(visti da Francesco Masala) al cinema i film di Fabien Gorgeart, Hlynur Palmason e Steven Spielberg, con un intervento di Federico Greco, un film online di Eyal Sivan, un documentario su Libero Di Rienzo, di Alessio Maria Federici, su Raiplay
anche in Disclosure Day si vede la sua mano, nella prima parte è un’americanata a 100 all’ora, come un Tarantino qualsiasi, poi nell’ultima parte il film rallenta, per quanto possibile, e si capisce tutto, o quasi.
ci sono gli Ufo (che adesso si chiamano UAP), e, come Julian Assange e Edward Snowden, Daniel rende pubblici migliaia di files e video secretati sugli Ufo, e sugli extraterrestri.
per non diffondere quei files si scatena una caccia all’uomo, e come sempre i cattivi di fonte statale non sono poi così cattivi, lavorano per l’interesse pubblico.
e poi, fuori dal film, appare un Trump qualsiasi che desecreta un po’ di video sugli Ufo (per distrarre dagli Epstein files?).
non sarà (e non è) il film più importante dell’anno, ma il regista riesce a coinvolgere ed emozionare.
e uscendo dal cinema ci basta.
Laure Calamy è bravissima come sempre, è lei il collante della storia, con una sceneggiatura come un puzzle, dove tutto alla fine torna.
l’opera di Hlynur Palmason, islandese, è un film freddo, dove il conflitto si riduce a sogni e a un pupazzo, tutt’altra cosa rispetto alla separazione de L’isola di Andrea, di Antonio Capuano.
Tratto interamente dalle 350 ore di rare riprese registrate durante il processo ad Adolf Eichmann, nel 1961, a Gerusalemme, questo film sull’obbedienza e la responsabilità è il ritratto di un esperto nella risoluzione dei problemi, un criminale moderno. Il film è ispirato al controverso libro di Hannah Arendt: «Eichmann a Gerusalemme, rapporto sulla banalità del male»