Le donne e il porno 2.0

Dalla fase industriale all’autogestione

di Ignazio Sanna

Premessa

Chi scrive è un uomo, un maschio eterosessuale. E dunque, all’interno dello spazio astratto di questo discorso, in quanto tale non mi nascondo dietro la terzietà implicita nel ruolo di chi scrive un articolo o realizza un’intervista. Considerato che dal punto di vista biologico gli esseri umani si dividono in due categorie, maschi e femmine, in una questione delicata come questa credo sia necessario sgombrare il campo da ambiguità e pregiudizi. Prendendo le distanze da luoghi comuni e atteggiamenti banali, machisti e volgari, dettati da sollecitazioni ormonali, di natura goliardica o peggio, dichiaro che come essere umano di sesso maschile sento il dovere morale di rispettare e, nei limiti delle mie possibilità, proteggere tutti gli esseri umani di sesso femminile, proprio in quanto esseri umani. E in questo mi riconosco nel punto di vista dell’associazione Maschile Plurale (https://www.maschileplurale.it/info/), che sottolinea, tra le altre cose, come sia irrinunciabile una presa di posizione degli uomini contro la violenza sulle donne. E non solo la violenza fisica, naturalmente, ma anche tutte quelle forme, piccole e grandi, di prevaricazione poste in essere da chi vorrebbe far fare a un altro essere umano ciò che non vorrebbe. Quindi, lo dico chiaramente, vanno rispettate, sempre e comunque, le scelte di chi non vuole essere la nostra partner sentimentale, anche se può essere molto doloroso (e qui non parlo per sentito dire). Senza dimenticare però che questo vale anche a ruoli invertiti, perché il rispetto non può essere a senso unico, ma dev’essere reciproco, sempre e comunque, proprio in nome della innegabile pari dignità di tutti gli esseri umani, qualunque ne siano la natura biologica e l’orientamento sessuale (interessante, e condivisibile, a questo proposito l’opinione di Iona Italia su quello che viene chiamato pussy power e come i rapporti di potere possano essere influenzati dall’abbigliamento o altri aspetti riconducibili al corpo, soprattutto nella parte in cui l’autrice sottolinea come i comportamenti di ciascuno/a siano ascrivibili alla responsabilità individuale di chi li pone in essere: https://areomagazine.com/2018/07/10/lipstick-pussy-power-and-toxic-femininity/ ). Ne consegue dunque la totale assenza di giudizio da parte mia sia nei confronti di chi fa del porno una professione o un passatempo piacevole, da dilettante, sia di chi ne fruisce.

Nella narrazione consolidata storicamente la pornografia è un’industria che da decenni si rivolge a un pubblico prettamente maschile sfruttando il corpo delle donne. In realtà questa descrizione negli ultimi anni si è fatta via via meno accurata ed esaustiva, fino a non essere più un’ovvietà. E non soltanto perché delle ricerche di mercato hanno riscontrato che nel settore si va costituendo un pubblico femminile sempre più numeroso, ma soprattutto perché un numero crescente di donne ha cominciato ad affrontare il genere da protagoniste anche dietro la macchina da presa. In Italia, dopo esperienze simili in Svezia e in Francia, è il caso di Monica Stambrini e «Le ragazze del porno» (https://www.mymovies.it/film/2016/leragazzedelporno), provenienti da una storia cinematografica estranea a questo mondo. La stessa regista ne ha parlato mesi fa in un’intervista condotta da Chiara Valerio nel programma radiofonico L’isola deserta (https://www.raiplayradio.it/audio/2020/06/Lapos-ISOLA-DESERTA–Monica-Stambrini–f9733aa8-4782-4ed1-8f14-ef6b945ba426.html ). Monica Stambrini ha contribuito al progetto con Queen Kong (2016) che ha per protagonista Valentina Nappi, una delle icone italiane del settore, nota anche a livello internazionale. Sembra di capire che però al momento «Le ragazze del porno» sia un’esperienza in stand-by, se non addirittura conclusa.

