«Lo sport del doping»» di Alessandro Donati

recensione di Gian Marco Martignoni

Il meglio del blog-bottega /234…. andando a ritroso nel tempo (*)

 

Da qualche decennio sport e doping sono indissolubilmente legati poiché nonostante il ripetersi di casi altisonanti di positività nei controlli anti-doping effettuati dopo ogni competizione di alto livello internazionale (da Ben  Johnson  a Marco Pantani, da Lance Amstrong ad Alex Schwazer) si è purtroppo ampliata anche al campo amatoriale la pratica di chi assume farmaci di ogni tipo per conseguire successi e medaglie, seppur al prezzo, in qualche caso mortale, della propria integrità psicofisica.

Pertanto combattere questa negazione totale dell’etica sportiva è  cosa tutt’altro che semplice e chi ostinatamente ci ha provato – nel corso della sua carriera di allenatore della squadra nazionale italiana di atletica (velocità e mezzofondo) –  si è trovato letteralmente a nuotare controcorrente, subendo l’ostracismo di un mondo decisamente omertoso, che è arrivato al punto di demansionare e confinare, con modalità in stile Valletta-Marchionne, questo soggetto scomodo in un magazzino del Coni «buio e privo delle minime condizioni igieniche» nonché del collegamento internet.

Ora, questa vicenda dai caratteri tipicamente sindacali, segnata da trentacinque anni  e più di lotta contro il doping, è narrata da Alessandro Donati nel bel volume «Lo sport del doping» (Edizioni Gruppo Abele pagg. 300 € 16,00): oltre  a contenere una mole sterminata  di  sbalorditive informazioni, costituisce un potente atto di denuncia nei confronti del comportamento delle istituzioni sportive (il Coni, la Fidal – cioè la Federazione italiana di atletica leggera – il Cio, le federazioni internazionali ecc) e di chi a ogni livello le ha presiedute (dra gli altri Franco Carraro, Primo Nebiolo, Alessandro De Merode, Hein Verbruggen, Mario Pescante, Gianni Petrucci).

Altresì emergono le gravi responsabilità della politica sia di centro-destra che di centro-sinistra, nonché quelle di un’informazione che veicolando la peregrina tesi della “mela marcia” (come il recente caso del marciatore Alex Schwazer, attualmente al vaglio della magistratura) ha rinunciato a priori, tolta qualche lodevole eccezione, ad approfondire le contraddizioni di un siffatto sistema sportivo, attorno al quale ruotano naturalmente consistenti interessi economici e consolidati assetti di potere.

Per quanto concerne la politica – se si eccettuano le interpellanze parlamentari svolte da alcuni componenti del vecchio Pci (come Adriana Ceci o Mario Pochetti) e nel 2006 il neo ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che nominò Donati suo consigliere per le problematiche del doping – il quadro è davvero desolante. Manuela Di Centa, una delle sciatrici sottoposte a trattamento Epo da parte del professor Francesco Conconi, fu eletta nel 2005 vice presidente del Coni e successivamente Silvio Berlusconi le assicurò un posto da parlamentare, mentre le ministre Giovanna Melandri e Livia Turco, d’intesa con il Coni, si sono permesse  di esentare dai test anti-doping i partecipanti alle competizioni di livello internazionale, in quanto “garantiste”.

Inoltre, il professor Conconi, cioè il direttore del famoso Istituto di biochimica dell’università di Ferrara, a cui si deve – di concerto con  il Coni, la Fidal, il Cnr   (Consiglio nazionale della ricerca) – la somministrazione agli atleti dell’eritropoietina, finalizzata a incrementare la resistenza, ha rischiato di diventare  sottosegretario allo sport del governo Prodi nel 1996. Ci sarebbe riuscito se non vi fosse stata una  sommossa promossa da Gianni Minà e Carlo Vittori.

Ovviamente per atleti della statura di Pietro Mennea e Livio Berruti pluri-medagliati  il CONI non si è mai preoccupato di riservare alcun ruolo istituzionale, in quanto essendo cresciuti con “la religione” dell’allenamento rigoroso hanno sempre respinto determinate pratiche compromissorie.

Seppur per parecchie stagioni la Procura di Roma (soprannominata “il porto delle nebbie”) è riuscita ad archiviare le circostanziate denunce di Donati, si deve alla serietà di procuratori come Raffaele Guariniello e Pierguido Soprani se la magistratura ordinaria è riuscita ad andare a fondo a proposito del «doping di Stato». Al punto che per Conconi e i suoi collaboratori, seppure è  scattata la prescrizione,  è stata ribadita con forza «la piena responsabilità nei fatti di tutti gli imputati» nell’inchiesta svolta dalla procura ferrarese.

Questi fatti eclatanti hanno quindi spinto la Wada (l’Agenzia mondiale anti-doping) a richiedere al Coni la documentazione contenente i dati relativi all’alterazione dei valori ematici per la stragrande maggioranza degli atleti impegnati nelle competizioni internazionali, in particolare delle federazioni di nuoto, pallanuoto, canottaggio.

Nel frattempo – nemo profeta in patria – Donati è stato chiamato a partecipare con i suoi puntuali contributi a una audizione al Bundestag tedesco sulla debolezza dei controlli anti-doping, all’Onu con una relazione sui traffici e la produzione di cocaina, alla Wada sulla situazione italiana in tema di contrasto al doping e successivamente sui traffici mondiali delle sostanze dopanti, stante gli evidenti interessi delle multinazionali farmaceutiche. Nel 1999, a Copenaghen, addirittura gli fu assegnato il Gerlev Prizen, cioè un premio internazionale riconosciuto a una personalità che ha contribuito a sollevare a livello mondiale una problematica di interesse comune.

Infine, a testimonianza della mentalità corrotta che caratterizza il nostro Paese e del perché siamo scivolati così in basso sul piano morale e culturale, già nel 1989 Donati aveva pubblicato un libro per contrastare il doping,  emblematicamente intitolato  «Campioni senza valore». Ma chi a quel tempo tirava la fila del potere sportivo e politico – Giulio Andreotti docet – subito si preoccupò di impedire che il libro circolasse nella distribuzione libraria, in quanto non si poteva permettere di “sputtanare” lo sport italiano.

Per questi motivi, cioè per chi crede nei valori dello sport, il capitolo conclusivo contiene una serie di indicazioni preziose per una diversa educazione sportiva delle nuove generazioni, a partire dal finanziamento da parte dello Stato degli impianti e delle strutture sportive scolastiche, unitamente al rilancio dell’educazione fisica nelle scuole.

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché oltre 17mila e 700 articoli (avete letto bene: 17 mila e 700) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

 

La Bottega del Barbieri

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