Monica Lanfranco: «scoperte e ri-scoperte»

Sarà l’età, ma non riesco a non restare basita di fronte alla incresciosa e impunita volgarità della pubblicità che usa il corpo femminile come quarti di bue e il doppio senso a sfondo sessuale. Nonostante sappia a memoria ogni passaggio del documentario di Lorella Zanardo «Il corpo delle donne» e nonostante da mesi abbia deciso di eliminare la tv, ho una dolorosa contrazione allo stomaco quando una nuova, becera pubblicità che vedo per la strada mi tira un ceffone mentre, purtroppo, sono costretta a guardarla.

Difficile evitarne l’impatto, visto che si tratta di un cartellone di 30 metri quadrati, posto in alto mentre sono al semaforo. Questa volta si tratta della comunicazione di saldi a un outlet: lo slogan è «Bella scoperta». L’immagine è semplice: un amorino con le alette che, con una manina e lo sguardo birichino, solleva la parte davanti della gonna, cortissima, della modella, che sorride.

Sotto la vestina c’è buio, le mutande non si vedono, ma l’effetto generale è sufficiente per crearmi disagio. Nella mia biografia c’è un episodio molto simile, riaffiorato alla vista del cartellone.  Avevo 12 anni circa, era estate e stavo ai bagni. Una coppia di ragazzi, sui 16/17 anni, mi bloccò in un pomeriggio afoso tra le cabine mentre passavo con una amica. Dato che mia madre era contraria ai costumini da signorina (ovvero i due pezzi che allora erano inutili perché il seno ancora era da venire, ma che le mamme delle mie coetanee autorizzavano) il mio costume era un semplice slip alto di spugna. I capelli corti contribuivano a creare un effetto di ambiguità, anche se era piuttosto evidente che ero una femmina, pur senza abbellimenti leziosi. Per puro sfregio e bullistico senso di potere i due mi incastrarono fra le cabine, dicendo: «Vediamo un po’ se sei un maschio o una femmina», e presero l’elastico del davanti del costume guardandoci dentro. Fu solo un attimo, poi riuscii a scappare. Ma l’umiliazione mista a rabbia, stupore e sgomento mi sono rimaste, evidentemente, radicate per decenni. I due bulli chissà dove saranno, già autorizzati allora e rafforzati adesso a sollevare tessuti e elastici, così come i loro eredi di oggi.

Ma davvero a tutti gli uomini sarebbe gradito essere continuamente trattati come pezzi di carne da spogliare? Nello sfondo c’è la convinzione che la sessualità maschile sia predatoria e compulsiva, e che quella femminile, a specchio, sia in continua, disponibile, offerta.

Una amica di 26 anni mi ha raccontato che lo scorso week end un suo collega coetaneo, fidanzato da tempo, ha chiuso la porta della camera d’albergo mentre stavano lavorando di sera, dando per scontato che siccome erano lì da soli lei sarebbe andata a letto con lui, senza che lei avesse dato segnali in quella direzione. Al no della giovane il ragazzo si è difeso dicendo che le donne, comunque, «provocano». Chiunque sostenga che la società e la cultura in questo Paese sono andate oltre il patriarcato mente e fa dei danni a dare per scontata una evoluzione che è molto, molto lontana.

www.monicalanfranco.it

www.radiodelledonne.it

www.altradimora.it

www.mareaonline.it

PS –  Spero ogni domenica di avere su questo blog Monica; con lei sto ipotizzando una testatina adatta, magari «La pazza del cerchio»… per ragioni che lei stessa spiegherà. L’ho presentata il 24 febbraio su questo blog e dunque non mi ripeto. (db)

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