Non ci dimentichiamo di Bradley Manning

del «Centro di ricerca per la pace e i diritti umani» di Viterbo (*)  

La società dello spettacolo – e l’apparato dei mass-media che ne è la falange – ha i suoi ritmi indiavolati, e in un attimo la mercificazione tutto liquefà e trangugia. Anche la commozione.

La narcosi divora la memoria, l’esibizione di sempre nuovi simulacri oblitera la realtà, la realtà in cui restano impigliati i concreti sofferenti esseri umani.

E se si subisce l’ipnosi dei media è facile dimenticare ciò che appena ieri ci toccava nel profondo, sinceramente ci appassionava.

Anche a questa rapina occorre opporsi.

E’ ancora prigioniero Bradley Manning.

Ed è ancora in corso il suo processo, iniziato con enorme ritardo dopo una lunghissima detenzione in condizioni di effettuale tortura.

Bradley Manning sta subendo da anni una feroce violenza, una brutale detenzione, un sordo accecante isolamento, disumane pratiche di umiliazione, per aver denunciato la commissione di omicidi, per aver fatto quello che tutti i codici, che tutti gli ordinamenti giuridici chiedono a qualunque onesto cittadino, a qualunque persona dabbene: denunciare i delitti, opporsi agli omicidi.

Non ci dimentichiamo di Bradley Manning.

Che il processo in corso faccia piena luce e riconosca quindi l’autentico significato e l’autentico valore dell’operato di Bradley Manning; e che si concluda con la sua assoluzione da tutte le imputazioni, e con il pieno riconoscimento della bontà della sua azione di denuncia di crimini, della sua azione per salvare le vite umane, della sua azione compiuta nel rispetto più profondo e nell’applicazione coerente delle più basilari e ineludibili leggi di ogni ordinamento giuridico democratico, di ogni stato di diritto, del suo stesso Paese; con il pieno riconoscimento della bontà della sua azione compiuta in obbedienza al primo dovere morale di ogni essere umano: tu non uccidere, tu non essere complice di delitti, tu impegnati per quanto in tuo potere a salvare le vite.

Mentre il processo è in corso, continuiamo a chiedere conto della sua incolumità e dei suoi diritti al governo degli Stati Uniti che lo sta barbaramente perseguitando.

E chiediamo anche al nostro governo di chiederne conto al governo americano.

E chiediamo anche all’Unione Europea di chiederne conto al governo americano.

E chiediamo anche all’Onu di chiederne conto al governo americano.

Chiediamo e chiediamo che queste istituzioni chiedano, che il governo degli Stati Uniti d’America cessi di perseguitarlo.

E ribadiamo la nostra persuasione: che per aver denunciato delle stragi, per aver agito al fine di impedire nuove stragi, Bradley Manning debba non solo essere immediatamente liberato dal carcere e sollevato da tutte le imputazioni, ma debba essere onorato come persona buona, che ha compiuto non solo il dovere di ogni cittadino di un Paese democratico, ma anche il dovere di ogni essere umano: il dovere di non essere complice degli assassini, il dovere di denunciare gli omicidi, il dovere di cercar di salvare le vite.  

(9 luglio 2013)  

(*) Per contattare il «Centro di ricerca per la pace e i diritti umani»: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo; e-mail: nbawac@tin.it; web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Redazione
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Un commento

  • così NOAM CHOMSKY:
    Bradley Manning dovrebbe essere considerato un eroe. Sta facendo quello che ogni cittadino onesto e rispettabile dovrebbe fare: rivelare al popolo cosa stanno facendo il governo e quelli che hanno il potere. Loro vogliono tenere tutto segreto, naturalmente

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