L’ingresso delle donne nella stanza dei bottoni delle produzioni porno ha portato certamente una ventata d’aria fresca, sostituendo il metaforico bianco e nero dello stantuffo seriale da posizione del missionario, monodimensionale e impiegatizio (https://www.raiplay.it/video/2018/11/Previously-Corrado-Guzzanti-e-Carla-Signoris-Ti-e-piaciuto-f15446cc-3ed3-4fab-92ee-ac99fc824f50.html) con il colore altrettanto metaforico della fantasia, che considera le molte potenzialità insite nella sessualità umana, che possono scaturire in maniera ludica e gioiosa soltanto tenendo conto della multidimensionalità della persona umana, uomo o donna che sia.

A proposito di Valentina Nappi, citata poco sopra, vorrei segnalare una presa di posizione “sociale” da parte sua, che così si esprime sulla delicatissima questione della violenza sulle donne mettendola in relazione con l’altrettanto delicata questione delle morti sui luoghi di lavoro (chi si sente offeso/a dalla nudità eviti di guardare questo video): #0563c1;">https://xhamster.com/videos/valentina-nappi-datela-3282770. Al video, che a me pare soprattutto una provocazione a scopo pubblicitario, hanno fatto seguito diversi commenti. Fra questi quello di Sabrina Ancarola, sul suo bel blog (#0563c1;">https://miniracconticinici.com/2014/11/29/lettera-aperta-di-una-femminista-a-valentina-nappi/) che condivido pienamente, e quella di Monica Lanfranco su Il Fatto Quotidiano (#0563c1;">https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/23/donne-gambe-aperte-e-cervello-chiuso/664013/). Il responsabile del lancio nel mondo del porno di Valentina Nappi è Rocco Siffredi, portavoce planetario del testosterone italico e scaltro uomo d’affari. A lui si devono la scoperta e il lancio della giovane pornostar cagliaritana Martina Smeraldi, avvenuti all’inizio del 2020, quando aveva 19 anni. Il Rocco nazionale ce la presenta così: #0563c1;">https://www.youtube.com/watch?v=TTZqC-kRMrM. Potrà sembrare strano, considerato l’argomento, ma nella sua naivetè, accento locale compreso, in questa intervista fa molta tenerezza. Lo stesso Siffredi ha un atteggiamento quasi protettivo, a volte addirittura paterno. Sarei stato curioso di capire meglio qual è il livello di consapevolezza di Martina Smeraldi rispetto all’impatto sociale e personale dell’attività che ha scelto, e di conoscere la sua opinione sui rapporti di potere uomo-donna nella società contemporanea, sia in quest’ambito che nella vita quotidiana in generale. Le ho mandato un messaggio ma non mi ha risposto, quindi, almeno per adesso, la mia unica fonte sul suo pensiero è questa intervista.

Il mondo del porno casalingo, che sfugge ai pregi e ai difetti delle produzioni industriali, proprio come succede in altri ambiti della creatività umana, rappresenta la fase 2.0 del porno contemporaneo. A quanto pare le persone che lo fanno (non solo donne, di varie età, ma anche uomini) si gestiscono in piena libertà e autonomia, facendone un’attività ricreativa come un’altra, dalla quale è possibile ricavare anche denaro (questo è probabilmente il sito che meglio esemplifica questo tipo di attività, con l’avvertenza che è ovviamente vietato ai minori: https://it.chaturbate.com).

Sembra dunque che anche il modo di intendere e vivere la sessualità si stia evolvendo nel tempo, avvalendosi anche della tecnologia disponibile. E la contemporaneità fornisce anche un punto di vista inatteso, quello degli studi di natura accademica. Dal 2014 infatti esiste Porn Studies (https://www.tandfonline.com/toc/rprn20/current ) rivista britannica peer-reviewed curata da Feona Attwood (Middlesex University, Londra), John Mercer (Birmingham City University) e Clarissa Smith (Northumbria University, Newcastle). Un fenomeno curioso per esempio è il deepfake, ovvero la sovrapposizione a corpi impegnati in attività sessuali di volti noti del cinema o del pop (ma anche di persone comuni), esaminato negli articoli “DeepFakes: uncovering hardcore open source on GitHub” – di Rachel Winter e Anastasia Salter – e “Verifying images: deepfakes, control and consent” di Emily van der Nagel, sull’ultimo numero della rivista. L’esistenza stessa di questo periodico di studi accademici dimostra la rilevanza di carattere culturale, in senso socioantropologico, del fenomeno pornografia. Un po’ come dire che anche qui natura e cultura trovano un punto d’incontro.

 

Ignazio Sanna

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