Le intermittenze della morte – Josè Saramago

di franz (*),

romanzo politico, romanzo giornalistico, romanzo thriller, romanzo d’amore, romanzo sulla vita e sulla morte, questo libro è tutto questo e molto altro ancora.

 

inizi a leggerlo e vai avanti e avanti e ogni pagina resti a bocca aperte per la bellezza e la profondità delle parole, e quando arrivi alla fine non puoi che ringraziare Josè Saramago, per un regalo così grande.

è tutto così verosimile e vero che non dubiti di quello che succede nella storia, anzi pensi che è tutto vero.

e davanti a Josè Saramago mi sento come il bambino di un racconto di Eduardo Galeano:
Introduzione alla storia dell’arte

Ceno con Nicole e Adoum.

Nicole racconta di uno scultore che conosce, un uomo di grande talento e famoso. Lo scultore lavora in un atelier enorme, circondato di bambini. Tutti i bambini del quartiere sono suoi amici.

Un giorno il comune gli commissionò la scultura di un cavallo per una piazza della città. Un camion portò all’atelier un grandissimo blocco di granito. Lo scultore cominciò a lavorarlo, dall’alto di una scala, a colpi di martello e scalpello. I bambini lo guardavano lavorare. Poi i bambini partirono in vacanza, in montagna o al mare.

Quando tornarono, lo scultore mostrò loro il cavallo terminato. E uno dei bambini, con gli occhi spalancati, gli chiese:

-Ma…come sapevi che dentro quella pietra c’era un cavallo?

(qui in spagnolo, o qui, in un’altra versione).

vogliatevi bene, leggete “Le intermittenze della morte”

 

(*) così si presenta franz (rigorosamente minuscolo): «Ah, i libri! Sono bottiglie lanciate in mare, come nei film di pirati, i migliori sono mappe del tesoro, solo bisogna saper leggere quello che qualcuno, che non ci conosceva, ci ha donato. Credo davvero che quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri tanto più si restringe la cerchia degli esseri umani la cui compagnia ci è gradita. Noi siamo come nani sulle spalle di giganti e la lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. Una cosa è necessaria: non leggete come fanno i bambini per divertirvi o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere. Risponde qualcuno alla domanda sugli scrittori del momento: “Non so niente della letteratura di oggi, da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci”. I libri non si scrivono sotto i riflettori e in allegre brigate, ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un uomo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine. Un libro è uno specchio. Se ci si guarda una scimmia, quella che compare non è evidentemente l’immagine di un apostolo».

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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