MilanOltre: danza di primo autunno

di Susanna Sinigaglia

MilanOltre 2019

27 settembre-13 ottobre

Puntuale come ogni anno, a fine settembre è tornato MilanOltre, il festival di danza di primo autunno.

La mia frequentazione della rassegna è iniziata con la visione della coreografia di Simona Bertozzi prodotta da Nexus, Agon-Teens. L’artista, che da diversi anni si rivolge a bambini e adolescenti, così presenta il suo nuovo progetto:

Vorrei orientare il lavoro sulla dimensione ludica dell’agonismo. Soffermarmi sull’esercizio ostinato, la sfida e il confronto…”

Agon-Teens

La performance inizia con la progressiva entrata in scena dei giovani interpreti che a turno si esibiscono in una loro speciale prodezza, una specie d’impronta personale. L’età delle bambine-bambini/adolescenti è compresa fra gli 8 e i 16 anni e resto sorpresa dalle capacità di coordinazione dei più piccoli, da come padroneggiano il proprio corpo.

Comincia un ragazzino biondo dai capelli arruffati lunghi fin quasi a sfiorargli le spalle, magrissimo, che attraversa in lungo e in largo lo spazio eseguendo una serie continua di ruote per poi scomparire dietro il sipario. Questo ragazzino mi colpisce in modo particolare anche in seguito perché sembra muoversi in completa autonomia tanto che a un certo punto, dopo un’altra esibizione, va a sedersi per terra accanto a una signora del pubblico e dove mi trovo anch’io. Un’altra ragazzina, sui dodici anni, percorre il palco con rovesciate all’indietro così audaci che a un certo punto temo che si spezzi in due…

Le adolescenti hanno già assunto la postura delle professioniste, si vede che stanno per spiccare il volo.

 

Mi suscita però grande meraviglia un bambino – non dimostra più di 10/11 anni – che contrariamente al primo, anarchico, è impeccabile nel coordinarsi con le ragazze più grandi.

Dopo l’esibizione delle “specialità” individuali, i ragazzini e le adolescenti giocano fra loro in coppia, a gruppetti di tre o quattro per poi sciogliersi e cercare altri partner.

 

Mano a mano che la coreografia procede cresce come un’onda e, alla fine, i giovani performer si ritrovano tutti insieme in una danza trascinante per l’entusiasmo e la freschezza con cui viene eseguita, unendo elementi di classico e contemporaneo con grande disinvoltura. Suscitano tenerezza e commozione.

https://www.milanoltre.org/bertozzi-agonteens/

 

Petruška

Coreografia e Compagnia

di Virgilio Sieni

Come prologo di Petruška, Virgilio Sieni ha scelto una composizione di Giacinto Scelsi, Chukrum; il commento ironico di un ascoltatore su Youtube (quando finiscono di accordare?) interpreta paradossalmente in pieno l’essenza dello stile minimalista che la anima (si può ascoltare il brano al primo link in fondo alla recensione). È un pezzo per orchestra d’archi vibrante, avvolgente, che sembra alludere a qualche mistero di difficile decifrazione, perfetto per introdurre il Petruška di Stravinskij; personaggio-marionetta che ricorda un po’ Pierrot e un po’ Pulcinella ma dal destino tragico, inspiegabilmente crudele.

Le note stridenti degli archi accompagnano alcune figure diafane di cui si distinguono solo le mani, nere, danzanti dietro uno sipario velato, nebbioso. Si muovono a tratti vorticosamente, a tratti dolcemente, sembrano esplorare e rincorrere lo spazio. Il gioco prosegue per tutta la durata del brano musicale e forse è un suo limite, perché alla lunga quando se n’è capita la funzione e il senso perde il fascino del suo mistero.

 

Altro errore, è stata l’interruzione fra una coreografia e l’altra. Così, la magia si è interrotta.

Petruška inizia in modo molto bello. Sei danzatori, suddivisi in gruppetti di tre, riprendendo il motivo della coreografia precedente entrano in scena da due sipari velati opposti ai lati del palco; anche i loro costumi sono velati, hanno il capo avvolto in turbanti e maschere dipinte sul viso. Come sarebbe stata più suggestiva l’entrata, però, se fosse avvenuta senza soluzione di continuità con le note di Scelsi!

I performer interpretano Petruška, il Moro e la Ballerina. Il primo è contrassegnato dalla cresta caratteristica sul suo copricapo; il secondo, dal viso scurito e la terza dal suo essere… una ballerina.

 

Suggestivi sono i numerosi passaggi attraverso le cortine velate, i danzatori si muovono con grazia e tecnica perfetta con un deciso riferimento alla danza classica. Perfezione e leggiadria finiscono però per ingessare la danza negli stilemi del balletto, ingabbiandola sempre sullo stesso registro. In questo modo, si perdono gli elementi di contrasto che caratterizzano la coreografia di Petruška del 1911, di Michel Fokine, e che ne esaltano le note drammatiche. Nella coreografia di Sieni, per esempio, manca qualsiasi riferimento alla festa di paese che apre e chiude l’originale; un fattore chiave in quanto sfondo e contenitore degli eventi funesti che si stanno svolgendo dietro le quinte. Nella versione di Fokine mentre in piazza si folleggia, nelle segrete stanze della casa dove vivono le marionette insieme al loro padrone, fra Petruška e il Moro scoppia il conflitto che finirà in tragedia proprio sulla piazza fulcro della festa; la quale assume, al confronto, toni quasi beffardi (vedi al secondo link qui sotto; al terzo si può vedere il trailer della Petruška di Sieni). Oltretutto, il folclore russo in Stravinskij ricopre un ruolo di grande importanza e sicuramente la coreografia di Sieni si sarebbe impreziosita se ne avesse proposto un’elaborazione attuale.

