Le poesie e la vita di Songul H

annassim

 

LA PATRIA PERDUTA

E’ inutile continuare una ricerca affannosa

Non è 007 neppure dove cercare

io cerco una cosa che non ha prezzo e che non si trova in nessun mercato

Cercare una cosa preziosa è estenuante

Rimbalza come un continuo borbottio nel mio corpo

Ma è tanto preziosa da essermi così stremata nella ricerca?

E’ un tesoro così grande da avere messo in poco tempo tutto sotto sopra?

E’ così preziosa che al solo pensiero mi sciolgo in lacrime e rimango priva di parole

la cerco continuamente ma tra me e lei la distanza è infinita

HO PERDUTO UNA PATRIA CHE NON SOMIGLIERA’ MAI A UN’ALTRA PATRIA

L’ATTESA

Ho un desiderio forte di rivederti

Il mio sguardo non riesce a staccarsi dall’uscio di casa

Non ho ancora perduto la calma

Attendo di sentire da un momento all’altro

Il suono della tua voce, il rumore dei tuoi passi.

L’attesa mi confonde ma la speranza di rivederti è incrollabile

L’attesa mi disgrega ma non mi abbatte

L’attesa mi annienta ma sono piena di vitalità

L’attesa mi distrugge ma sono integra

Ma chi attendo? chi mi attende?

Sei arrivato: tutto si placa tranne il mio cuore

Oggi siamo insieme e domani?

Oggi siamo felici e domani?

Le nostre vite torneranno a dividersi

Rimarrà il ricordo delle parole, delle carezze, dei baci…

AMORE BUGIARDO

Bugiardo io sono, amandoti… ti dicono!!

Lasciali dire….

Tu hai toccato il mio cuore, che pulsa in una gabbia

Tu sai che mai smetterà di amarti

Ti ho amato nella tua interezza

Malgrado sospiri, singhiozzi, amarezza

Che come vulcano, in eruzione, mi hanno fuso

La bugia non mi appartiene!

Ma tu mio amato,

vivi in balia del vento che soffia

Tra nord e sud

tra il tuo cuore e te stesso

L’ho seguito nei suoi sentieri infernali,

e le sue fiamme mi hanno bruciato

Quando ho provato ad aprire gli occhi ,

non ho visto altro che oscurità.

L’amore è sincero, non è bugiardo

Forte, poderoso mi sfida, e io, debole, soccombo inerte

Mi opprime ma lui è il giusto,

e io sono l’innocente.

Possiedi tutto il mio cuore

Hai segregato la mia mente con le catene dell’amore

hai sottomessa me, nata libera

inginocchiata davanti a te

La bugia non mi appartiene

ho paura di pronunciare il tuo nome

sogno di incontrarti alla fine dei tempi

al tempo della giustizia

Non ti arrendere a ciò che dicono, lasciali dire

l’amore ci ha uniti nella sua gloria

Chi potrà farci arretrare…?

Lasciali dire

AL MIO AMORE

Salàm,

che un saluto di pace ti protegga

Salàm,

un saluto dal mio sguardo che ti vede in ogni luogo

Salàm,

un saluto dal mio udito che ti sente in ogni voce

Salàm

un saluto dal mio cuore che per te sospira

Salàm,

un saluto dal fiore che anela al tuo profumo

Salàm,

un saluto dal sole che TU accendi con la tua luce

Salàm,

un saluto dalla luna che dall’alto vede il tuo splendore

Salàm,

un saluto dalla mia Terra in fiamme ardenti

che il mio amore, la mia poesia, le mie parole tengono vive

Salàm ,

un saluto dalla tua amante che, nella lunga attesa

la vista ha perduto e la salute

e come balsamo per i suoi occhi ti cerca

UNA NOTA DI LELLA DI MARCO (dell’associazione «Annassim donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo» di Bologna)

Songul H è nata a Kirkuk, in Iraq, da madre turca e padre iracheno. Giovanissima ha sposato un giovane curdo iracheno conosciuto durante gli studi universitari in Iraq. Laureati entrambi in ingegneria all’epoca di Saddam, sono stati subito assunti in una fabbrica di armi. Appena si sono resi conto del tipo di lavoro, hanno cominciato a “obiettare” e per non cadere vittime del rais sono fuggiti, fra incredibili peripezie, in Italia dove sono stati accolti come rifugiati politici. La loro terza figlia è nata in Italia e così in quella casa si incontrano cinque culture: araba, turca, irachena, curda, italiana. Songul e i suoi figli parlano 5 lingue. Dell’Italia apprezza la scuola, l’arte, la democrazia, le organizzazioni femminili e di volontariato l’accoglienza, gli amici e le amiche, la solidarietà. Lei stessa si mette a disposizione come mediatrice linguistica e per lezioni di arabo. E’ apprezzata da chi la conosce, e vive una vita apparentemente serena. Ma soffre molto. Le mancano la sua terra, la casa, i familiari, i sapori, i colori e il rumore della sua terra.

