La ragazza cinese e il suo coniglio arrivano sulla Luna…

il 14 dicembre 2013: Andrea Bernagozzi racconta come andò veramente

È il 20 luglio 1969. Sì, proprio quel 20 luglio. Mentre stanno orbitando in orbita attorno alla Luna, impegnati nei preparativi per il distacco del modulo lunare Eagle dal modulo di comando Columbia, quindi prima dello storico allunaggio, i tre astronauti della missione Apollo 11 – Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins – ricevono una curiosa richiesta dal centro di controllo a Houston, in Texas, negli Stati Uniti. Il CAPCOM, cioè il responsabile delle comunicazioni fra la Terra e i tre esploratori spaziali, in quel momento è Ron Evans. Anche lui è astronauta e non è un caso: quando ti trovi a quasi 400.000 km da casa, è importante che dall’altra parte del ricevitore ci sia qualcuno che parli la tua stessa lingua, che condivida non solo le conoscenze tecniche ma anche motivazioni, fatiche, timori, immaginario. In altre parole, che abbia il medesimo spirito – compreso il senso dell’umorismo.

Ron Evans infatti chiede a Armstrong e Aldrin, quando saranno scesi sulla Luna, di vedere se lassù trovano una ragazza cinese con un coniglio: «Tra i titoloni in prima pagina stamattina che parlano della missione Apollo, uno vi chiede di cercare una graziosa ragazza con un grande coniglio. Un’antica leggenda racconta che una bella ragazza chiamata Chang-O vive lassù da 4.000 anni. Sembra che sia stata esiliata sulla Luna perché ha rubato la pastiglia dell’immortalità al marito. Cercate anche il suo compagno, un grande coniglio cinese, che sembra facile da notare dato che sta sempre in piedi sulle sue zampe posteriori all’ombra di un albero di cannella. Il nome del coniglio non viene citato».

È Michael Collins che risponde per i colleghi: «Ok, daremo un’occhiata in giro per la ragazza del coniglio».

(https://history.nasa.gov/afj/ap11fj/16day5-landing-prep.htmlil dialogo è da 095:17:28 a 095:18:15, la traduzione è dello scrivente)

Quando, qualche ora dopo, Armstrong e Aldrin scenderanno sulla Luna e poi cammineranno sulla superficie del nostro satellite, non faranno alcun cenno a una ragazza cinese con un gigantesco coniglio. Probabilmente avranno avuto altro a cui pensare…

Cosa c’entra il 20 luglio con oggi che siamo a dicembre? C’entra, perché la leggenda diventa cronaca il 14 dicembre 2013, quando la ragazza cinese e il suo coniglio sulla Luna arrivano per davvero, sotto forma di una missione spaziale dell’agenzia spaziale cinese. Si chiama infatti Chang’e-3, come la divinità lunare (non più Chang-O, secondo la traslitterazione nell’alfabeto latino oggi maggiormente accettata) la missione che porta sulle superficie del nostro satellite una sonda automatica. Fino a quel momento, solo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti avevano toccato il suolo lunare: l’URSS con sonde stanziali e con rover semoventi, gli USA anche con esseri umani.

La Cina rompe quindi il duopolio spaziale dei due storici rivali e non si limita ad arrivare sulla Luna, ci scorazza anche sopra. Poche ore dopo l’allunaggio della sonda cinese, sempre il 14 dicembre, dal lander infatti scende anche un piccolo rover a sei ruote, 140 kg di peso per un metro e mezzo di lunghezza e un metro di altezza. Un po’ di ambientamento, un controllo di tutti i sistemi, e poi parte per l’esplorazione dell’ambiente lunare. Il suo nome, Yutu, è stato scelto con un concorso popolare (e non poteva essere altrimenti, trattandosi della Cina). Indovinate un po’ che cosa significa? Esatto, coniglio, in omaggio all’antica leggenda. E non uno qualsiasi, ma un coniglio di giada! Altro stile rispetto agli astronauti americani come quelli di Apollo 10, che avevano battezzato le proprie navicelle Snoopy e Charlie Brown, beccandosi anche le reprimende della NASA: gli equipaggi successivi sarebbero stati invitati a scegliere nomi più rispettosi e meno goliardici.

Il programma prevedeva che Yutu dovesse percorrere qualche km sulla Luna ma si limitò a qualche centinaio di metri. Poco più di un mese dopo dal suo sbarco, il rover non fu in grado di muoversi. L’ambiente lunare si è rivelato più difficile e aspro del previsto, dichiararono con franchezza i responsabili della missione.

