Non esproprio proletario

Non esproprio proletario

Di Mauro Antonio Miglieruolo

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Riporto una notizia, una lieta notizia, anche se sembra che l’iniziativa non abbia conseguito a pieno i suoi obiettivi, che mi ha riportato di peso agli anni settanta. Ai begli anni delle lotte di massa contro le speculazioni  sui consumi dei lavoratori. Una manifestazione che sembra sia stata organizzata dagli, a me personalmente sconosciutissimi, Blocchi Precari Metropolitan (Carneade, chi era costui?), gruppo che spero non mi rimanga a lungo tale. La titolazione del pezzo che lo descrive è come al solito insidiosa. La manifestazione è infatti definita “esproprio proletario”. Entrando nella notizia si scopre però che si è trattato di tutt’altro: di una sorta di embrionale trattativa sindacale sui prezzi delle merci.

I protagonisti del NON esproprio infatti non prendono la merce e se ne vanno. Riempiono i carrelli con generi di prima necessità (nonché di quaderni che, data anche la stagione, possono indubbiamente essere annoverati tra i generi di prima necessità) e si presentano tutti insieme alle casse, bloccandole: pretendono, gli assurdi, pochi come sono (si sarebbero dovuto presentare in mille, almeno) di trattare i prezzi con il direttore del supermercato. Il direttore invece di aderire alla richiesta si rivolge alla polizia che interviene in tenuta di sommossa.

Non sto qui a stigmatizzare questo ricorrente presentarsi in assetto di guerra da parte della polizia, i cui comportamenti diventano di giorno in giorno sempre più intimidatori e violenti, nello stesso tempo che i pennivendoli al servizio della borghesia promuovono campagne sempre più demenziali sulla violenza, i quali però quando si tratta di violenza contro i proletari, anche giudiziaria  (ricordate il manifestante NO-TAV incriminato e sbattuto in galera per aver osato trattenere per un braccio un agente un po’ troppo coinvolto nel suo ingrato compito di manganellatore?), tacciono, minimizzano, o giustificano. Non abbiamo la forza di pretendere che questi comportamenti cessino, pertanto non è il caso di continuare a lamentarsene. Riserviamoci piuttosto di organizzare campagne di dissuasione in proposito e al più presto.

Quello che mi interessa sottolineare invece è l’importanza del percorso inaugurato con questo primo tentativo presso il Supermercato Panorama di Via Tirburtina (non il primo veramente: nel 2004 c’è stato un caso analogo, che si è concluso con l’assoluzione delle 39 persone che allora erano state denunciate). Un percorso che salta ogni mediazione partitica e sindacale e affida all’iniziativa e alla volontà dei lavoratori il problema di fare qualcosa di serio per contrastare la crisi.

E quale iniziativa più seria che quella di intervenire dal basso sui prezzi? Che quella di dire “basta e non più”, è vostro compito bloccare le manovre speculative, razionalizzare il sistema distributivo ecc.  Le uniche iniziative serie in questa fase sono quelle che possono fare intendere a chi deve intendere, che ai loro giochi non ci stiamo più. Che bisogna diano anche a noi la possibilità di vivere, altrimenti sarà il sistema ad andare in tilt.

E che non tirino fuori la vecchia storia che siamo sulla stessa barca, perché non serve. Anzi la tiriamo fuori noi per primi la storia della barca. Vi invitiamo pertanto a non agitarvi troppo, a non esagerare con i manganelli, perché se la barca si rovescia è peggio per tutti. Soprattutto per voi, che più avete da perdere. Noi solo le nostre catene.

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