Perché è morto Michele Mignano?

un esposto e altri materiali a cura di Vito Totire

Vito-micheleMignano

UNO

Chiarire la causa del decesso, accertare eventuali responsabilità della morte di Michele Mignano

Apprendiamo dal quotidiano «Il Resto del Carlino» (di Bologna) notizie relative alla morte di Michele Mignano avvenuta il 20 dicembre 2015. Esprimiamo anzitutto le nostre sincere condoglianze ai familiari ma vogliamo dire subito che la vicenda non ci pare solo una vicenda “ privata”.

Morire a 37 anni e in un contesto ambientale e istituzionale dedicato alla cura è un evento che suscita inquietudine e lutto in ogni cittadino sensibile. Nella prospettiva di proporre la nostra interferenza come parte civile proviamo ad enucleare alcune questioni:

  1. Il farmaco somministrato , che risulta poi essere utilizzato in Oklahoma per le esecuzioni capitali (altri dosaggi, altro contesto… ovviamente ) viene definito dall’Aifa come non compatibile con la somministrazione di alcool;
  2. Discorso da approfondire è quello del rapporti con altre sostanze eventualmente assunte da Michele nonché della sua situazione metabolica individuale
  3. Il farmaco è noto per possibili effetti collaterali gravi compreso l’arresto cardiocircolatorio
  4. Era indispensabile somministrarlo? All’interno di quale protocollo è stato utilizzato? E’ stata fatta la titolazione del farmaco (vale a dire la somministrazione prima di piccole dosi per valutarne gli effetti)?
  5. Non è possibile che –“sbolliti” gli effetti delle sostanza assunte, secondo le notizie di stampa -Michele tornasse a casa, magari un po’ frastornato, certo da non abbandonare a se stesso ma da seguire nel tempo con un rapporto assistenziale di tipo ambulatoriale?
  6. Non sorge forse il dubbio che piuttosto che ”sedare” con tecniche da contenzione chimica la persona si possa “sedare” con la parola e col dialogo piuttosto che essere destinataria di una fredda proposta di somministrazione di farmaci destinata ad essere rifiutata?
  7. Qui non si vuole criticare “a priori” – oltretutto conoscendo veramente poco della vicenda – medici ed operatori ma sorge un ennesimo dubbio: una organizzazione diversa , in cui gli operatori abbiano più tempo, meno carichi di lavoro, più possibilità di dialogo, non avrebbe potuto creare le condizioni per una alternativa alla “soluzione chimico-farmacologica?”

Dobbiamo porci questi interrogativi , senza cercare colpevoli a tutti i costi e tantomeno capri espiatori , ma non vorremmo che dopo molti decenni di dichiarazioni di principio sulla personalizzazione dei trattamenti, in questo caso sia stato fatto un trattamento di routine che non ha valutato a pieno le caratteristiche metaboliche e cliniche individuali della persona.

L’altro dubbio che abbiamo è che sia prevalso l’approccio custodialistico su quello della tutela dalla salute.

La prossima settimana invieremo un esposto alla Procura della Repubblica inclusa la istanza di costituzione di parte civile. A fianco della famiglia e per una sanità al servizi della persona.

Chiediamo pure una indagine ministeriale sull’uso e sugli effetti collaterali del farmaco.

Vito Totire, psichiatra, presidente “Centro per l’alternativa alla medicina ed alla psichiatria” F.Lorusso – Bologna, 31.1.2016

 

DUE

Alla Procura della Repubblica

via Garibaldi 6 Bologna

Oggetto: decesso del signor Michele Mignano accaduto a Bologna il 20.12.2015 presso il policlinico s. Orsola di Bologna

A nome delle due associazioni che rappresento (Circolo “Chico”Mendes e Centro per la alternativa alla medicina ed alla psichiatria F. Lorusso via Polese 30 40122-Bologna) appresa la notizia del decesso del signor Michele Mignano espongo quanto segue:

– La età della persona deceduta (37 anni) fa considerare a priori il decesso come ampiamente prematuro rispetto alla speranza di vita media per i maschi in Italia oggi (80 anni) ;

– Risulta essere stato somministrato al signor Michele Mignano un farmaco a base di Midazolam;

– Non sappiamo se la struttura sanitaria abbia adottato una procedura particolare per gestire situazioni come quella del signor Mignano e, in specifico, una procedura specifica per la somministrazione di quel farmaco e di farmaci con caratteristiche analoghe;

– Il nostro dubbio è: ci troviamo di fronte ad una strategia – come è stata definita da alcuni osservatori (non in relazione al caso personale di questo paziente) – di “contenzione chimica”, piuttosto che di quel trattamento terapeutico personalizzato che il diritto costituzionale alla salute garantisce a tutti i cittadini?

– Non risulta chiaro se la somministrazione sia stata preceduta da una condotta adeguatamente rispettosa della prassi del “consenso informato”;

– Soprattutto non risulta se e come sia stata registrata la adesione del paziente alla somministrazione del farmaco prima citato; lascia perplessi infatti la ipotesi che il paziente abbia prima declinato l’invito ad assumere un farmaco per via orale – che sarebbe stato proposto da un consulente psichiatra – e poi abbia acconsentito alla somministrazione di un farmaco per via parenterale – prassi più invasiva soprattutto se non associata a una condizione di piena consensualità;

– Ad ogni buon conto pare legittimo l’interrogativo: il paziente era pienamente consenziente circa la somministrazione del farmaco detto Midazolam? Non solo i dati della letteratura scientifica ma anche un breve sondaggio conoscitivo tra operatori del settore ci induce a ritenere che gli operatori conoscono la problematicità del farmaco anche e soprattutto per i possibili effetti negativi sui centri respiratori;

– Se il paziente non era consenziente la somministrazione assumerebbe le caratteristiche del Tso cioè trattamento sanitario obbligatorio che non ci risulta essere stato autorizzato dalla autorità sanitaria locale secondo quanto previsto dalla legge 180/1978;

– Una volta acquisito il consenso effettivo del paziente e quindi dopo aver esaurito gli obblighi relativi alla procedura del “consenso informato”, è stata valutata la tollerabilità del farmaco per un paziente con una anamnesi particolare che pare includesse la assunzione di sostanze capaci di interferire negativamente/sinergicamente col farmaco Midazolam?

