L’uomo di ucronia

di Gianni Casalini

Uno sconcertante e introvabile film di fantascienza

Titolo: «L’uomo di ucronia»
Genere: drammatico, fantascienza
Regia: Frank Bolla
Protagonisti: Ugo Falesia, Emma Louis, George Paulopolos, Otto Martinez, Irina Petrocchi, Alda Pesci.
Durata: 180 minuti.
Produzione: Italia, 2012.

«Il termine ucronìa deriva dalgreco e significa letteralmente“nessun temp” (da ο = “non” e χρόνος = “tempo”) per analogia con utopia che significa “nessun luogo”. Indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dal filosofo franceseCharles Renouvier in un saggio (Uchronie) apparso nel 1857. Gli anglosassoni usano invece il termine più immediato alternate history (storia alternativa)». Così su Wikipedia la voce «Ucronia».

Sorprendente esordio alla regia nel genere fantascienza, solitamente così ostico ai registi nostrani, di Frank Bolla, già conosciuto al grande pubblico per aver diretto numerose fiction tra cui l’indimenticabile:«Arturo l’orso ciccione».

La sceneggiatura è scritta a quattro mani con Ursula Krain, l’artista concettuale part-time svedese conosciuta da Bolla in chat (durante i recenti arresti domiciliari scontati per una truffa di carte di credito clonate a Frosinone) e recentemente giunta alla ribalta per una performance in cui ha ricoperto nottetempo tutti i campanelli della cittadina di Dorotea con maionese industriale.

La trama si rivela fin da subito un congegno solido e surreale capace di risucchiare lo spettatore dentro i meccanismi della narrazione, appiccicandolo brutalmente alla poltroncina.

Durante il ventennio fascista Benito Mussolini si innamora perdutamente di una seducente mistress sedicenne di origini ebraico-balcaniche, Lia Singer (Irina Petrocchi), la quale convince il duce a non imbattersi nel conflitto bellico e a non stringere alleanza con la Germania nazista e col Giappone imperiale considerati «aspiranti suicidi desiderosi di compagnia».

Sulle prime questa influenza sarà ben vista dalla casa regnante e anche dalle gerarchie militari piuttosto dubbiose sulle capacità belliche italiane.
Pure la Chiesa, sebbene contraria a questa unione tanto scandalosa quanto pubblica, farà buon viso a cattivo gioco pur di evitare il sicuro disastro della seconda guerra mondiale.

Questo equilibrio durerà poco a causa della sempre più evidente influenza della giovane mistress sulle decisioni del duce e sulle sorti italiche con conseguenti gelosie e sospetti negli ambienti del potere. Soprattutto nella gerarchia delle camice nere della prima ora serpeggia il malcontento. Accusano la giovane mistress di essere un agente del Double Cross (la più contorta e spietata sezione dei servizi segreti britannici) e persino Mussolini di essere ritornato un alleato degli inglesi. E’ bravo il regista a mantenere il dubbio su questo punto.

Alcuni ambienti del fascismo più vicini all’ideologia nazista e il gruppo delle camice nere vicine a Farinacci organizzeranno una congiura per uccidere entrambi.
L’attentato fallirà e questo fornirà a Mussolini lo spunto per una “notte dei lunghi coltelli “ tutta italiana e l’opportunità di eliminare fisicamente interi settori del regime e di consolidare il proprio potere.

Dopo questo periodo di terrore la stessa Lea Singer sarà nominata ministro degli Interni, diventando così la prima donna ebrea bisessuale a ricoprire una carica di tale portata. Ezra Pound non riuscirà ad ottenere l’agognato ministero dell’economia e dopo aver rifiutato la carica di ministro della cultura accetterà di fare l’ambasciatore italiano negli Usa. Dove sarà accolto come un eroe dal movimento pacifista.

La neutralità italiana, relativamente facile da mantenere, per le barriere geografiche e per la forte marina militare, si rivelerà presto un buon affare in tempi di guerra. Essa diverrà inoltre la meta degli ebrei perseguitati dal Reich.

La seconda parte del film è ambientata negli anni ottanta del secolo scorso. Un’Italia con un destino parallelo alla Spagna franchista, ma con una agonia più lunga. Lo Stato corporativo fascista ormai rivela tutta la sua inadeguatezza e decadenza paragonato al dinamismo del capitalismo mondiale.

Lea Singer lascerà l’Italia nel 1952 per ritirarsi a vita privata in Israele dove dirigerà un centro di documentazione internazionale Bdsm. Rivelerà nella sua biografia, pubblicata postuma, che l’accusa di essere un agente dei servizi segreti britannici era tutt’altro che infondata. La biografia della Singer sarà proibita in Italia, a causa delle rivelazioni sconcertanti e perché contiene foto scattate da D’Annunzio che ritraggono la giovane ebrea e Mussolini in pose scandalose.