Yutu rimase comunque funzionante anche se bloccato, trasmettendo dati sulla Terra per quasi tre anni, rispetto ai tre mesi nominali di operatività garantita. Traeva energia dai pannelli fotovoltaici quando era illuminato dal Sole e da una piccola pila nucleare durante la notte lunare, che dura due settimane (il tempo che il nostro satellite impiega a compiere mezza rivoluzione intorno alla Terra). Un’altra pila nucleare alimenta il lander Chang’e-3 e il sistema è così efficace che la sonda risulta tuttora attiva, inviando alla base informazioni da sei anni. Potenzialmente potrebbe durare almeno vent’anni, se riesce a resistere alla rigidità del clima lunare (senza atmosfera, quando la sonda è illuminata dal Sole si trova esposta a temperature di quasi 200 °C, quando è all’ombra scende a oltre 100 °C sotto zero, con un’escursione termica), alle radiazioni energetiche che arrivano dal Sole e dal cosmo, ai continui impatti di micrometeoriti.

Chang’e-3, come indica il nome, è la terza missione del programma lunare cinese di esplorazione automatica della Luna.

Chang’e-1 e Chang’e-2 hanno raggiunto l’orbita lunare nel 2007 e nel 2010, mentre quella di Chang’e-4 è storia recente, avendo raggiunto la Luna all’inizio del 2019, anch’essa con il rover inevitabilmente chiamato Yutu 2. E non una zona qualsiasi della Luna, ma l’altra faccia, quella invisibile dalla Terra: un record assoluto, neppure gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica prima, la Russia poi, tantomeno altre agenzia spaziali, avevano mai osato tanto. Uno dei più grandi problemi è l’impossibilità di comunicazione con il centro di controllo, perché le onde radio non possono attraversare la Luna. L’agenzia spaziale cinese ha quindi previsto anche l’ingresso in orbita lunare di un satellite artificiale che facesse da ripetitore tra lander e rover con la Terra. Il nome è tradizionale e fantasioso, com’è ormai uso: Queqiao, ovvero “il ponte di gazze”, ispirato a una leggenda dove due amanti separati da un fiume riescono a ricongiungersi grazie a un ponte composto dei succitati volatili. Ma quella di Chang’e-4 è un’altra storia, come saranno diverse le avventure di Chang’e-5 (lancio previsto nel 2020) e Chang’e-6 (lancio previsto nel 2023), dove una sonda robotica raccoglierà campioni di rocce lunari e le manderà sulla Terra.

L’obiettivo cinese a medio termine è la costruzione di una base lunare abitata e non è escluso, in prospettiva, lo sfruttamento del nostro satellite come giacimento minerario per recuperare preziose materie prime che cominciano a scarseggiare sulla Terra. Non a caso una delle più importanti scoperte scientifiche compiute dalla missione Chang’e-3 riguarda proprio l’individuazione di un particolare minerale, ricco di ossidi di ferro e titanio, nella pianura basaltica dove è scesa la sonda (https://www.nature.com/articles/ncomms9880).

Quel minerale l’ha trovato Yutu, il coniglio di giada. Come il suo predecessore della leggenda, anche il rover ora sta sempre fermo, sulle sue ruote, fedelmente accanto alla sonda, sua divina compagna. All’appello manca solo l’albero di cannella… Chissà per quale motivo le missioni lunari, uno dei più grandi successi della tecnologia contemporanea, subiscono così tanto il fascino di miti antichi: Apollo, Chang’e, prossimamente Artemis, che nel 2024 dovrebbe portare nuovamente sulla Luna gli astronauti della NASA. Stavolta al comando ci sarà una donna e per questo motivo anche il programma statunitense porta il nome di una divinità femminile, ovviamente dell’Olimpo occidentale: Artemide, sorella di Apollo.

La corsa allo spazio riprende e ora i partecipanti non sono più due, ma tre o più. Oltra a USA e Cina, ci sono Europa e Russia, India, Israele. Queste ultime due nazioni hanno appena tentato di mandare anche loro sonde sulla Luna, ma in entrambe le occasioni i lander si sono sfracellati sulla superficie del nostro satellite. Hanno già annunciato che riproveranno.

Le imprese spaziali si portano dietro le questioni geopolitiche del proprio tempo. Gli appelli alla cooperazione dell’agenzia spaziale europea sembrano dettati più dalla consapevolezza che da sola l’Europa non ha le risorse per realizzare una sua base lunare, che dalla convinzione che lo spazio è frontiera da esplorare insieme, senza proiettare le nostre beghe e i nostri confini anche lassù.