– Il farmaco è descritto chiaramente dalla letteratura scientifica come non compatibile con l’alcool; sono state valutate tutte le interferenze possibili sia con l’assetto metabolico individuale che con la assunzione di sostanze a rischio di azione sinergica negativa sui centri respiratori?

– È stata seguita la strategia della somministrazione previa “titolazione” che consiste nella somministrazione di piccole quantità seguita dalla osservazioni delle reazioni del paziente, per poi procedere, solo se queste sono state adeguate, alla somministrazione della restante posologia?

– La procedura è stata monitorata costantemente da un esperto anestesista/rianimatore, considerato che gli addetti ai lavori sicuramente conoscono i principali rischi connessi alla somministrazione del farmaco e che la organizzazione della assistenza non deve prescindere da questa cautela?

Poniamo questi quesiti per una esigenza di chiarezza e di tutela della salute pubblica; non certo con l’intento – tantomeno aprioristico – di cercare un ”colpevole”; per la precisione riteniamo anche che sia utile prendere in esame le condizioni di lavoro degli operatori per capire se e dove si sia verificato un “errore” influenzato o facilitato da lacune organizzative, e con questo formuliamo l’ultimo quesito per suggerire un ulteriore approfondimento e sapere se:

la organizzazione lavorativa (sulla importanza della organizzazione vedi Checklist) sia stata adeguatamente monitorata dal datore di lavoro degli operatori sanitari ai sensi dell’articolo 28 del decreto 81/2008 per la valutazione del distress lavorativo e in rapporto alle differenze di genere, di età, di Paese di provenienza degli operatori stessi .

Anche in virtù della loro complessità e nel rispetto del ruolo della magistratura, vorremmo contribuire all’accertamento della verità con la nostra esperienza in materia di assistenza sanitaria e coerentemente con le finalità delle associazioni che rappresento presentiamo istanza di costituzione di parte civile in eventuali procedimenti di indagine.

Comunichiamo che il legale che incarichiamo per la procedura è l’avvocato Gugliemo Giuliano via Boldrini 5/2 Bologna.

In fede

Vito Totire

a nome di: circolo “Chico” Mendes – associazione per la ecologia sociale iscritta all’albo delle LLFFAA comune di Bologna e Centro per l’alternativa alla medicina ed alla psichiatria F.Lorusso via Polese 30 40122 Bologna

Bologna, 8.2.2016

Bibliografia: Checklist, Atul Gawande, Einaudi 2011

 

TRE

Inviato un esposto alla Procura della repubblica di Bologna relativo al decesso del signor Mignano, verificatosi il 20.12.2015

Come preannunciato abbiamo inviato un esposto alla Procura della Repubblica che include la istanza di costituzione di parte civile.

Non abbiamo nessuna novità rispetto a quanto già riportato e successivamente da noi dichiarato ai giornali, salvo alcuni approfondimenti che abbiamo fatto tra gli operatori per sondare il livello di conoscenza rispetto alle caratteristiche e ai rischi connessi al farmaco somministrato.

Ci sorprenderebbe constatare che le istituzioni non abbiano avviato indagini amministrative sul luttuoso episodio e comunque suggeriamo che:

* Venga avviata una indagine ministeriale sia sull’episodio del 20.12.2015 sia sull’uso e consumo del farmaco a livello nazionale al fine di monitorare eventuali altri effetti avversi manifestatisi nonché le procedure adottate ;

* Venga parallelamente avviata una indagine regionale indipendente dalla prima per poi confrontare il risultati per il livello locale;

* Si giunga a una valutazione realistica costi/benefici rapportata anche al rischio che – definita una procedura ottimale – questa possa essere disattesa per le condizioni di scarsa chiarezza delle procedure in alcuni contesti locali e dunque deporre per la ipotesi di bandire il farmaco per sostituirlo con rimedi alternativi;

* Si valutino le condizioni di lavoro e di chiarezza procedurale/organizzativa in cui ha operato e opera il personale sanitario al fine di comprendere se condizioni di distress possano aver facilitato “errori”; chiediamo che la valutazione includa i contenuti delll’articolo 28 del decreto 81/2008 relativo ai rischi connessi al distress lavorativo, alle differenze di età, di genere e di Paese di provenienza; un approccio ergonomico alla valutazione degli “eventi sentinella” (questo è stato della massima gravità) sia utile e necessario.

Non stiamo cercando un “colpevole a tutti i costi”; vogliamo solo che venga chiarito se la morte prematura del signor Mignano era o no evitabile; questo anzitutto per un fine di giustizia ma anche per definire quale livello di fiducia i cittadini possono veramente nutrire nei confronti del sistema di assistenza sanitaria.

Vito Totire (10 febbraio 2016)

 

Redazione
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