Davvero un peccato…

https://www.youtube.com/watch?v=AHlF2lwVrcY&t=199s

https://www.youtube.com/watch?v=XvXlFKvpoOg

https://vimeo.com/264487188

https://www.milanoltre.org/sieni-petruska/

Solo Goldberg Variations

Coreografia e interpretazione di Virgilio Sieni

 

In questo assolo Sieni ripercorre sulle note della musica di Bach, in un viaggio interiore, le tappe della propria esperienza di artista accompagnato al pianoforte dal vivo da Andrea Rebaudengo.

Inizia senza preamboli, con gesti tipici del suo stile, a scatti veloci. Accenna una breve sequenza, si ferma, riprende. A tratti il respiro è affannoso. Prosegue poi in crescendo esplorando lo spazio, sdraiato a terra, seduto, in piedi e poi ancora disteso in un moto che a volte interrompe come per riflettere. Dopo una mezz’ora circa di azioni e pause, il gesto si ammorbidisce, si allarga e respira fino a formare alcune belle figure che ricordano il “Cristo” di Andrea Mantegna. È un’esperienza molto intima, quasi commovente.

Alla fine di questo percorso meditativo, mi è sembrato perciò un po’ opinabile il ricorso al coinvolgimento del pubblico (alcune persone hanno così eseguito con lui una sequenza di danza). Chissà, forse un vezzo a cui non ha voluto rinunciare…

Shifting Perspective

Coreografia di Diego Tortelli

La sala Fassbinder dell’Elfo Puccini, che ospita il festival, è allestita in modo particolare. Il palco, al centro, è circondato da una specie di corridoi per il pubblico che può anche sedersi ai bordi del palco stesso. Ci consegnano delle cuffie e ci spiegano che possiamo seguire la danza scegliendo fra tre possibili “colonne sonore” ovvero, più precisamente, ascoltare la musica scegliendo fra tre stili diversi. Una danzatrice giapponese e due danzatori – un bianco e un nero – sono gli interpreti straordinari di una coreografia profondamente innovativa. Ha spessore culturale – vi si possono intravedere riferimenti nobili come alle coreografie della Bauhaus, per esempio –, ma il loro modo di usare il corpo è stupefacente. Vettori saettanti nell’aria, più veloci del suono che sembra riconcorrerli, s’intrecciano in grovigli di materia che poi si libera creando continuamente forme diverse.

ph Franz Kimmel

 

I costumi dei danzatori – che ricordano anch’essi gli stili della Bauhaus – accentuano la dinamica del loro movimento, gli imprimono ulteriore slancio con quelle forme geometriche disegnate, sul bianco, dal rosso e dal blu.

Seguo la danza seduta ai bordi completamente rapita dalla nuova esperienza; provo a cambiare i registri delle sonorità passando da uno tipo jazz a uno armonioso, come eseguito da un insieme orchestrale, a un altro a ritmo di rock. I danzatori a volte mi arrivano vicinissimi, mi guardano persino negli occhi. Poi quando la performance arriva alla fine, uno dei tre termina la sua esibizione con il corpo completamente proteso in avanti, verso terra, con lo sguardo puntato verso di me; simile a una freccia pronta a scoccare dall’arco.

Poiché al pubblico era permesso scattare foto, se ne possono trovare altre all’indirizzo Instagram riportato di seguito: @yourownperspective

https://www.milanoltre.org/tortelli-shifting/

 

#00000a;">Nota dell’autrice

New Ocean, di Richard Siegal, è l’ultimo spettacolo che ho visto in questa edizione di MilanOltre. È una ripresa di Ocean, coreografia di Merce Cunningham su musiche di John Cage, un omaggio di Siegal al grande coreografo a dieci anni dalla sua morte. Ocean è un lavoro estremamente complesso e innovativo, denso delle idee di entrambi i geni, e nello stesso tempo gioioso e lieve. Della durata di 90 minuti e concepito per essere rappresentato in uno spazio circolare con il pubblico disposto tutt’attorno e a sua volta circondato da un’orchestra composta da 150 musicisti, fu realizzato dopo la morte di Cage in molti luoghi diversi dai teatri tradizionali e in molte varianti.

Ora, con tutto il rispetto per il lavoro di Siegal molto poco di quello spessore mi è sembrato di scorgere nelle atmosfere, peraltro piuttosto cupe, della sua lunga coreografia. Però temendo di dare giudizi non abbastanza ben fondati, preferisco astenermi da una recensione più articolata.

https://www.milanoltre.org/richardsiegal-newocean/

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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