Lasciatemi ingenuamente concludere: a me piacerebbe che l’amore per la conoscenza e l’aspirazione a una sempre maggiore comprensione dell’universo in cui viviamo, al quale apparteniamo, possa essere una motivazione sufficiente per giustificare simili sforzi tecnologici e economici. Non è così e per la Luna le varie potenze già sgomitano.

Ma la Luna, già raggiunta cinquant’anni fa, non sarà più meta, bensì tappa. Da là si potrà partire poi alla volta di Marte in una futuribile missione, ancora tutta da inventare entro qualche decennio, forse un secolo. L’obiettivo è così ambizioso che difficilmente una singola nazione potrà compiere in autonomia il viaggio verso il pianeta rosso. Forse quella sarà l’occasione per lavorare davvero tutti insieme? La risposta, per ora, la sanno solo la dea cinese di immortale bellezza e il suo fidato coniglio di giada, dal loro privilegiato belvedere lunare con vista sul cosmo.

Andrea Bernagozzi, Nus (Valle d’Aosta), 11 dicembre 2019

LE IMMAGINI sono riprese da www.universetoday.com e da upload.wikimedia.org/wikipedia/commons

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

18 commenti

  • È una leggenda anche lo sbarco sulla luna, ma ci piace credere che l’uomo sia stato capace di tanto, ci eleva lo spirito, controbilancia le brutture e le miserie della civiltà attuale.

    L’uomo non è mai andato nello spazio, né in orbita attorno alla terra, tantomeno sulla luna. Ci sono due ordini di difficoltà tecniche che lo impediscono: il primo riguarda il progetto, la costruzione e l’assemblaggio di tutti i dispositivi per permettere la vita nello spazio in condizioni così estreme; il secondo riguarda il rientro in atmosfera a velocità ultrasoniche: non ci sono strutture, forme e materiali che lo consentono. Quindi si possono solo mandare sonde senza equipaggio nello spazio.

    Mi spiace che intellettuali e uomini di cultura non cerchino di indagare i risvolti tecnici di queste pretese, e si limitino a fare letteratura o filosofia, come è successo a Umberto Eco, il debunker di regime, in ermellino.

    Mario

    • Daniele Barbieri

      Due cosette.
      PER MARIO: stai scherzando? se fai sul serio forse dovresti tu studiare un pochino: siamo – noi razza umana, nel bene e nel male – andati sulla Luna, verifiche e prove quante ne vuoi.
      PER ANDREA: in rete c’è pochissimo (ma se ho guardato troppo in fretta qualcuna/o me lo faccia sapere) su questa bella storia. Perciò chiedo conferma di qualcosa che ho sentito, con la “coda dell’orecchio”, anni fa su Radiotre. Ovvero: quando Yutu si spense, il governo cinese non parlò di guasto ma in modo più poetico (e geniale anche se il nazionalismo ovviamente è sempre detestabile) attribuì al “coniglio” una dichiarazione tipo: «sto morendo ma sono felice perchè ho aiutato a far grande la Cina».

    • Andrea ET Bernagozzi

      Gentile Mario M,

      la ringrazio per l’interesse che mostra nei confronti di questo post. Se per lei Umberto Eco è un debunker di regime, non c’è nulla che io, sprovvisto dell’ermellino di ordinanza, possa aggiungere per dimostrare che sulla Luna e in orbita terrestre ci siamo andati, eccome, e ci siamo tuttora, vedi Luca Parmitano attuale comandante della Stazione Spaziale Internazionale. Mi limito a due considerazioni.

      Una è rivolta a chiunque passi da queste parti: colgo l’occasione per affermare che le imprese spaziali di astronauti, cosmonauti (astronauti di URSS prima e Russia poi) e taikonauti (astronauti della Repubblica Popolare Cinese) e in particolare il Programma Apollo non sono un’opinione, sono un fatto storico documentato. Dire che non ci sono mai state è come dire che non c’è l’Australia perché non la si è mai vista con i propri occhi.

      Una è rivolta a lei: le imprese spaziali, nonostante le beghe terrestri che cito, hanno portato innegabili contributi anche alla vita di tutti i giorni, dalle scoperte scientifiche ai movimenti ambientalisti ispirati dalle immagini della Terra fotografata dagli astronauti, dalle tecnologie innovative perfino ai codici in campo alimentare. Infatti la regolamentazione HACCP che garantisce che il panino al bar non ci avveleni, se rispettata, deriva direttamente dalle procedure per evitare intossicazioni alimentari nello spazio: immaginate di rigettare in assenza di peso… (https://safefoodalliance.com/haccp/the-history-of-haccp/). Incredibilmente, sembra che l’auspicio scritto sulla targa lasciata da Apollo 11 sulla Luna, cioè che gli astronauti siano andati lassù “for all mankind”, cioè per tutta l’umanità, sia davvero valido. Tutta l’umanità, ribadisco, compreso chi sostiene che nello spazio non ci siamo mai andati e, per divulgare la propria convinzione, usa tecnologie sviluppate proprio per mandare gli astronauti nello spazio, come l’elettronica miniaturizzata, le interfacce schermo-tastiera e così via.

