anche per altri motivi? Indaghiamo? O ci accontentiamo di non respirare bene con le mascherine? Sappiamo che correre o camminare speditamente con una mascherina impedisce il ricambio di ossigeno e può provocare l’alcalosi? Cioè che non arriva ossigeno al cervello e puoi anche svenire? Sapete che da più di un mese nelle vetrine di negozi e farmacie c’è un foglio scritto dal Ministero della Salute e dall’ISS che dice, testuali parole: “usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o se assisti persone malate”, e poi c’è scritto anche che non occorre assumere farmaci antivirali e antibiotici senza il permesso del medico. Poi succederà quello che scriveva Ivan Illich negli anni ’70: la Nemesi medica: più medicine assumi più ti ammali, più usi la mascherina senza pensare alle conseguenze e più fai fatica a respirare, e sappiamo bene quanto siano importanti i polmoni e quanto si rischia se non li proteggiamo, sia prima della pandemia che adesso che…sappiamo cosa succede a non proteggere i polmoni: ma mia madre (che ha perso la vita in questa pandemia), diceva che “tutto agisce nella psiche”, quindi attenzione a non perdere di vista la psiche (spirito, anima, intelligenza, cervello…) che poi o mascherina o senza mascherina, se perdi la bussola, siamo fregati senza possibilità di ritorno e di uscita, allora mi raccomando: togliamoci queste “mascherine” dagli occhi e dalla psiche, usiamole con parsimonia, senza pensare che sia la soluzione, e torniamo all’ILVA (che c’è anche a Genova e in altre città italiane, non solo a Taranto), facciamoci una mappa dei luoghi infestati dai fumi tossici e vediamo di chiedere bonifiche (a proposito, c’è anche l’amianto), e via così: palla luna e pedalare!

    Non avrei voluto parlare di mia madre, ma ne parlano anche giornali e televisione, e se lei non è più tra noi è anche perché una persona umana con responsabilità medica, ha deciso che non era il caso di farle il tampone, e poi è finita come è finita, ci sono indagini e fascicoli, questo per dire: non è che se metti la mascherina e un medico prende una decisione nefasta, ti puoi illudere che accanendoti su chi non porta la mascherina per strada camminando da solo, risolvi chissà che cosa, anzi, forse c’è un collegamento tra il nascondimento e lo stornare l’attenzione tra chi ha responsabilità dall’alto (governo, medici, industrie che non fermano il loro ciclo contro le regole del governo…) e l’accanimento contro le quisquilie, non che mettere la mascherina sia una quisquilia, ma il problema è l’atteggiamento: da dove viene questa disposizione e dove ci porta? Son queste le domande che dobbiamo porci (per qualunque ordine e disposizione che viene dall’alto), a diverso livello, non solo nell’immediato e nel microquotidiano, perchè altrimenti, se non valutiamo tutti i livelli del discorso, non solo può diventare una quisquilia, ma ti può anche danneggiare…il cervello e i polmoni, e torniamo all’inizio!

    • Andrea ET Bernagozzi

      Nel torrente, come lo chiama dibbì, ho trovato un masso su cui si è infranta la corrente: l’autore scrive che è morta sua madre. Mi fermo, ci rifletto, gli mando un pensiero e un abbraccio. Spero che poche parole che arrivano da un perfetto sconosciuto possano essere d’aiuto, in chissà quale modo.

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