Parco dei gessi o parco dei cessi?

di Vito Totire (*)

Ancora stillicidio di smaltimenti abusivi in val di Zena/Idice (Bologna)

Occorre una campagna di informazione-formazione-vigilanza

Evitiamo che qualcuno trasformi il Parco dei gessi in Parco dei cessi…

Nonostante le recenti segnalazioni e i ripetuti solleciti a rendere più efficace ed ergonomica la vigilanza per la prevenzione, gli smaltimenti abusivi di rifìuti provenienti da attività produttive continuano. Le quantità non sono, come si suol dire, “industriali” nondimeno si tratta di rifiuti tossico-nocivi o pericolosi (derivanti forse anche da attività e piccoli cantieri in nero).

Avvistati sabato scorso: una tanica contenete sottoprodotti petroliferi in territorio di Monterenzio località Pizzano, e l’accoppiata water – ancora una volta – con secchio (pieno) di “tempera” di fronte alla grotta del Farneto.

Si tratta di territori in cui avevamo rilevato, nell’ultimo anno, numerosi smaltimenti abusivi: due di cemento amianto a Monterenzio e altrettanti di sottoprodotti petroliferi o residui di attività di cantiere edile di fronte alla grotta del Farneto (San Lazzaro di Savena). Certo sempre “piccole” quantità, ma nel segno dell’abusivismo e comunque pericolose per l’ambiente e per la salute collettiva.

A San Lazzaro è motivo di sorpresa il fatto che nello stesso sito continuino gli smaltimenti abusivi nonostante le segnalazioni, il pronto intervento dell’amministrazione e la vigilanza già dispiegata: «Oltre 200 multe dall’inizio dell’anno grazie alle telecamere»: cfr Il Resto del Carlino (25.8.2019). Occorre

evidentemente monitorare con telecamere ANCHE grotta del Farneto, sito peraltro sensibile e nel quale qualcuno deve aver scambiato Parco dei gessi per “Parco dei cessi” …

Più inadeguata la vigilanza nel comune di Monterenzio dove per esempio sono comparse telecamere – san Benedetto del Querceto – così grandi da dare nell’occhio (già funzionanti?) mentre è opportuno che il monitoraggio sia molto più discreto. A ogni modo nel territorio deve essere rilanciata una campagna informativa e di prevenzione che induca i cittadini e le imprese a comportamenti corretti e a non confondere più (consciamente o inconsciamente) rifiuti tossico-nocivi con quelli assimilabili ai “rifiuti solidi urbani”.

I casi che segnaliamo non comportano solo lo scaricare sulla collettività oneri che devono rimanere privati ma pure rischi di sversamento e inquinamento del suolo, dell’aria e dei corsi d’acqua in aree di pre-parco che devono essere particolarmente protette.

(*) Vito Totire a nome del coordinamento AEA (Associazione Esposti Amianto) e del circolo Chico Mendes

 

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