Songul studia e scrive. La scrittura è il suo modo di comunicare, di conoscere, di parlare del suo Paese. Non resiste alla lontananza. All’assenza di ciò che le appartiene. Non tollera che anche ai figli venga imposto un esilio forzato.

Nel 2008 torna in Iraq per capire la situazione. Di quel viaggio racconta: «Ritornare al proprio Paese e non ritrovarlo è più doloroso di quando si parte la prima volta. E’ cambiata la connotazione urbanistica ma sono cambiate anche le persone. Gli iracheni non ci sono più. Con la guerra è come fosse esplosa una grossa bomba fra gli iracheni catapultandoli oltre i confini, in altri Paesi: in Germania, negli Stati Uniti, in Australia , in Inghilterra, in Turchia… altrove. Se voglio incontrare iracheni devo andare ad mercato di Istanbul, nei centri commerciali di Londra, nel metrò di Parigi, lungo le strade di Monaco. In Iraq no. Nel periodo peggiore della guerra hanno cercato rifugio all’estero gli iracheni più forti, i più attrezzati culturalmente e politicamente. Gli oppositori del regime. I più deboli, i più poveri quelli che non avevano neppure la forza e la possibilità di emigrare, sono rimasti in Iraq e con loro i fiancheggiatori del regime. Adesso mi sono chiare tante cose. E’ come se i miei occhi di colpo avessero svelato la cruda verità. La mia Kirkuc è irriconoscibile, non esiste più. Nella sua campagna, lontano lontano, ho rivisto un albero ancora integro e non contaminato, l’albero che quando ero piccola vedevo ogni giorno quando andavo a scuola e stimolava la mia fantasia. Nel mio immaginario di bambina c’era posto per gli alberi e la terra: con loro sono cresciuta, con tali elementi ho costruito la mia identità. Io sono legata a quella Terra e sotto quell’albero voglio tornare quando non sarò più in vita. E’ l’unico pensiero che ho nell’immaginare il mio futuro. Il mio corpo dovrà decomporsi nel profondo della terra per dare forza agli alberi, alle piante. Rinvigorendo un albero potrò essere ancora utile alla mia Terra. Questo è il mio testamento spirituale. Lo esprimo con molta lucidità e con molto dolore, avendo perduto “il mio luogo”. il mio popolo, i miei legami, una collocazione. Non vivo “in esilio” con la speranza di tornare al mio Paese. Non c’è più il “luogo” che mi appartiene. Sento vicina soltanto la TERRA dove giacciono i resti mortali di mio padre per il profondo legame che avevo con lui. Per il resto l’unico insegnamento, e anche la speranza, mi viene dai miei figli che non si considerano né italiani, né curdi, né turchi ma “esseri umani”. Pensano di STUDIARE, acquisire competenze, abilità, saperi, da mettere al servizio di chi ha bisogno. Convinti come sono che qualunque TERRA è destinata a trasformarsi, a essere perduta e che il vero luogo “da abitare” è dentro di noi».

Nel 2010 ritorna definitivamente in Iraq. Da allora non abbiamo avuto più sue notizie.

Songul è una donna di grande spessore umano e intellettuale.

Lei ci fa sapere di sè e del suo mondo con la scrittura poetica.

La poesia è in lei.

Lei stessa è poesia.

Con il suo gusto nel disporre i mobili e i fiori nella sua casa, dell’accostare colori e forme, nel gioire delle piccole cose della vita e della scoperta di altri saperi. Infinita è stata la sua commozione quando ha scoperto le poesie di Nazim Hikmet, fino ad allora vietato anche in Turchia. Nei versi del poeta turco si ritrova, vi riconosce il suo dolore, la sua infelicità, le sue privazioni…

E lei continua a scrivere, come bisogno di fare sapere e di contrastare la sua solitudine.

Scrive in arabo. La traduzione in italiano è un atto d’amore di chi non conosce la lingua araba ma ha capito lei e ascolta i suoi racconti e la descrizione della sua poetica, usando parole italiane.

Abbiamo tradotto assieme versi che si muovono fra la tradizione orale dei cantori iracheni e il verso libero della poesia femminile contemporanea del Medio Oriente.

Redazione
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