      Grazie ancora e Buone Feste dalla Terra alla Luna!

    • Ciao Mario, tu che forse hai indagato, ci puoi suggerire delle fonti attendibili, dato che sembri sostenere, se non ho capito male, che le fonti convenzionali, NASA, ESA e così via, sono tutte inattendibili? Certo, avendoci preso tutt* in giro per più di cinquant’anni o quest’organizzazione si compone di persone bravissime o noi siamo tutt* molto stupid*. Sei libero di mantenere la tua opinione, ovviamente, ma ti auguro di essere scelto, ad esempio al posto del siciliano Luca Parmitano o della lombarda Samantha Cristoforetti, per una delle prossime missioni, magari un’attività extra veicolare nello spazio.
      Credo che sia stato Camus a dire “mi ribello, dunque sono” però magari mi sbaglio. Comunque, aiuta imparare col tempo a saper scegliere le proprie ribellioni, e i compagni e le compagne nella ribellione. Ribellarsi contro il campo gravitazionale terrestre ad esempio non mi sembra un buon punto di partenza. Però, vedi, le lauree in fisica o in ingegneria, la matematica, e così via, probabilmente sono tutte mozzarelle di bufala. Anche se non ti conosco Mario ti voglio bene e spero tu possa riconsiderare il tuo legittimo punto di vista.
      Ago

      • Andrea ET Bernagozzi

        Il commento di Ago mi ha portato alla mente il murale “No alle forze gravitazionali” pubblicato sull’ultima pagina della brochure ufficiale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. L’immagine fu fortemente voluta dall’allora responsabile della comunicazione dell’INFN Romeo Bassoli:

        https://home.infn.it/images/materiale_istituzionale/brochure/brochure_scuole.pdf

        Fu grazie a Romeo Bassoli che conobbi Riccardo Mancini. Ricordo quel paio di giornate che passai con loro, insieme ad altre colleghe e colleghi, come un incredibile privilegio.

        Scusate la divagazione e il domino tra un pensiero e l’altro, ora torno dalla Luna alla Terra.

  • Andrea ET Bernagozzi

    Caro dibbì,

    confesso che *non* mi risulta la dichiarazione del coniglio di giada in punto di morte, pardon di spegnimento. Non la ritrovo citata, per esempio, nelle note di AstronautiNEWS sulla missione:

    https://www.astronautinews.it/tag/yutu/

    AstronautiNEWS è un riferimento nazionale per seguire le imprese spaziali, con o senza equipaggio a bordo.

    Ciò non vuol dire che non sia mai stata fatta. A orecchio mi suona un possibile tweet rilasciato all’epoca da qualcuno coinvolto nella missione Chang’e-3, dando la parola in prima persona alla sonda com’è usanza già per varie agenzie spaziali. Se ho novità, informerò!

  • Cari tutti,

    La mia convinzione sulla falsità delle missioni spaziali con persone a bordo (Gagarin incluso) si è rafforzata nel tempo. Per vivere nello spazio vuoto c’è la necessità di far funzionare una serie di dispositivi ed equipaggiamenti in condizioni estreme: per via degli sbalzi termici intensi e rapidi, dello spazio ridottissimo, di un funzionamento immediato e senza difetti, dell’assenza di tecnici in grado di ripararli. Ad esempio, pensate all’espletamento delle funzioni fisiologiche, come in questo video ci illustra la Sa(ma)ntha nazionale, https://youtu.be/C-65mBQ7s_Q (i commenti al fondo del video dell’attricetta sono impietosi). Ma è mai stato provato a terra un sistema per riciclare l’orina? che deve funzionare ininterrottamente e perfettamente per anni e anni, racchiuso in uno spazio angusto. Notate inoltre che in questa toilet, che dovrebbe essere utilizzata da parecchie persone ogni giorno, non c’è lo sciacquone, il bidet, non ci si può lavare normalmente, non si può aprire la finestra per arieggiare; presumo che dopo un giorno di uso si trasformerebbe in un ambiente putrido e fetido. E invece la nostra Samantha parla e sorride con nonchalance, come uscita da un camerino di prova.

