Peter Sirr: «Parlando con gli uccelli»

310esimo appuntamento con “la cicala del sabato” (*)

… Ha descritto come una donna della tribù Boa delle Isole Andamane morta nel 2010, durante i suoi ultimi anni, avrebbe “parlato molto con gli uccelli perché non c’era nessuno in giro che parlasse la sua lingua”. [«New York Times»]


Parlando con gli uccelli
Quando non c’era più nessuno
che capisse la nostra lingua
mi sedevo fuori e parlavo agli uccelli

e quando gli uccelli erano dentro
parlavo alla luna, cantavo alle stelle.
Quando arrivava la pioggia le dicevo una poesia

e quando al mattino il sole
si spandeva sul pavimento
ballavo da una parte all’altra con la scopa,

strappando storie al mio sonno,
raccontando all’orologio dei miei amici e parenti,
come sedevamo tutta la notte vicino al fuoco

e suonavamo musica e parlavamo senza sosta
senza sapere che stavamo consumando la lingua,
che dall’altra parte di ogni parola

si nascondeva il silenzio, in attesa del suo momento.
Imparate questa lingua, dico agli uccelli,
e cantate ovunque andrete

i modi fantasiosi in cui la usavamo. Ormai
questa casa deve averla di sicuro, la grammatica
per tanto tempo filtrata nei mobili

e quando appoggio le mani sul tavolo
so che il legno sta ascoltando
e i fiori quando si apriranno diranno il mio nome.

[traduzione di Rita Castigli, dalla rivista «Nuovi Argomenti»]

(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, codesta cicala da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono; immaginate che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana i versi da regalare alla “bottega” e io posto. Perciò ci rivediamo qui fra 7 giorni. [db]

 

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