Non è sorprendente

ovvero don Piero, Desmond Tutu, la violenza maschile

di Maria G. Di Rienzo

«E’ profondamente triste, anche se forse non sorprendente, sapere che circa il 70% delle donne fanno esperienza di violenza fisica e/o abuso sessuale durante la loro vita. Nonostante i nostri progressi, questo mondo resta crudele e arbitrario per troppe donne e bambine. Ma non prendetevi in giro da soli: questa non è la cosiddetta “questione femminile”. Sappiamo che la violenza sofferta dalle donne è per lo più inflitta loro dagli uomini con cui condividono le loro esistenze: padri, mariti, compagni. Se la maggioranza delle donne in questo mondo hanno sofferto per mano dei loro uomini, quanti milioni di uomini hanno ferito donne e abusato di loro? Quanti altri milioni sono rimasti a guardare e hanno lasciato che ciò accadesse? Gli uomini hanno molto di cui rispondere, non si può negarlo. Abbiamo costruito istituzioni che opprimono e fanno del male alle donne, e giustifichiamo le nostre pratiche dicendo che si tratta del “modo in cui vanno le cose” o di come “le cose sono sempre andate”. Pure, come dico spesso, io sono prigioniero della speranza. Io credo che gli uomini possano contribuire a far terminare queste pratiche. Possiamo rifiutarci di partecipare, possiamo rifiutarci di condonarle. Possiamo fare un passo in più e mettere in piedi una campagna contro di esse. E’ per questo che chiamo gli uomini e i ragazzi a prendere posizione contro il maltrattamento di bambine e donne. E’ facendo questo che diamo la nostra vera misura di uomini». Desmond Tutu, arcivescovo anglicano, premio Nobel per la pace, 22 novembre 2012 (estratto da un più ampio articolo: la traduzione è di Maria G. Di Rienzo)

A beneficio del don Piero di San Terenzo, affinché metta in pratica i propri consigli e faccia “sana autocritica”. Magari il prossimo manifesto sgrammaticato può scriverlo per i suoi confratelli: tipo il “don Mercedes” ridotto di recente allo stato laicale per traffici sessuali con ragazzini, il don Alberto arrestato a novembre per violenza sessuale su sei detenuti, il don Giangiacomo che ha abusato di una tredicenne in luglio, il don catanese che si faceva filmare con le sue amanti (e non mentre prendevano un aperitivo)… e visto che c’è estenda l’invito all’autocritica al factotum dell’ex parroco di Rovereto, sì, quello che stava nel comitato di ricevimento del papa a giugno e che successivamente hanno trovato nudo in una doccia con un bambino di 11 anni.

Quando avrà terminato, potrebbe trovare il tempo di chiedere scusa alle famiglie delle donne assassinate quest’anno: ci metterà un po’, don Piero; se non ho fatto male i conti sono 131 e l’anno non è ancora finito. Abbiamo battuto il record del 2011 e i cadaveri di Olga e Francesca sono ancora caldi. E’ profondamente triste ma, grazie anche a uomini come lei, non è sorprendente.

UNA NOTA PER CHI “FUGGE” I MASSMEDIA

Il don Piero al quale si riferisce il post di Maria G. Di Rienzo è Piero Corsi, parroco di San Terenzo a Lerici che ha affisso in bacheca un manifestino in cui addossa alle donne (“troppo provocanti”) la responsabilità delle violenze subite. Se ho ben capito il parroco si è ispirato a un articolo del quotidiano “Il secolo” ma a scandalo scoppiato – per confermare che è farina del suo sacco – intervistato da un giornalista del Gr-1 ha detto “o è frocio anche leo?”. Poco fa ho sentito in radio che si è dimesso. Ma ciò non elimina il prpoblema: molti, nella Chiesa e fuori, la pensano (si fa per dire) come lui. Leggere il libro “Puttana Eva” tanto per rinfrescarsi la memoria. (db)

Redazione
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4 commenti

  • Mi chiedo, ma quando queste persone pregano, per cosa pregano, per chi pregano, come pregano , chi pregano? Quali orecchie accoglieranno queste preghiere? Davvero non Riesco a trovare risposte.