    • Prendo nota della forza delle tue argomentazioni e delle tue convinzioni. Cioè tu in base a questo neghi la possibilità delle missioni spaziali con esseri umani a bordo, incluse ad esempio quelle per la riparazione e la manutenzione del telescopio spaziale Hubble https://it.wikipedia.org/wiki/Telescopio_spaziale_Hubble#Missioni_di_servizio_e_nuovi_strumenti

      Scusami, ma tu in base a cosa valuti se una fonte è attendibile oppure no?

      Comunque, dato che il tuo punto di vista è legittimo, spero che la natura e i fatti abbiano la possibilità di smentirlo. Pur fuggendo, prima o poi la natura e i suoi fatti ti (ci) raggiungeranno.

      • Ago,
        io verifico l’attendibilità di una fonte in base a una coerenza interna, ma soprattutto in base a miei ragionamenti, deduzioni. Vi avevo esposto la mia convinzione sull’impossibilità della costruzione, installazione e funzionamento di un’adeguata toilet o sistema igienico nella stazione. La stessa impossibilità si presenta per il sistema di condizionamento: tenete presente che i sistemi che abbiamo nelle nostre case debbono operare su delta termini di pochi gradi, in genere fino a 10 gradi, raramente a 20, ma nello spazio abbiamo escursioni termiche molto superiori di circa 200 gradi fra la minima e la massima, a causa della mancanza dell’atmosfera, tra l’altro le escursioni sono anche rapide, perché il bidone-ISS compie circa 15 orbite in 24 ore; inoltre questo impianto deve essere alloggiato in uno spazio ridottissimo, e deve funzionare alla perfezione per anni – una minima inefficienza o guasto metterebbe a rischio la vita dei supposti astronauti. Stesso discorso per l’impiantistica elettrica, idraulica, per l’ossigeno da respirare, per l’alimentazione; tra l’altro: come si fanno le pulizie lì dentro? perché nei collegamenti tutti sembrano come usciti da una SPA. C’è un aspetto che passa inosservato: i collegamenti fra i moduli/segmenti dell’ISS – e ce ne sono più di una dozzina – presentano fattori di rischio estremo, perché basta una minima imperfezione nel montaggio, o successivamente nella tenuta delle guarnizioni, per decomprimere e privare immediatamente la stazione di ossigeno.

        Ci sarebbe da parlare del rientro, ma mi fermo qui.

        • Anch’io mi fermo, dopo aver aggiunto, e senza scomodare Kuhn, Lakatos, Foucault e così via, che proprio per evitare conflitti di “coerenze”, “ragionamenti” e “deduzioni” personali l’umanità ha (aveva) sviluppato il metodo (così detto) scientifico (con tutti i suoi limiti). Poi tu puoi legittimamente scegliere di fuggire dalla realtà, puoi scegliere di “ribellarti al campo gravitazionale” o puoi scegliere lo scetticismo assoluto, però insisto che la realtà prima o poi ti raggiungerà, e ci raggiungerà, perché sa essere molto veloce. O si impara a moderare il proprio scetticismo oppure le proprie possibilità di sopravvivenza (individuali o di gruppo) saranno ancora inferiori a quelle già BASSE che la nostra specie ha in questo momento storico.

        • [possibilità/probabilità]

  • Andrea ET Bernagozzi

    Se comprendo bene, le esplorazioni spaziali sono una falsità perché Mario M, sulla base soprattutto dei suoi ragionamenti e delle sue deduzioni, non riesce a immaginare, tra le altre cose, come le astronaute e gli astronauti possano andare alla toilette (scusate la francofonia, scrivo dalla Valle d’Aosta) e perché non c’è il bidet.

    Quindi, siccome io non so immaginare come produrre il pc che stiamo usando per scrivere queste note, partendo dalle materie prime, allora lo sviluppo dell’elettronica è una bufala? Scienza e tecnologia nascono proprio dalla sfida che l’intelletto umano accetta quando, di fronte a una domanda nuova, cerca di individuare prima gli strumenti per ottenere una risposta e poi la risposta stessa. In bagno nello spazio ci si va eccome, con modalità diverse da quelle del nostro gabinetto, per esempio, aspirando gli scarti e non lavandoli via. E a bordo dei veicoli spaziali c’è anche il riciclo dell’aria, non tanto per gli odori molesti, ma per la ben più pericolosa anidride carbonica che noi stessi produciamo, respirando.

