Piccole scienziate cresceranno

di Maria G. Di Rienzo

Deepika Kurup ha 14 anni,

è di origine indiana, vive negli Usa. Le piacciono Harry Potter e il pop sudcoreano, suona clarinetto e sassofono. Quest’anno ha vinto un concorso ma – lo so, alcuni genitori italiani non mi crederanno – non per il fondoschiena più promettente o per fare la velina in televisione. Il concorso si rivolgeva a giovani scienziate/i e il suo tema era: prendete un concetto teorico e convertitelo in un prototipo che risolva un problema della vita di ogni giorno. Deepika ha costruito un sistema, sostenibile ecologicamente e a basso costo, che purifica l’acqua contaminata tramite l’energia solare. Questo attrezzo potrebbe migliorare la vita di un miliardo e centomila persone che attualmente hanno scarso accesso all’acqua potabile. Deepika pensa di lavorare sul prototipo per raffinarlo ancora, ma è la neurologia il suo principale interesse scientifico: «Penso che il cervello sia l’organo maggiormente complesso e mi piacerebbe davvero saperne di più».

La «Giovane scienziata dell’anno» in Gran Bretagna si chiama Kirtana Vallabhaneni e ha 17 anni. Anche lei ha vinto un concorso, la Birmingham’s Big Bang Fair, battendo le altre tre finaliste (eh sì, erano tutte femmine) con la sua ricerca: ha identificato le cellule che potenzialmente causano il cancro pancreatico. Kirtana ha commentato così la sua vittoria: «Il fatto che le quattro finaliste fossero ragazze mostra che ci sono forti opportunità per le donne, nella scienza, e prova che le donne non devono necessariamente seguire convenzioni e stereotipi».

Ultime, ma assolutamente non minori – e anzi le mie preferite di oggi – le quattro ragazze nigeriane che hanno inventato un generatore d’elettricità che funziona a… pipì. Sono le quattordicenni Duro-Aina Adebola, Akindele Abiola, Faleke Oluwatoyin e la quindicenne Bello Eniola (l’immagine ne mostra solo tre). I generatori sono d’uso assai comune in Africa: a Lagos, dove le ragazze vivono, cali e blocchi nella fornitura di energia elettrica accadono giornalmente più volte, per cui chiunque può permettersi di comprare un generatore lo fa. Quello delle nostre giovani scienziate è pensato anche per essere accessibile economicamente ed è provvisto di misure di sicurezza per scongiurare incidenti.

Se chiedete a queste ragazze come sono trattate in quanto tali, tutte vi diranno storie di ridicolizzazione, di disprezzo, di molestie. Tutte vi riporteranno esperienze in cui si è tentato di ridurle a un’immagine priva di intelletto e valore, ma anche priva di sentimenti e alla mercé del primo stupido che volesse fare un commento. Si sono sentite dire che erano troppo sfacciate, troppo furbe, troppo grasse, troppo emotive, troppo indipendenti. Giornali, televisioni, manifesti pubblicitari hanno ripetuto loro a oltranza di essere belle e di stare zitte. Niente di tutto questo ha potuto offuscare la loro brillantezza, il loro coraggio, la loro saggezza, la loro umanità. Sì, mi sento grata e onorata nel raccontare di queste piccole grandi sorelle.

 

Redazione
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