Lo fa perché gli piaci

di «Queen of the couch» («Regina del divano» è lo pseudonimo di una blogger femminista, madre di quattro figli: una femmina e tre maschi. Il pezzo, uscito nel 2012, è tradotto e adattato da Maria G. Di Rienzo.)

peace girl

Sono sicura che ogni donna può ricordare un episodio (almeno una volta, da bambina) in cui è tornata a casa da scuola e ha detto ai genitori, zii, zie o nonni di un ragazzino che le ha tirato i capelli, l’ha colpita, l’ha presa in giro, l’ha spinta o ha commesso simili malefatte da cortile. Sono pronta a scommettere denaro sul fatto che la maggioranza si è sentita rispondere: «Oh, significherà che gli piaci».

Non ci avevo mai pensato su davvero, prima di avere una figlia mia. Trovo tremendo che si dicano ancora idiozie del genere ai bambini. Sentite un po’, se volete dire alle vostre figlie che essere maltrattate verbalmente o fisicamente è un accettabile segno d’affetto, vi prego di ripensare le vostre scelte educative con urgenza. Ma se provate a far mangiare questa cacca a mia figlia, è meglio che indossiate protezioni, perché intendo farvi una doccia del tipo di affetto che propagandate.

Quando diamine è stato deciso che dovremmo insegnare alle nostre figlie ad accettare di essere disprezzate, non rispettate e abusate perché questi sarebbero trattamenti affettuosi? E poi abbiamo la sfacciataggine di domandarci perché le donne restano in relazioni violente? Com’è che la nostra società non si accorge di star condizionando le bambine a sopportare gli abusi e a vederli come “overture” romantiche? Tenetevi per voi il «E’ così carino quando diventa antipatico e molto “fisico” con lei, perché significa che le piace» e se insegnate questo ai vostri figli teneteli lontani dai miei, sino a quando deciderete di insegnare loro, invece, rispetto e senso del limite.

Mia figlia ha 10 anni ed è tornata a casa più di una volta riportando incidenti a scuola in cui era stata tormentata o molestata da un compagno. Ci sono state anche diverse occasioni in cui qualcuno presente le ha ripetuto la vecchia solfa del «lo fa perché gli piaci». Sbagliatissimo. Io voglio mia figlia sappia che la mancanza di rispetto nei suoi confronti non è mai accettabile. Voglio mia figlia sappia che qualcuno a cui lei piace e che la rispetta è qualcuno che non la ferirà e non la insulterà, meno che mai se la ama. Voglio mia figlia sappia che il ragazzetto che l’ha chiamata «bruttona», o che l’ha spinta, o che le ha tirato i capelli non l’ha fatto perché la ammira, ma perché è un piccolo stronzo e accade che vi siano stronzi al mondo, cosa con cui avrà a che fare per il resto della vita. Voglio, infatti, che mia figlia sappia come affrontarli gli stronzi che via via incontrerà. Per il momento, ho detto a mia figlia che se qualcuno la molesta verbalmente deve dirlo all’insegnante e che se l’insegnante non fa nulla deve dirlo a me. Se qualcuno la tocca, la pizzica, la spinge, lo dica all’insegnante e se la cosa continua si metta pure a urlare nel mezzo della classe o dell’atrio: «SMETTI DI TOCCARMI – PIZZICARMI – SPINGERMI» e poi lo dica a me.

L’anno scorso, un bambino le ha rubato i suoi buffi braccialettini di stoffa. L’ha semplicemente afferrata e gliene ha sfilati una manciata dal polso. Quando sono andata a scuola per raddrizzare l’incidente, l’insegnante ha sorriso e ha spiegato a mia figlia, davanti a me, che «probabilmente ha una cotta per te». Allora: questo bambino va da mia figlia, la afferra, le tiene fermo il braccio e le porta via i braccialetti mentre lei tenta di sottrarsi, e voi volete convincermi che dovrebbe sentirsi lusingata? Andate al diavolo. Sto per prendervi a pugni in faccia, ma spero comprendiate che è solo il mio modo di ringraziarvi per i meravigliosi consigli che date a mia figlia.

Se i figli maschi di questi saggi consiglieri tornano a casa piangendo perché un altro bambino li ha picchiati, ha tirato loro i capelli o ha detto loro parolacce, questa volta scommetto denaro contro noccioline che la loro risposta sarà «difenditi» o addirittura «prendilo a calci nel didietro». Sicuramente non diranno: «E’ perché vuol giocare a essere il tuo fidanzato». Io sto insegnando a mia figlia a non accettare nulla di meno del rispetto. Chiunque la ferisca fisicamente o emotivamente non merita la sua amicizia o il suo amore. Insegno ai miei figli maschi la stessa cosa, compreso il fatto che «battere la zona andando in cerca di ragazze» non comprende il «battere le ragazze». Non posso insegnare a mia figlia ad aver rispetto per se stessa, se le dico che nessun altro ha l’obbligo di rispettarla. Non posso insegnare ai miei figli a rispettare le donne se dico loro che il bullismo è un’espressione accettabile di affetto.

La prossima volta in cui qualcuno si offrirà di svelare il piccolo segreto («gli piaci») alla mia bambina, intendo tirargli un ceffone urlando: «TI AMO!».

 

CONSUETA NOTA

Le traduzioni di Maria G. Di Rienzo sono riprese, come i suoi articoli, dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com.  Non smetto di consigliare il suo ultimo libro (però sarebbe ora di farne un altro, giusto? con tutto quello che Maria scrive, traduce, trova io penso ce ne sarebbe un gran bisogno) che è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”; se volete, qui in blog c’è una mia recensione. (db)

 

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