Le leggi rubano o ci rubano le leggi?

Fabrizio “Astrofilosofo” Melodia – nella puntata 181 di «Ci manca(va) un Venerdì» – si stringe a Lao Tse, Beccaria, Vico e Calamandrei  

«Più si fanno leggi, più ci sono ladri» sentenzia Lao Tse. Si sa, nel lontano – sempre più vicino – Oriente il paradosso è all’ordine del giorno, forse a indicare segreti risvolti in un abito già anche troppo “risvoltato”.

Mai come in questo periodo di “pandemia sì, no, boh” i decreti si sono sprecati, anche per merito di giustizieri improvvisati, dei troppi galli della legge in un pollaio stretto (dove le galline hanno da tempo smesso di fare uova in cambio degli ovetti kinder). 

Fra l’altalena di mascherine, le accuse reciproche di untuosi untuori, sono arrivate le leggi ma quanto a farle rispettare chissà. Ma più si moltiplicano le leggi (e i DPCM) più i ladri (o gli infetti) aumentano? Lao Tse sembra averci visto bene.  

«I deboli vogliono le leggi; i potenti le ricusano; gli ambiziosi, per farsi séguito, le promuovono; i principi, per uguagliar i potenti co’ deboli, le proteggono» scrive con arguzia il filosofo Giambattista Vico. 

In effetti potrebbe proprio essere questo: leggi dettate dalle forze in campo, in un rapporto stretto fra prede e predatori, fra potenza e atto concreto, fra protezione e non protetti, fra delirio narcisistico di onnipotenza e masochismo del vuoto. 

Così sentenziava Piero Calamandrei: «Ricordate le parole immortali di Socrate nel carcere di Atene? Parla delle leggi come di persone vive, come di persone di conoscenza. “Le nostre leggi, sono le nostre leggi che parlano”. Perché le leggi della città possano parlare alle nostre coscienze, bisogna che siano come quelle di Socrate, le “nostre” leggi»

Nelle più perfette (meno imperfette?) democrazie europee – in Svizzera, in Scandinavia – il popolo rispetta le leggi perché ne è partecipe e fiero. Ogni cittadino le osserva perché sa che tutti le osservano. Non c’è una doppia interpretazione della legge, una per i ricchi e una per i poveri!

Ma questa è, appunto, la maledizione secolare che grava sull’Italia (e non solo): il popolo non ha fiducia perché non è convinto che queste siano le sue leggi. Ha sempre sentito lo Stato come un nemico. Lo Stato rappresenta agli occhi della povera gente la dominazione. Può cambiare il signore, ma resta la signoria: dello straniero, della nobiltà, dei grandi capitalisti, della burocrazia. Finora lo Stato non è mai apparso alla povera gente come lo Stato del popolo. 

Forse i cittadini fieri e partecipi delle proprie leggi tendono a sentire da dentro, dal profondo dell’anima e della ragione, il senso stesso e la buona volontà di rispettarle? E forse le leggi dovrebbero essere piene di amore e sentimenti, tolte dalle mani dei “matematici” della Legge, per poter essere carne sangue e cuore del popolo? 

E ancora forse in questo modo si avrebbero poche leggi e meno ladri? Se si vedesse oltre l’ombelico, cioè alle persone intorno a noi, come amici, magari le leggi avrebbero un aspetto meno terrificante. Oppure la solitudine sarebbe più sopportabile dove i fantasmi esterni perdessero la consistenza della minaccia incombente? 

Troppe domande, lo ammetto. Se siste un aspetto “positivo” del Covid e della sua difficile gestione è riscoprire la socialità con il vicino. In tempi di Facebook, Whatsapp, Telegram, Snapchat, TikTok – e chi più ne ha più smanetta – sembra essersi riscoperto il piacere della socializzazione, una legge non scritta.

Ricorda il filosofo Cesare Beccaria: «Le leggi sono le condizioni colle quali uomini indipendenti e isolati si unirono in società, stanchi di vivere in continuo stato di guerra». Ma oggi basta o serve di più? 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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