Persone, braccia, immaginazione

Proviamo a immaginare che, di fronte alla strage (invisibile o quasi) dei lavoratori stranieri, qualche istituzione inorridisca e decida di tutelare vita e salute. D’altro canto all’articolo 41 della Costituzione italiana si legge, fra l’altro: «L’iniziativa economica […] non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Secondo logica e legge dunque le istituzioni avrebbero il dovere di intervenire. E a volte lo fanno. E’ il caso di un progetto intitolato «Servizio sperimentale di informazione, orientamento e accompagnamento dei lavoratori stranieri vittime di incidenti sul lavoro» che è stato presentato a Roma pochi giorni fa.

L’ideazione è di Associazione Progetto Diritti (una onlus) e gli enti finanziatori sono laProvincia di Roma, l’assessorato alle Politiche del lavoro e della formazione, il Fondo Sociale Europeo (nel Progetto Obiettivo «Sicurezza Lavoratori Immigrati: interventi per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e l’assistenza ai lavoratori stranieri vittime di incidenti sul lavoro e ai loro familiari»).

Il progetto partirà a gennaio del 2013 e durerà un anno.

L’obiettivo è così sintetizzato: arrivare alla «creazione di una rete di servizi socio-assistenziali che rispondano ai lavoratori stranieri vittime di infortuni gravi e/o morti sul lavoro o per cause ad esse connesse e ai loro familiari». Leggiamo ancora: «Obiettivo a lungo termine è il radicamento del Servizio sul territorio provinciale non più in via sperimentale ma permanente, con l’apertura di nuovi sportelli che si vadano ad affiancare alle sedi di Roma e Ladispoli e la creazione di un network capillare e progettuale di associazioni, parti sociali, comunità straniere».

Dunque un progetto limitato nel tempo ma che dovrà essere un ponte e un precedente per adeguare i servizi. Il primo passo è «l’avvio sul territorio provinciale di 2 sportelli socio-legali a Roma e Ladispoli» per lavoratori e lavoratrici stranieri – ci saranno anche mediatori linguistici, quando occorrono – e i loro familiari, «per informarli e accompagnarli nella difesa e riconoscimento dei diritti» in particolare rispetto agli infortuni sul lavoro.

«Il Servizio sperimentale vuole divenire un Focal Point per il territorio della Provincia di Roma, conosciuto e riconoscibile dalla cittadinanza straniera, regolare e non, per accedere direttamente a informazioni e a un accompagnamento socio-legale altamente specializzato e professionale, rispetto a tutte quelle problematiche connesse agli infortuni e decessi sul lavoro». Quel «regolare e non» è molto interessante, significa anche che il mix di lavoro nero e di ricatti può venire alla luce del sole se si opera in questa direzione.

Leggiamo ancora: «Il Servizio di avvarrà della collaborazione della Asl Roma Centro con la quale da anni Progetto Diritti ha avviato un proficuo rapporto di collaborazione nell’invio e presa in carico da parte dei servizi sanitari di utenza bisognosa di supporto psicologico e medico. Gli operatori socio-assistenziali, i legali e gli avvocati che lavoreranno presso il Servizio, con una consolidata esperienza professionale nel settore e rispetto alle problematiche della cittadinanza straniera, svolgeranno attività di front-office – nell’ambito del primo incontro di orientamento o degli appuntamenti con gli utenti già in carico presso gli sportelli – e attività di back-office».

In concreto lo sportello di Roma, a via Giovenale 79, sarà operativo 5 pomeriggi a settimana (15,30-19,30). Lo sportello di Ladispoli invece non ha ancora trovato sede – ma dovrebbe essere questione di giorni – e sarà aperto 4 pomeriggi a settimana (sempre 15.30-19.30). Per informazioni si può contattare il numero 06/298777 o andare sul sito www.progettodiritti.it.

Il problema ovviamente è “che si sappia” e che il linguaggio (ma anche la lingua, nel caso di persone straniere) sia comprensibile e non per burocrati. Così sono previsti un opuscolo multi-lingue e una manchette sui quotidiani distribuiti gratuitamente nella Capitale (piaccia o no sono i più letti, soprattutto dagli stranieri) e con un’apposita sezione su www.progettodiritti.it che sarà costantemente aggiornata. Ma si spera che i media, soprattutto le radio o i siti con utenza straniera, del Lazio diano ripetutamente e dettagliatamente la notizia.

Tutto qui? Per ora sì. E di questi (brutti) tempi non è poco. Sarà interessante (e «Corriere dell’immigrazione» si prende l’impegno) andare a vedere fra 3 mesi come va.

Ora torniamo all’immaginazione dell’inizio. Proviamo a immaginare che – come suggeriscono due vecchi saggi purtroppo un po’ dimenticati (il primo è la Costituzione italiana e il secondo si chiama buon senso) – il lavoro sia un valore e non un costo; che tutto il ciclo dell’economia non si basi sul Pil ma sul benessere delle persone; che quando una ditta licenzia migliaia di persone il suo titolo l’indomani non “trionfi” in Borsa (anche perché la Borsa è l’incrocio fra un manicomio e una scuola per doberman e dunque potremmo farne a meno). Proviamo a immaginare che – come si diceva degli emigranti italiani in Svizzera – arrivino «persone» e non solo «braccia»; che chi lavora, quale che sia il suo passaporto, cioè produce ricchezza sociale abbia diritti. Proviamo a immaginarlo… e ci tornerà la voglia di rendere concreti i desideri i sogni. O se preferite i diritti che purtroppo restano spesso solo sulla carta.

BREVE NOTA

Questo mio pezzo è su http://www.corriereimmigrazione.it/ dove, da agosto a oggi, circolano molte notizie preziose che i media – si intende quelli supposti grandi – ignorano o travisano. (db)

Redazione
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