    Ecco una sfida delle tante sfide dello spazio: affrontare un ambiente differente, completamente, da quello in cui siamo nati (niente aria da respirare, niente acqua da bere, assenza di peso…) e capire come riuscire a viverci nonostante tutto. La sfida che i nostri antenati di centinaia di migliaia di anni fa hanno accettato quando sono usciti dall’Africa e hanno cominciato a diffondersi per tutto il pianeta. Chi glielo ha fatto fare? Riuscite a immaginare luoghi più differenti della torrida savana e dei ghiacci polari? Eppure ci sono popoli che vivono a tutte le latitudini.

    Cito i poli non a caso. Mario M scrive “Ma è mai stato provato a terra un sistema per riciclare l’orina? che deve funzionare ininterrottamente e perfettamente per anni e anni, racchiuso in uno spazio angusto”. Certo che è stato provato e funziona perfettamente, da anni, in uno spazio angusto. Per esempio, alla base italo-francese Concordia, in Antartide. Sembra un paradosso, ma il continente bianco è uno dei posti più aridi e secchi della Terra, perché fa così freddo che l’acqua liquida, nell’entroterra ghiacciato, non la trovi proprio. I ricercatori, i tecnici, il personale della base bevono l’urina, propria e di colleghe e colleghi, così come gli scarichi delle docce e così via. Non si butta via niente perché non ce lo si può permettere. Ci sono sistemi di filtraggio così efficienti che l’acqua della base Concordia è più pura di quella del rubinetto di casa nostra. Un mio collega è appena partito per andare laggiù, conosco tanti altri ricercatori che ci sono stati. Un sistema analogo funziona nello spazio e non è un caso: Antartide e spazio sono due ambienti estremi.

    Per documentarsi su queste cose, consiglio di andare in libreria dove ci sono fior di libri scritti dai ricercatori italiani sulle loro missioni in Antartide. Un campo, tra l’altro, dove il nostro Paese offre un contributo molto importante alla ricerca mondiale.

    Ricordate quando, in un commento precedente, ho scritto che l’esplorazione spaziale è a beneficio dell’umanità? Be’, indovinate un po’: gli stessi sistemi, grazie all’abbattimento dei costi, vengono usati per filtrare le acque in villaggi isolati di zone desertiche del pianeta. Cito: “Grazie a un progetto dell’università di Kenitra sostenuto dall’UNESCO, a Sidi Taïbi è stato realizzato un intero impianto di depurazione alimentato a energia eolica e solare, che rifornisce di acqua da bere una scuola di 1200 studenti. Se tutto funziona, le industrie e l’Università sono pronte a estendere il progetto all’intera cittadina” (http://avamposto42.esa.int/blog/in-marocco-lacqua-della-iss/). Certo, non si va nello spazio per dare da bere alla scuola in Marocco, né bisogna aspettare le missioni spaziali per farlo, ma si può dare da bere alla scuola in Marocco in modo più sicuro e efficiente *anche* grazie alle missioni in Antartide e nello spazio.

    Concludo con una considerazione su un commento di Ago, che probabilmente non piacerà. Prendo certamente nota delle argomentazioni di Mario M, ma NON della loro forza, se con questo termine si intende che sono suffragate da evidenze, indicazioni, i cari e vecchi fatti insomma. NON lo sono. Sono convinzioni soggettive, esposte in modo da mostrare una conoscenza parziale e incompleta del tema, pretendendo però che le conclusioni cui si giunge da siffatte fallate premesse abbiano il rigore del teorema di Pitagora. Non me ne voglia, Mario M: mi spiace, ma non è così e va detto, anche se siamo a Natale e siamo tutti più buoni. Il rischio è mettere OGNI COSA sullo stesso piano e sappiamo a quali terribili, tragiche conseguenze si può giungere una volta che si lascia uno spiraglio di questo genere. E’ certamente legittimo che ognuno abbia le proprie convinzioni personali, ma essere aperti non implica che si possa sostenere che siccome c’è una convinzione in ballo, allora i fatti non contino. Semplicemente NON E’ GIUSTO.

    Questa è uno dei più grandi insegnamenti della scienza, quando funziona al suo meglio. Invito a leggere le opere di Harry Collins, forse il maggiore sociologo della scienza vivente, attualmente alla Cardiff University, nel Regno Unito.

