Libertà l’ho vista – di Mark Adin

Lo scarno testo che segue è stato videoregistrato presso il ricovero per anziani di Majano, provincia di Udine, il 4 gennaio 2008. Lo propongo senza aggiungere altro.

“Sono nata nel 1912.

La nostra famiglia non aveva campagna. Si cuciva, si ricamava, si lavorava a maglia e uncinetto.

Mio zio era socialista.

Ho frequentato la quinta elementare.

In tempo di guerra, mia mamma, che parlava tedesco, ci portava spesso da mangiare. Glielo davano i tedeschi: mio papà non c’era….

Gnò barbe al ère socialista [mio zio era socialista], me mame us dave di léi dut chel che ié a leève [mia mamma ci dava da leggere tutto quello che leggeva lei]. E leèvin [Leggevamo] Mario Mariani, Guido da Verona.

A 13 anni facevo l’operaia presso il lanificio di Grignasco, in provincia di Novara.

Poi ho fatto ventiquattro anni di Australia.

Arrivai in Australia dopo un mese di mare. Lavorai dapprima in una fabbrica di occhiali, poi in una di scaldabagni.

I Australiàns no podévin viòdisno [Gli australiani non potevano vederci].

Alla fine siamo tornati.

Dopo sei anni abbiamo preso la cittadinanza italiana.

Sono astemia, non ho mai bevuto. Une volte a èrin duts cjocs  [Una volta erano tutti ubriachi]

Parlo inglese, e un infermiere qui studia inglese e ogni tanto parliamo: fas di chei strambolòs! [Fa di quegli errori!]

Mi piace la Fallaci. Una donna coraggiosa, ciò che deve dire, lo dice.

Mio marito di cognome faceva Temporale. Morì tre mesi prima del terremoto. Poteva ben aspettare a morire, durante o dopo, così almeno avrei preso qualche soldo!

Uninìn e lei, uninìn e blestèmi, uninìn e peciotìn.  [Un po’ leggo, un po’ bestemmio, un po’spettegoliamo]

Berlusconi? Se podes copàlu, lu coparés. A fevele mase a sflacji. [Se potessi ammazzarlo, lo ammazzerei. Parla troppo a sproposito]

Mi plasève, prime, [mi piaceva, prima] Berlinguer. Anche Togliatti. Matteotti lu han copat, puarét. [Matteotti lo hanno ammazzato, poverino]

Il papa lo fucilerei.

A Roma ho visto il duce, a palazzo Venezia. Lo chiamavamo, per come si metteva in posa con le mani ai fianchi, il “vaso da notte con due manici”.

Non ho mai votato in Italia, no votarès par nisùn [non voterei per nessuno].

Il papa di adesso è un ex SS, è sempre circondato da guardie del corpo. Papa Giovanni usciva dal Vaticano, con due o tre persone, passando per il giardino per andare a trovare i carcerati.

Culì al è un biel pugn di ùmins, che si podarés puartài dèntri a la gnot

[Qui c’è un bel mucchio di uomini, che si potrebbe portare dentro la notte…]

Un al tire su come el mus di sèmule. Chel atri al bef come une plere…

[Uno tira su (dal naso) come l’asino del mulino, quell’altro beve come un imbuto…].

No ai mai preàat, nancje cumò

[Non ho mai pregato, neanche adesso].

Mi chiamo Libérta.

Libérta, sì, come la libertà.”

Libérta C. ha compiuto novantanove anni, è lucidissima e ha ancora tanta voglia di vivere.

“Beata” lei.

Per il suo centesimo compleanno le porterò anche il vostro abbraccio.

Mark Adin

Redazione
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