  • è vero daniela e poi come è possibile che non vengano zittiti da quelle autorita eclesastiche che zittiscono i preti che si schierano con i deboli

  • A quanto pare don Corsi non si è “dimesso” ma ha solo preso una pausa di riflessione (mah). Interessante il comunicato di NOI SIAMO CHIESA che incollo qui sotto (db)
    “Il vescovo di La Spezia sospenda don Corsi dalle sue mansioni. La vicenda sia l’occasione per riflettere sui problemi di fondo posti dai femminicidi”

    Il testo affisso da don Pietro Corsi e le sue scomposte reazioni nei confronti della stampa (per esempio si legga l’intervista di oggi su “Repubblica”) sono espressione di una personalità priva di equilibrio e di controllo. Però portano a galla in forme esasperate posizioni culturali e sensibilità ancora presenti nella pancia di una parte non irrilevante del mondo cattolico, quello tradizionalista, bigotto e fortemente maschilista. E’ spiacevole constatare questa situazione. In questo senso sono eloquenti l’appoggio senza pudore a don Corsi da parte dei siti della destra cattolica “Pontifex” e “Sacrum Imperium”.
    Bene ha fatto il vescovo Mons. Ernesto Paletti a intervenire rapidamente nei confronti di don Corsi.
    Sarebbe auspicabile che ora egli non si fermasse a metà e che abbia la determinazione necessaria a sospenderlo dalle sue mansioni attuali.
    Questa vicenda, giustamente ripresa da tutti i media, dovrebbe facilitare a tutti quelli che in questo periodo approfondiscono il fenomeno del femminicidio ad andare aldilà della cronaca.
    Due sono le cose di immediato periodo di cui occuparsi:
    –l’intervento delle istituzioni (forze dell’ordine, legislazione…) deve qualitativamente migliorare;
    –è necessario un intervento pubblico nei confronti delle coppie in forte conflitto anche per quanto riguarda l’accompagnamento psicologico e sociale.
    Per quanto ci riguarda come cattolici da tempo abbiamo riflettuto, discusso e scritto sulla rivoluzione necessaria per leggere con occhi nuovi il Vangelo onde trarne indicazioni diverse da quelle, troppo comunemente ora condivise, per quanto riguarda il rapporto uomo-donna nella nostra Chiesa e nella società. La pastorale, gli stessi ministeri, l’organizzazione interna della comunità dei credenti, la morale sessuale e famigliare, la scuola e i seminari dovrebbero ispirarsi allo spirito del Concilio Vaticano II, usando di più le parole della libertà e della responsabilità per cercare di superare in tal modo i “complessi” secolari che hanno ingessato il ruolo di evangelizzazione della Chiesa.
    Roma, 27 dicembre 2012 – NOI SIAMO CHIESA