    Concludo la filippica con una divagazione generale, al di là del caso particolare dei commenti a questo post. Viviamo in tempi in cui è così difficile afferrare concetti come differenza e diversità. Forse le perplessità nei confronti delle imprese spaziali sono un altro effetto di questo continuo collasso del proprio orizzonte, del restringimento del campo di vista, dell’implosione della capacità di visione. Non riesco a immaginare qualcosa di diverso, che rompe lo schema che mi sono fatto della realtà e del mondo, quindi quella cosa va negata, cancellata, eliminata. Esagero? Uhm, diamo un’occhiata alla storia e, purtroppo, alla cronaca.

    Guardate dove si può arrivare partendo da un coniglio di giada.

    Scusate se scrivo queste cose. Non voglio convertire nessuno, ma se non avessi composto queste note in calce a un post che ho scritto, l’internauta che passa di qui potrebbe pensare che avvallo o condivido alcune delle considerazioni sopra esposte. Ho cercato di essere quindi il più chiaro e diretto possibile, nei limiti della convivenza civile e della buona creanza.

    Grazie per i commenti e grazie a dibbì che ci fornisce l’utile spazio di riflessione.

    • Andrea, mi rimangio, ma soltanto in parte, la promessa. Soltanto per aggiungere che capisco bene la tua precisazione e il tuo punto di vista, che a lungo nella mia vita ho condiviso. Poi nel corso del tempo l’ho cambiato, forse influenzato dal conflitto, osservato e in qualche modo vissuto, tra le cosmologie scientifiche e le cosmogonie, altre, affascinanti, ma non scientifiche, di popoli quasi del tutto scomparsi, sterminati, uccisi, assassinati in nome della civilizzazione occidentale/cristiana (penso ad esempio agli aborigeni australiani, e in particolare agli aborigeni della meravigliosa Tasmania).

      Come dice Daniele, citando Sandro Pertini, e sono pienamente d’accordo, ci sono opinioni criminali. Il fascismo è un crimine, non un’opinione. Qui non si tratta di fascismo, ma di ignorare i fatti.

      Nel lungo termine è implicita la necessità di tenere conto dei FATTI CONCRETI nell’elaborare il proprio punto di vista e nella ricerca di soluzioni concrete individuali o collettive ai problemi della vita, concreti, piccoli o grandi. Per questo sono diventato diverso, forse più aperto, verso le opinioni selvaggiamente altre, purché non siano criminali.

      Vuoi ribellarti contro il campo gravitazionale? Liber* di farlo. Non sarò io a impedirtelo. Non voglio farlo. Non voglio assumermene la responsabilità. MA ignorare i FATTI CONCRETI di certo non incrementerà/moltiplicherà le tue possibilità/probabilità di sopravvivenza individuale/collettiva, nell’ambiente in cui vivi, su questo pianeta, in questo cosmo immenso. Ignorare i fatti non allunga la vita, la tua, la nostra.

      Grazie Andrea. Viva Kurt

  • Andrea,
    Circola una battuta fra gli informatici: le persone si possono dividere in 10 categorie, quelle che capiscono la logica binaria e quelle che non la capiscono. Comunque, con la cultura da scuola media superiore, con curiosità e volontà, si può, se si ha voglia, capire come funziona un computer: si parte appunto dalla logica binaria, con le porte OR, AND, NOT ecc, che possono essere realizzate con diodi e transistor; e con questi elementi in pochi mesi si può arrivare a disegnare un circuito addizionatore. Anche in settori distanti, in pochi anni, partendo sempre da una cultura da scuola dell’obbligo, una persona può arrivare a cantare il Requiem di Mozart in un coro di buon livello, e suonare decentemente al piano un pezzo di Philip Glass.

    Voglio dire che le imprese tecniche e culturali, se si vuole, possono essere verificabili, riproducibili. E’ ovvio che da solo io non posso progettare e costruire un cellulare, né di ultima né di prima generazione, posso però verificare il percorso che porta alla loro costruzione. In effetti io non sarei neanche in grado di costruire una semplice vite, ma posso informarmi e verificare il processo di estrazione del minerale ferroso, poi la produzione del ferro in altoforno, la sua lavorazione al tornio e alla filettatrice; quindi mi posso formare un’idea delle possibilità e del grado di difficoltà di proposte di imprese tecniche, anche le più ardite. Ad esempio c’è un progetto italiano e torinese per sfruttare i venti di alta quota tramite aquiloni di potenza, il KiteGen, che è in cantiere da circa 20 anni (a mio giudizio è il migliore progetto per la produzione di energia rinnovabile); nel 2008 c’è stata una dimostrazione con aquiloni sportivi/commerciali con un picco di produzione di energia elettrica di circa 50 kW per pochi minuti; il progetto ha ricevuto finanziamenti dalla Sabic, un’importante società araba, e di recente la Saipem ha stretto un accordo con KiteGen. In Europa ci sono diversi gruppi e società che stanno lavorando allo stesso concetto dell’eolico di alta quota, negli Stati Uniti Makani è
    finanziata da Google, ma ad oggi ancora non c’è stata una dimostrazione significativa della tecnologia; è comunque una proposta tecnologica valida, che ancora incontra difficoltà di realizzazione: i cavi che devono essere leggeri ma che allo stesso tempo resistere al tiro di decine di tonnellate, l’elettronica per il controllo del volo dell’aquilone, la sensoristica per monitorare lo stato dell’impianto ecc….

