Piazza sismica-1

Terremoti: era già tutto previsto e prevedibile

Posted on maggio 21, 2012 

 http://www.liquida.it/preview/massimo-cocco/19732120,19732120,19736081,19723578,19723423,19719690/?r=aHR0cDovL3d3dy5saXF1aWRhLml0L21hc3NpbW8tY29jY28vYmVzdG9mL25ld3Mv

L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica. La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della Penisola, lungo la dorsale appenninica (Val di Magra, Mugello, Val Tiberina, Val Nerina, Aquilano, Fucino, Valle del Liri, Beneventano, Irpinia), in Calabria e Sicilia e in alcune aree settentrionali, come il Friuli, parte del Veneto e la Liguria occidentale. Solo la Sardegna non risente particolarmente di eventi sismici. (Fonte: Protezione Civile).

Troppo spesso ci dimentichiamo che viviamo in un paese altamente sismico. Afferma Massimo Cocco, sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, “nessuna sorpresa, tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato era ritenuto nella norma, prevedibile”. E allora la prevenzione si fa o non si fa?

Non si fa. Gli antichi edifici disseminati per tutto il nostro Paese, hanno subìto per oltre 4 secoli la forza distruttiva di molte scosse. Hanno resistito nel tempo, ma l’effetto cumulativo li porta a essere sempre più fragili e a rischio crollo. Non dobbiamo dimenticarlo, se vogliamo tutelare il nostro patrimonio storico e culturale. Bisogna prendere seri provvedimenti. La messa in sicurezza degli edifici storici di tutta Italia, ricorda Enzo Boschi, ordinario di Sismologia dell’università di Bologna, rappresenta forse la più grande opera pubblica che il nostro Paese può finanziare. Preservare il nostro patrimonio storico può essere un volano per l’economia. 

Quindi totale assenza di manutenzione per un patrimonio nazionale. Menefreghismo italiano. Proprio qualche giorno fa in un post sottolineavo l’allarme lanciato da Enea che in Italia in caso di terremoti, ci sono più di mille impianti a rischio di incidenti sismici rilevanti.
L’unico modo per ridurre i rischi è la prevenzione. Questo vale anche per le alluvioni: chi ci mette in salvo da tutti quei piccoli fiumi soggetti a bombe d’acqua?

In Italia convivono i centri storici insieme con i capannoni industriali. Capannoni spesso costruiti – causa edilizia frettolosa – in cemento armato: un materiale che invecchia presto e che, non essendo elastico, risulta più fragile di mattone-pietra-legno.

Mettere mano ai centri storici con limitati interventi può bastare, mentre i capannoni vanno riprospettati con criteri antisismici. La nostra classe dirigente non ha mai posto la messa in sicurezza degli edifici storici nell’agenda delle priorità, preferendo investire risorse su altre opere anche meno urgenti. Potrebbero non bastare 40 miliardi di euro in più anni, ma vanno trovati e pianificati. Altrimenti ci ritroveremo sempre a contar morti e disastri.

Domani un secondo intervento

UNA BREVE NOTA

Siamo un Paese ballerino… anche in senso sismico. Seguire con più attenzione del solito la lunga sequenza sismica in corso in Emilia-Romagna non deve essere solo un momento di preoccupazione (magari dimenticando cosa è successo a Verona solo 3 mesi fa): può essere anche un’occasione di crescita sociale, percepire cioè, a livello più diffuso, che abitando un paese “ballerino” bisogna abituarsi a prevenirne ( o almeno a ridurne) i rischi, i danni e le vittime.

Con questi due articoletti (non di questi giorni) apro una “piazza sismica” in cui riflettere e far riflettere, magari sperando che qualche “spirito illuminato” voglia ospitarci in un suo sito e/o farci da diffusore. Vi invito a fare altrettanto (nonostante sia attento sul tema molte cose possono sfuggire a singoli osservatori) e a scambiare notizie e diffonderle.

Diversamente, resteremo un paese ballerino non solo in politica, capace solo di piangere i danni avvenuti e magari di specularci sopra. (Giorgio Chelidonio)

Redazione
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