L’Italia mangiata dalle cavallette

di Bozidar Stanisic

Alcuni giorni fa, in un paese friulano, alla presentazione di un libro sull’immigrazione degli ultimi vent’anni e l’emigrazione italiana nel passato, dal pubblico mi viene posta una delle domande più pesanti dei nostri tempi: se fossi l’operatore di un centro culturale per giovani e un laureato o diplomato (20-25 anni) mi chiedesse se restare in Italia disoccupato e senza una prospettiva oppure andarsene via in cerca di migliori possibilità di vita, cosa risponderei?

Avendo sottolineato il peso della domanda e non volendo evitare di rispondere, ho detto innanzitutto non è giusta questa migrazione, silenziosa ma massiccia, dei giovani. Ho ricordato il titolo di un romanzo, scritto da un autore jugoslavo critico sulla nostra (ormai ex) realtà socialista – «Gli anni mangiati dalle cavallette» – che quasi perfettamente subentra nel mio vissuto degli ultimi vent’anni, di una Italia cioè divorata da cavallette di vario genere, in primis dalle politiche statali, regionali, provinciali e comunali (intendo i Comuni medi e grandi) e dai servizi del loro management strapagato.

C’è una precisa coincidenza fra le valigie dei giovani in partenza (metaforicamente in mutande) e quelle della casta che si è arricchita mentre il Paese viveva e vive una crisi economica di proporzioni enormi. I giovani se ne vanno, la casta e i suoi servitori restano e non sentono le conseguenze della crisi. Ancora si stra-guadagna alla grande, come se non ci fossero milioni di cassaintegrati, disoccupati, disperati oltre a tanti “suicidati”.

Non c’era tempo di approfondire il discorso, di chiedere ai presenti a esempio se è possibile che nessuno, a partire dalle alte cariche dello Stato dia un esempio dopo Laura Boldrini che intende diminuire il proprio stipendio. Mi chiedo cosa fanno di tutti quegli stramaledetti soldi persone come l’ex presidente Ciampi e un’intera classe dei privilegiati che ricevono pensioni d’oro e più di qualcuno, a partire da Bertinotti, si dice comunista. Ricordiamo bene quanto il presidente Ciampi teneva alla bandiera e all’inno; quanto Bertinotti tagliava il pelo per lungo nelle sue dettagliate analisi sulla giustizia sociale. (Un dubbio sul patriottismo da sempre ce l’ho e pure sulla bocche “piene” di giustizia.) Centinaia e centinaia di questi personaggi (non solo ex politici, ma un’intera moltitudine di cavallette a partire dai governatori della Banca nazionale a quelli dell’Inps, dagli ex generali ai manager della pubblica amministrazione) potrebbero dire: il nostro Paese è in difficoltà; ecco ciascuno di noi vuole dare un esempio personale rinunciando alla maggior parte di queste pensioni. Potrebbero ma non lo dicono. Sugli occhi qualcuno ha una cataratta, nelle orecchie forse troppo cerume, chissà? Ma con l’egoismo sono a posto: funziona bene, in ogni occasione.

Ci sono però altre cavallette, apparentemente mescolate con semplici mortali-campa-cavallo-che-l’erba-cresce. Tempo fa, conversando col sindaco di un piccolo Comune, lui mi ha dato ragione sulla battuta che esistono dirigenti (segretari o dirigenti dei vigili urbani, per esempio) di Comuni neppur tanto grandi – nello stesso Friuli in cui vivo – che guadagnano quasi come il re di Spagna e solo un pochino meno di Obama. L’Italia della casta ha permesso che esistesse questo meccanismo immorale e spaventoso dello spreco del denaro pubblico eliminando ogni pensiero sull’ethos elementare e sul bene comune.

Non credo che il governo Letta darà un vero esempio su questa piaga. Qualche percentuale di meno degli stipendi forse ci sarà, ma l’intero sistema dei privilegi non sarà toccato. Intanto sempre più giovani preparano le valigie.

 

Redazione
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2 commenti

  • Grazie Bozidar, non posso che condividere, leggo sempre con grande emozione e indignazione le tue lucide analisi.

  • bozidar stanisic

    a daniela pia: ti dico un semplice grazie, e sarò più contento di vedere un sussegurisi di cambiamenti nei riguardi della casta parassitaria. stella, autore della (dobbiamo dire) celebre analisi della casta e dei suoi danni nell’italia, non poteva andare verso una miriade dei microcosmi dei privileggi. tutti spaventosi perchè permettevano una scrisciante conquista del paese. e ora, mentre i “rubinetti” incominciano a giocciolore, la casta trova 1000 modi di restare alla superficie, aggrappata al deforme ego proprio, tessendo la sua ragnatella senza sosta.
    grillo, se non ci fosse, doveva essere inventanto.
    ma fa un errore enorme.
    rimasto legato all’idea di una rivoluzione pacifica (giusta, altrochè!) trasversale, non ha reso conto su molte persone che che la vedevano in modo diverso.
    tuttavia, il problema dell’esempio personale, che – tra l’altro, poteva dare anche il presidente napoliltano dicendo che, in crisi come questa è, volesse rinnunciare ogni privileggio, lo stipendio enorme incluso – resta un nodo etico in questa italia apparentemente cristiana.
    nel periodo preellettorale ho fatto un po di dialogo, sia con dei giovani candidati del pd/sel, che con degli immigrati delle liste. NESSUNO ha toccato il tasto dei privileggi.
    Credo debba partire dal basso sta iniziatova, rendendo conto sulle esperienze del Nord Europa, dove i politici si sentono servotori della società.

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