MORETTI CONDANNATO E RICCARDO LICENZIATO

della Cassa di solidarietà fra Ferrovieri

Cari colleghi, care colleghe,
il comunicato di inizio anno della Cassa ricordava due importanti appuntamenti del mese di gennaio: la sentenza di primo grado del processo sulla strage di Viareggio e il pronunciamento della Corte di Cassazione di Roma sul licenziamento del nostro collega Riccardo Antonini.
Ebbene, i vertici FS (Moretti in primis) sono stati tutti condannati dal Tribunale di Lucca con sentenza del 31 gennaio e il 4 aprile è giunto dalla Cassazione anche il verdetto finale su Riccardo (emesso il 18 gennaio !), con la conferma (purtroppo) del suo licenziamento.
Da cittadini e ferrovieri una domanda sorge spontanea: se la sentenza di Viareggio stabilisce (dopo 147 udienze) che ci sono state responsabilità pesanti da parte dei dirigenti FS, tanto da arrivare ad una condanna di svariati anni, come è possibile che altri giudici si pronuncino avallando il licenziamento di un lavoratore che è stato allontanato dal proprio posto di lavoro proprio perché aveva sostenuto quello che un Tribunale ora conferma?
Inoltre, se la Cassazione aveva deciso l’esito già il 18 Gennaio, perché aspettare quasi 3 mesi per notificarlo?
Si dice nella sentenza: Antonini ha violato l’obbligo di fedeltà ed è venuto meno il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. Da lavoratori ci chiediamo: fino a dove deve spingersi quell’obbligo di fedeltà, quel rispetto del tanto sbandierato Codice Etico, quando la sicurezza viene meno al punto che un disastro provoca 32 vittime, feriti gravissimi e un quartiere devastato dal fuoco? Di chi sono le responsabilità quando avvengono tali tragedie? La sentenza del 31 gennaio ha già risposto a questa domanda…
Leggiamo dal portale Trenitalia, “Linea Diretta”, un comunicato che di etico non ha granché, in particolare nei passaggi “All’esito dei tre gradi di giudizio emerge con chiarezza che l’operato di Ferrovie dello Stato nei confronti del dipendente si è dimostrato pienamente corretto” e “la Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento fu correttamente intimato”.
L’azienda ribadisce con forza che, non importa il “perché” dell’operato del dipendente, importa solo il “cosa”. E si capisce anche il perché: il messaggio è per tutti i ferrovieri: “state zitti, non parlate, non denunciate, qualunque cosa avvenga, altrimenti sarete bollati come infedeli e puniti come tali. O con noi, o contro di noi”.
La Cassa di Solidarietà (e crediamo di interpretare anche il pensiero dei nostri iscritti) esprime tutta la sua vicinanza e sostegno a Riccardo, per una battaglia condotta fin dall’inizio con determinazione e dignità, senza accettare ricatti di sorta, perché quello che Riccardo ha fatto è Giusto, perché il posto di lavoro è sacrosanto, ma tornare a casa la sera sani e salvi lo è di più, come lo è di più la sicurezza collettiva.
La Cassa continuerà a sostenere Riccardo per le spese processuali, perché Riccardo non è solo e perché questo è il nostro fine: permettere a ognuno di difendersi contro lo strapotere aziendale.
Invitiamo quindi a rinnovare l’iscrizione, a iscriversi e a far iscrivere quanti più colleghi possibile, per poter rendere la Solidarietà un’arma sempre più potente contro l’indifferenza e l’ingiustizia.
La solidarietà è il primo passo verso la libertà!

Aprile 2017
Il Direttivo della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri
Conto Corrente postale n. 71092852 intestato a Crociati Marco
Sede: via dell’Acqua Acetosa 2/a 00043 Ciampino (RM)
e-mail: cassadisolidarieta@gmail.com
internet: http://www.casofs.org

alexik

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