  • ricevo da Beppe (che ringrazio) e posto per sollecitare una discussione

    IL MASCHIO DEBOLE
    Don Piero Corsi esponendo quel volantino in cui accusava le donne di essere corree del loro assassinio si aspettava consensi. Li ha avuti solamente da un sito preconciliare come Pontifex. Il suo stesso vescovo gli ha imposto di togliere quel comunicato delirante e di fare silenzio. Evidentemente le centoventidue donne uccise nel 2012 cominciano a fare notizia. Centoventidue è una cifra enorme in assoluto, se poi la si paragona ai cinquantadue caduti italiani in dieci anni di guerra vera come quella in Afghanistan, si ha la misura della follia di certo mondo maschile. Il fenomeno non è nuovo.
    Sino a pochi decenni orsono il codice penale italiano contemplava
    l¹attenuante del delitto d’onore che rendeva il corpo femminile di esclusiva
    proprietà maschile. La scomparsa di quell’articolo, il nuovo diritto di
    famiglia, sono il risultato non solo delle lotte delle donne ma anche di una
    nuova maturità della società italiana. Come tutti i mutamenti che toccano
    processi di lunga durata i percorsi non sono mai lineari; hanno momenti di
    rinculo e sacche di resistenza. Gli stessi sistemi religiosi, ben differenti
    dalla spiritualità, faticano a prendere coscienza della nuova realtà.
    Organizzazioni che vivono in perenne contraddizione, perché il controllo
    della sessualità e della morte, sono punto centrale della loro predicazione
    e ritualità. In quest’ottica il corpo femminile è visto con sospetto se non
    peggio.
    I sistemi religiosi monoteistici sono un tentativo di imbrigliamento del
    sacro, che non è solo il luogo del positivo ma anche del tremendo. Il sacro
    è stato da sempre il tentativo delle società umane di trovare risposta ai
    due misteri fondanti: la nascita e quindi la riproduzione, e la morte. Nella
    sessualità si è sempre espresso il potere archetipico della donna e la
    volontà maschile della proprietà. Possedere il corpo femminile era per il
    maschio controllare la propria discendenza, escludere gli altri maschi per
    averne certezza. Più discendenti, più ricchezza e più potere. Un ordine che
    non poteva essere messo in discussione pena le rappresaglie più dure.
    Quanto i sistemi religiosi abbiano contribuito alla creazione di
    quell’immaginario, lo si può rilevare in un “brebu” – una
    formula/preghiera – di guarigione dalla mastite, che raccolsi qualche anno fa
    a Nuxis nel Sulcis. «Ci fiant tres feminas/ sciaquendi lana in d’unu arriu/
    est passau Santu Simoni/ e subitu esti istetiu agrediu/ Labai, labai Santu
    Simoni/omini mannu e piticu de pessoni/ si de sa pessoni mia s’arrieis?/
    Peritu (mastite) si caliri e mai n’di saneis/ Ohi nossi, nosu no s’arrieus/
    de sa pessoni bosta/ s’arrieus de sa banidari nostra/ Si de sa banidari
    bostra s’arrieis/ peritu si caliri e Œndi saneis». Il brebu continua con la
    presa in giro di Sant’Emiliano per la sua statura e per la barba lunga sino
    al ginocchio. Anche lui fa ammalare le donne di mastite e poi le guarisce
    quando confessano di ridere della loro vanità. I due santi, alla messa in
    dubbio della loro autorità e virilità, rappresentate dalla statura e dalla
    barba, reagiscono togliendo alle donne il loro potere: quello del nutrimento
    dei loro figli. Uno scontro fra virilità e femminilità dove la prima vuole
    detenere il controllo della seconda. Le donne, in questo brebu, rinnovano la
    loro subordinazione, perché solo così possono essere. Per farlo rinunciano a quella che viene definita banidari-vanità. Termine che in altri tempi era
    sinonimo di seduzione, adescamento.
    Don Piero Corsi, di sicuro, non conosce questa preghiera, ma le sue parole
    hanno raccontato quel conflitto in tutta la sua arcaicità. Solo che oggi,
    sotto le dubbie apparenze di un atteggiamento puritano, mostrano il maschio
    debole ed impaurito. Un individuo incapace di rapportarsi con le donne che
    dispongono del loro corpo e della loro indipendenza. Maschi in crisi, che
    concepiscono una sola forma di relazione con il femminile: la violenza.
    Aggressioni che per massima parte avvengono in famiglia. Altra formazione
    sociale mitizzata dai sistemi religiosi.
    Il percorso è lungo, impegna tutti, in particolare le donne per come
    allevano i loro figli sia maschi che femmine, perché sono loro le artefici
    della prima socializzazione e della trasmissione dei valori. Tutto ciò non
    cancella le responsabilità dei maschi. Il mondo è cambiato anche per chi
    vorrebbe che il tempo si fermasse. In fin dei conti il parroco di Lerici è
    stato utile, così come lo è Pontifex. Mostrano le nostre contraddizioni.
    Quello che non si vorrebbe essere. Auguri per un 2013 migliore.

    di Nicolò Migheli
    (Sardegna Democratica) – 28/12/2012

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