Morena Fanti – Vade retro, scrittore

Facendo un giro di ricognizione sui siti delle case editrici si fanno alcune scoperte interessanti.
La prima è che le case editrici adorano i lettori. In ogni sito ci sono pagine dedicate agli incontri, alle nuove uscite, foto di copertine e lanci editoriali. Poi ci sono interi uffici stampa che aspettano solo di essere interpellati e bellissimi form per porre qualsiasi quesito, domanda, proposta e perfino preghiera voi abbiate in mente. Ma i lettori non hanno molte domande da fare alle case editrici che li adorano; le domande le avrebbero coloro che scrivono i libri che i lettori leggono e comprano. Però nei siti spesso non c’è una pagina, un breve discorso, nemmeno una frase, dedicata agli scrittori esordienti.
C’è però il catalogo – che i lettori non consultano, perché se vogliono vedere la copertina di un libro e leggerne alcune note, non desiderano conoscere i titoli di altre 328 opere. Ma certo!, il catalogo è riservato agli autori: in ogni decalogo dell’aspirante scrittore è scritto che prima di inviare un testo a una casa editrice bisogna assolutamente sapere cosa la suddetta casa pubblichi, per farsi un’idea della linea editoriale e non inviare quindi un testo che potrebbe essere non adatto alla casa editrice in questione.
Ma inviare i testi sembra un problema di non facile soluzione: quasi nessun sito ha in evidenza una voce, un link, una pagina “Invia il tuo manoscritto”. Se ce l’ha è nascosto in mezzo ad altre pagine e ci devi incappare per caso o per perseveranza, qualità che non manca allo scrittore esordiente – un essere che ha la caponaggine di scrivere un romanzo di 472 cartelle sulla sospetta ulcera duodenale di Marco Antonio, ulcera che non gli impediva di godere dei favori della bella Cleopatra, non si lascerà sconfiggere da una ricerca sul web – e che infine lo farà approdare in quell’ambita pagina dove ci sono le indicazioni per l’invio dei manoscritti.
Qui viene il bello: si va da “non inviate manoscritti se non espressamente richiesti”, che uno si domanda come fanno a sapere chi sta scrivendo un romanzo e chi in quel momento è impegnato nello studio dei coleotteri bombardieri, a richieste perentorie – caratteri color sangue, corpo ventiquattro, grassetto – tipo: “Seguite attentamente le istruzioni. Chi non le seguirà verrà immediatamente cestinato”. A questo punto, lo scrittore esordiente si fa prendere dall’ansia e pensa che non ce la farà mai a rispettare le richieste (diverse in ogni casa editrice) e sarà irrimediabilmente cestinato ancora prima di essere letto, pena insopportabile per chiunque scriva.
Inizia così il pellegrinaggio da un sito all’altro per raccogliere le informazioni atte a non farsi cestinare prima del tempo, e cioè della lettura. Una casa editrice vuole il testo completo, un’altra il primo capitolo e la sinossi, una il piano dell’opera e un estratto (non più di 30 cartelle massimo 2000 caratteri ognuna, mi raccomando), un’altra ancora desidera il file e il piano dell’opera. Una si raccomanda di non usare nessun tipo di rilegatura, non punti metallici, no graffette, onde favorire un sano e veloce riciclaggio, cosa che da una parte rincuora il nostro scrittore e gli fa capire che l’editore è attento al benessere del pianeta e dall’altra lo demolisce facendogli intuire che il manoscritto (quel lavoro costato mesi di impegno e la perdita della fidanzata) è destinato al cestino.
Il nostro eroe inizia a pensare che sarà un’impresa ancora più difficile del previsto e anche piuttosto dispendiosa, visto che in copisteria servono trenta euro circa per stampare ogni copia e in posta ne vorranno almeno cinque per la spedizione (posta ordinaria si raccomandano quasi tutti, ma c’è anche chi chiede una raccomandata e in questo caso gli euro saliranno ad almeno dieci). Per spedire a dieci case editrici lo scrittore esordiente dovrà sborsare dai trecento ai quattrocento euro; inizia a pentirsi di ogni singola descrizione inserita nel testo e si domanda se tanti dialoghi siano davvero necessari. Prende in considerazione, quindi, la possibilità di inviare il testo via mail, magari il primo capitolo per una valutazione e l’eventuale richiesta del file completo, ma le case editrici che accettano il file per posta elettronica sono poche e quindi la scelta si restringe ancora.
Alla fine, però, il nostro scrittore farà le sue scelte e spedirà il suo prezioso lavoro; non gli resta che aspettare i soliti sei mesi, ma anche tutta la vita considerato che molte case editrici scrivono che: “Gli autori verranno contattati direttamente (solo) nel caso il testo sia risultato interessante. Se dopo sei mesi non avete ricevuto nulla significa che il vostro testo non rientra nelle nostre linee editoriali (o non ci è piaciuto per nulla)”.
L’autore rimane così con il pensiero che forse il suo romanzo non sia mai arrivato a destinazione ma dovrà tenersi i suoi dubbi e non dovrà, in nessun caso, telefonare o farsi sentire in altro modo, com’è scritto chiaro in quasi tutti i siti di case editrici: “Vi preghiamo di non telefonare per accertarvi che il materiale sia giunto a destinazione né per avere informazioni circa la valutazione dei vostri lavori”.
Già lo detestano, povero scrittore, se poi inizia anche a rompere…
Morena Fanti

per informazioni, invio scritti
e caschetti telepatici in cambio di frutta fresca:
clelia pierangela pieri – xdonnaselva@yahoo.it
luigi di costanzo – onig1@libero.it


Clelia

4 commenti

  • Condivido tutto – con un pizzico di tristezza. Esiste una sproporzione tra le attese, le speranze di uno scrittore, e la noia e la sufficienza con la quale le case editrici ricevono i manoscritti. Penso sia normale – la crudele legge della domanda e dell’offerta – ma raccontato da te assume toni quasi divertenti.. Teniamo duro, e non molliamo!
    Un abbraccio,
    Paolo

  • ps ops, il commento precedente era rivolto a Morena… complimenti comunque per il blog!

  • Ha ragione Paolo Zardi: è una tristezza.
    Ma al tempo stesso non posso non pensare alla proliferazione delle prime opere e a quanto sia facile pubblicarsi in internet o pagando alcune case editrici. Certo non le grosse o importanti.
    Alla fine vedo il paradosso!
    Meno male che scrivere resta soprattutto un piacere per chi scrive. O almeno lo è in qualche caso.
    Grazie, Morena.

    elisabetta

  • Grazie a te, Elisabetta, della lettura.
    Internet è un grande mezzo ed è bello che dia voce a tutti. Si può benissimo ‘pubblicare’ in rete e avere uno scambio con i propri lettori anche senza ricercare la pubblicazione ad ogni costo. È un mezzo che ho sempre usato e che uso tuttora. Ma è giusto che chi lavora tanto su un testo possa trovare un interlocutore disposto ad un confronto, io credo.

    La scrittura resta ma a volte serve anche altro.

    Grazie anche a Paolo: Non molleremo 😉

    E grazie anche a Daniele e a Clelia che mi ospitano.

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