Nella losca ferrovia, ia-ia-ohhhhh – 2

Seconda puntata

di Angelo Maddalena (*)   

Tiburtina, e anche Termini in metro: monaco artista senza biglietto e con una buona vista (ma un po’ di biglietto c’è! Purtroppo): 29 dicembre 2013, da Tiburtina è tutto.  

A Tiburtina miracolo di mattina: un labirinto in una stazione, un binario irraggiungibile (binario 2, est?) un treno fantasma… un ritorno di fiamma e poi la scoperta del segreto: prima comprare, poi viaggiare! Proprio così: è stato detto e annunciato, spiegato, ma in questo caso dichiarato dall’omino impiegato.

Allora ieri mattina siamo a Tiburtina, stazione dei treni di Roma. Dobbiamo andare a Tarquinia (io, chitarra e zaino e libri!)… e nel Salone o androne centrale della stazione, in tanti; almeno una giovane donna che deve andare a Orvieto è in cerca di un binario come me, credo si chiami Giovanna, bella, irpina. Guardiamo gli orari dei treni nei tabelloni: il mio per Tarquinia non c’è, scoprirò dopo che devo prendere un treno per Termini e da lì aspettare il treno per Tarquinia (treno regionale per Pisa, Regionale Veloce). Allora io faccio in modo di andare nella direzione della ragazza per parlare un po’ con lei, e scopro con lei che le indicazioni per andare ai binari ci portano in un vicolo cieco. Saliamo le scale mobili, ci guardiamo intorno e non c’è niente: un ascensore, un ballatoio, ma nessun accesso ai binari, allora riscendiamo giù, e non capiamo… che cazzo ci mettono le scale per andare su!

Dopo un po’ io trovo il treno per Termini: è al binario 2, vado verso il binario 1 e 2 est, che sono indicati in direzione dei binari da 2 a 25. Ma una ragazza mi dice che il binario 2 non esiste, c’è solo il binario 2 est. Io non ho molto tempo, il treno parte alle 11; arrivo al binario 2 est alle 11 e 3 o 4 minuti, i due soli passeggeri che attendono mi dicono che non è partito nessun treno nei minuti precedenti e che da lì partono treni per Fasano e per Pescara… Mi siedo per riposarmi un po’ e poi torno verso il Salone o androne centrale. Prima di arrivare chiedo a un omino impiegato col cappellino, informatore o tubista o paraferroviere: «Senta, ma dov’è il binario 5?» (da dove parte il treno per Roma Termini, un’ora dopo, cioè alle 12 e 20; nel frattempo sono stato alla libreria della stazione Bori Book a spulciare libri). Lui mi dice di fare una strada molto più breve e semplice di quella che indicavano le frecce per andare ai binari 2-25. Allora io gli chiedo: «Ma perché ci mettono le frecce e fanno fare un giro largo e perdimentoso?». Mi dice molto semplicemente: «Perché nella direzione che indica i binari 2-25 ci sono i negozi, il centro commerciale, così chi vuole comprare compra, e poi da lì può andare anche ai binari». Ho capito: «prima comprare poi viaggiare!». Alterghé! Io per non sapere leggere e scrivere (ppi ssì e ppi nnò, ppi nun sapiri leggiri e scriviri, cioè per mettere le mani avanti e pararmi il culo), il giorno prima avevo viaggiato felicemente e gratuitamente tra Spello e Roma. Alla metro di Termini per andare ad Anagnina avevo detto che ero monaco-artista e il tipo della metro mi aveva fatto passare senza biglietto, magra consolazione in confronto alle peripezie di Tiburtina, ma almeno ho scoperto la verità rivelata che avevo già intuito: a loro non interessa il viaggiatore, ma il compratore, e se non vuoi essere compratore, per lo meno ti fanno perdere un treno e un’ora di tempo, se proprio non riescono a farti perdere la dignità.

(*) Angelo viaggia molto. Per portare in giro i suoi spettacoli, per il piacere di incontrare le persone. Quando può preferisce in bicicletta (io l’ho conosciuto così, per caso) altrimenti sceglie il treno. Ma le ferrovie italiane sono un’offesa, una schifezza, una truffa; così Angelo inizia a tenere un diario. Di solito fogliacci scritti a penna perché raramente ha un computer con sé. Io ho ricevuto questi appunti scritti a fine dicembre, mi sono piaciuti e li ho postati. Spero ce ne saranno altri. (db)

 

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