    I supposti viaggi spaziali con persone a bordo sembrano invece uscire come dal cilindro di un prestigiatore, qui manca la trasparenza degli altri progetti; sono pertanto convinto che l’attuale tecnologia non permetta i viaggi spaziali con uomini a bordo. Per quanto riguarda i servizi igienici, non è solo questione dell’assenza del bidet, ma della fattibilità di tutto un sistema di pulizia personale, di gestione dell’acqua, dell’aria, delle deiezioni liquide e solide. Io ho osservato il filmato ufficiale dell’agenzia, con l’ineffabile Samantha che ci intratteneva, e che vi ho trasmesso, e da qui ho mosso le mie osservazioni. Ma ci sono innumerevoli altri sistemi, indispensabili per consentire la vita a bordo, che presentano insormontabili difficoltà tecniche. (Dovete sapere che per progettare e costruire un nuovo modello di aereo, che non differisce molto dai precedenti, ci si impiega una decina di anni, con migliaia e migliaia di addetti in condizioni di lavoro ottimali, con tutte le comodità che offrono le normali condizioni di lavoro…)

    Tu mi dici che sistemi riciclaggio uguali o analoghi sono in funzione in Antartico e in Marocco, ma lì hai abbondanza di spazio, e anche acqua a disposizione (basta un fornellino per sciogliere il ghiaccio, e in Marocco c’è il mare), non ci sono rapide ed estreme escursioni termiche, e soprattutto non si è nel vuoto, dove invece tutto presenta difficoltà che non si riescono neanche a immaginare: come fai ad afferrare e girare un cacciavite? a dare colpi di martello? a spelare un filo? E invece, come per miracolo, tutti gli impianti elettrici, idraulici, di condizionamento, di controllo, di pilotaggio lassù si sono realizzati rapidamente e con successo: voi credeteci pure!

  • Domenico Stimolo

    Uffa, uffa, uffa!

    Quanti commenti……mi mangio le mani.
    Mentre Noi umani di Gaia Terra corriamo il grandissimo rischio di andare a “carte 48”, si ci esercita con la fantasia.
    Nobile arte dell’umano…..pero’ del tutto inconsistente sul tema trattato.
    Eppure viviamo nell’era della documentazione scientifica.
    Caro Daniele, responsabile del sito, diversamente dalla tradizionale serietà’ del sito, questa volta si ci diverte.

  • Andrea ET Bernagozzi

    Riassunto. Mario M afferma che tutte le missioni spaziali con esseri umani sono fasulle. Sta parlando di *tutte* le missioni, cioè quelle di USA, URSS poi Russia, Cina, vari Paesi europei e di altri continenti, più i cosiddetti turisti spaziali privati. Si tratta quindi di una menzogna portata avanti da sessant’anni e praticamente da tutto il mondo.

    Queste opinioni sono infondate, ignorano i fatti concreti evocati da Ago, negano eventi storicamente documentati. SOPRATTUTTO, non rispettano la memoria dei morti per l’esplorazione spaziale, il dolore dei loro familiari e conoscenti. Sono inevitabilmente falsi anche loro, come l’astronauta “attricetta” (notare la scelta del termine).

    Sottolineo i vari passaggi, espliciti e impliciti: la storia è un’invenzione a tavolino, sono tutti d’accordo, i morti lo sono per finta, voi credeteci pure. Sono ingredienti base del negazionismo a oltranza. L’internauta di passaggio comprenderà perché non sono disposto, nemmeno per scherzo, ad archiviare simili distorsioni della realtà come divertenti, folcloristiche e pittoresche: dalle battute alla tragedia il passo è brevissimo. Chiaro?

    Detto questo, raccolgo l’appello di Domenico Stimolo e chiudo qui con i miei commenti. Ringrazio dibbì per lo spazio (scusate il gioco di parole) che ha cortesemente messo a disposizione. Alle prossime scor-date, per me un ottimo strumento per contrastare anche la deriva patologica del negazionismo.

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