Le donne invisibili del 26 (e 27) novembre

Una lettera di protesta di 12 giornaliste e 2 giornalisti, rivolta anche ai “grandi” media dove lavorano (*)

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Con stupore abbiamo visto che, salvo rare eccezioni, i media italiani hanno scelto di minimizzare o addirittura di cancellare del tutto «Non una di meno», il grande corteo del 26 novembre, e gli affollati tavoli di discussione «Per il piano antiviolenza femminista» il giorno successivo sempre a Roma.

Visto che «Non una di meno» è risultata essere la manifestazione di donne più grande dell’ultimo decennio (e una delle più affollate degli ultimi 50 anni) diventa difficile capire per quale motivo la copertura giornalistica sia stata così bassa: notizia relegata perlopiù nelle pagine interne senza commenti o interviste; in qualche caso “sparita” del tutto. Il tema centrale – la violenza contro le donne – sempre più sollecita riflessioni e inchieste su quasi tutti i media italiani; il che rende doppiamente incomprensibile questa “distrazione” così generalizzata per le proposte uscite dal 26 e 27 novembre.

Chiediamo un fattivo ripensamento critico a colleghe e colleghi ma soprattutto alle direzioni dei media, inclusi quelli dove lavoriamo.

29 novembre

Clelia Alberini [Rai]

Marta Bispo-Lalli [La repubblica]

Jessica Casetti [Rai]

Silvia Dunas [Quotidiano nazionale]

Pia Francaldi [Rai]

Aldo Listri [Rai]

Luisa Mesani [Il corriere della sera]

Mariapaola Notangelo [Fininvest]

Alessia Puri [Rai]

Piera Lia Ramberti [La stampa]

Marinella Spurio [Rai]

Marco Tomini [Rai]

Sandra Vescovi [Fininvest]

Maria Zillio [La7]

(*) UNA SPIEGAZIONE PER CHI FACILMENTE SI DISTRAE.

Non troverete questo testo, breve e molto pacato, in giro. La ragione è molto semplice: le persone elencate in ordine alfabetico – Clelia Alberini, Marta Bispo Lalli, Jessica Casetti, Silvia Dunas, Pia Francaldi, Aldo Listri, Luisa Mesani, Mariapaola Notangelo, Alessia Puri, Piera Lia Ramberti, Marinella Spurio, Marco Tomini, Sandra Vescovi, Maria Zillio – non esistono: o se, per una coincidenza davvero incredibile, girano per l’Italia 14 loro omonime/i non sono giornaliste/i delle grandi testate. Adesso il commento fatelo voi. Se volete inviare il vostro «purtroppo», oppure «era ovvio» o quel che vi pare… siete benvenute/i in “bottega”.

Aggiungo che questo “piccolo gioco” appartiene a «Il cuscino della notte», una piccola tradizione del blog/bottega che state leggendo. E infatti le persone più assidue hanno già incontrato qui Giovanardi redento e un leghista pentito, le borracce e Mary Starr Gelmini, il discorso più importante di Pio Laghi, un articolo di Marie Laveau e altri post che appartengono (e apertamente lo dichiarano per evitare equivoci) a un genere molto particolare: missive e articoli MAI scritti, dichiarazioni che persone “in vista” NON hanno pronunciato o pensato, cronache di avvenimenti GIAMMAI accaduti, sogni altrui e abusivi, recensioni di libri IMPOSSIBILI (un genere in cui anche Umberto Eco si dilettò) o magari discorsi che il papa neanche sogna di fare dal balcone di san Pietro (sul quotidiano «il manifesto» anni fa ne scrisse alcuni “abusivamente” la teologa Adriana Zarri). La totale inattendibilità è dunque ammessa in partenza almeno nei confronti di questo contingente universo dove attualmente mi trovo e/o vi trovate anche voi. Siamo nel “cuscino della notte” (dove si aggirano desideri e incubi), nella terra degli Elfi o – se vi piace la fantascienza – in mondi paralleli. Una celebre rubrica della «Settimana enigmistica» si intitola: “Vero o falso?”. Una prospettiva simile appare pedante e limitata. Infatti esistono anche il verosimile e suo zio il paradosso; il silenzio che confessa e il desiderio che nuota controcorrente; sberleffi e possibilità. Così lo spiegò Eraclito: «Chi non spera quel che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché l’avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada». E tempo dopo Albert Einstein aggiunse: «tutti sanno che quella cosa è impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa». (db)

 

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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