L’Italia degli anni ottanta, ripiegata nell’autarchia e privata del boom economico occidentale degli anni ’60, ha però ben altro da pensare che i frustini di Mussolini. Ovunque serpeggia un sordo malumore nei confronti dei polverosi apparati burocratici che asfissiano la vita del Paese. La propaganda anticomunista fa ormai ridere chiunque e tutti si aspettano da un momento all’altro una sorte simile a quella della Spagna post-franchista.
Le cose però andranno diversamente.

Nell’anno 1989 mentre i telegiornali della Tv pubblica e della Tv privata parificata mostrano le immagini di piazza Tien An Men inneggiando alla caduta del comunismo e all’avvento del fascismo mondiale gli spettatori leggono in filigrana la probabile sorte del proprio regime.

Nei vetusti stabilimenti industriali del Paese nessuno nasconde più il malcontento, iniziano gli scioperi spontanei che da Torino si propagano a macchia d’olio in tutto il Paese.

E’ in questo clima che nella vita del presidente Egisto Carloni, nell’anno sessantasette dell’epoca fascista comparirà un misterioso individuo che si fa chiamare Olo ed è in grado di eludere qualsiasi sistema di sicurezza.

Olo è l’uomo di Ucronia, una figura a tratti fantascientifica e a tratti diabolica, una sorta di poliziotto che percorre la storia in lungo e largo per ristabilire l’ordine fra le varie ucronie realizzate.

Ada, la moglie del presidente si innamora dell’uomo di Ucronia e Carloni vede nella realizzazione del progetto di Olo, verso cui nutre una sorta di timore reverenziale, l’unica possibilità di liberarsi di questa ingombrante quanto stimolante presenza.

Il piano di Olo è semplice. Con la fine della seconda guerra mondiale il sistema corporativo fascista è stato sconfitto dal sistema corporativo americano, entrambi strumenti del capitale, ma il secondo si contraddistingue per una maggiore flessibilità e capacità adattativa. Il sistema statunitense considera la democrazia un effetto collaterale controllabile e non un nemico esplicito da estirpare.

Al termine della guerra fredda, con la burocrazia zarista-stalinista già morta di consunzione, solo il fossile italiano e il colosso cinese dovevano adeguare il loro modello alla realtà della storia e alla imminente globalizzazione piuttosto che alle misere fantasie polverose di qualche burocrate.

Così Olo diviene il presidente-ombra capace di intraprendere il periodo delle riforme nel Paese. Apre i mercati, da il via alle privatizzazioni. Invita i Chicago Boys nelle università italiane. Inizia così una originale “rivoluzione culturale” che sfrutta il malcontento generale come carburante in grado di traghettare l’Italia nel “Nuovo Fascismo Democratico”. Si proclamerà la repubblica e il Partito Fascista, pur mantenendo una struttura di “unità istituzionale”, si dividerà in Partito Fascista Democratico e Partito Fascista Repubblicano. Sarà possibile anche associarsi in altre forme o fondare nuovi partiti, purché subalterni nel meccanismo istituzionale e al bipolarismo mentale. Realizzerà in forma prefigurativa tutto ciò che sarebbe stato possibile o desiderabile realizzare realmente. Riabilitazione delle figure dell’antifascismo storico. Relativa libertà dei costumi e dei consumi. Permetterà la ricostituzione dei sindacati liberi, la cui rappresentanza all’interno degli stabilimenti dovrà essere concertata con la dirigenza aziendale. Viene introdotto il ruolo di «simulatore di conflitto sociale» come salvaguardia per l’equilibrio conflittuale del nuovo regime.

Lo stesso Olo in veste di leader di un sindacato di matrice cattolica si presenta in televisione affermando di essere molto arrabbiato perché non è stato ricevuto dal ministro dell’economia, con cui avrebbe parlato delle misure anticrisi e vantando un notevole successo nelle recenti elezioni negli stabilimenti Fiat. Elezioni da cui erano stati precedentemente esclusi i sindacati conflittuali con la linea della governance aziendale.

Il ministro è la stessa Ada Franchini e il film finisce con una scena di sesso fra Olo, Ada, Egisto e l’intervistatrice televisiva a cui, come in un bolero erotico, si aggiungeranno una dopo l’altra tutte le cariche politiche del Paese, le vedettes televisive, i poteri più o meno occulti, mafiosi, mignotte, manager, scagnozzi della banca centrale, Arturo l’orso ciccione e tantissima gente comune, quella semplice che trovi dal panettiere, fino a culminare in una bestiale orgia parossistica dove tutti i corpi si contorcono fra i gemiti, sotto lo sguardo impassibile e enigmatico della fotografia del duce, sovrastata dalla scritta: «padre di una Italia moderna e democratica».

(06/05/2012 San Miniato)

BREVE NOTA

Con ogni evidenza Gianni Casalini – del tutto alieno sinora a questo blog – inaugura (o è un caso isolato?) una rubrica che potremmo chiamare «Le recensioni impossibili» visto che il film in questione non esiste. Di martedì, si sa, tutto è possibile. (db)

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