Razzismo a calci o calci al razzismo?

La storia di Seldi Coku, albanese, 18 anni, arbitro e studente universitario di odontotecnica, che vive a Cuneo e ha deciso di denunciare insulti razzisti e molto altro.

tratto da Cronache di ordinario razzismo

In queste ultime ore, il quotidiano “La Stampa” ha pubblicato la storia di Seldi Coku, albanese, 18 anni, arbitro e studente universitario di odontotecnica, che vive a Cuneo. Il giovane ha deciso di denunciare gli insulti razzisti, le botte e le minacce subite in campo, nella sua veste di arbitro, attraverso la pagina Facebook del quotidiano piemontese. Ancora una volta, dunque, come già avevamo sottolineato nei giorni scorsi (ne abbiamo parlato qui e qui), viene privilegiato il canale social per rendere noti alcuni episodi di razzismo, che forse altrimenti non verrebbero alla luce e neanche presi in considerazione. «Le persone per bene devono sapere che succede, così le cose possono cambiare», scrive Seldi su Facebook. «Ho diciotto anni, vado sui campi da uno e mi è successo di peggio: mi hanno urlato “albanese di merda”, mi hanno minacciato, mi hanno rincorso fin negli spogliatoi. Io ero chiuso dentro e sentivo i calci e i pugni contro la porta. Domenica ho espulso un giocatore, un suo compagno mi ha tirato un pugno nello stomaco. Altri insulti, altre minacce, altro razzismo: ho pensato che non era giusto stare zitto, che era il momento di parlare. Sono in Italia da quando avevo sette anni, ho giocato a pallone per un po’: prima in porta, poi in attacco. Mai avuto problemi, ma adesso sta cambiando tutto».

Seldi fa riferimento in particolare alla partita a Madonna dell’Olmo del 2 febbraio scorso, in campo con la categoria giovanissimi (ragazzi di circa 15 anni, ndr). Tutto è cominciato da lì. E poi le minacce e gli insulti si sono ripetuti anche in altre partite e anche a distanza di tempo, al punto che il giovane arbitro è stato persino costretto ad un congedo “forzato” in attesa di far calmare le acque. Poi, l’ultimo incontro, domenica scorsa, dove è stato nuovamente aggredito con un pugno, soltanto perché aveva espulso un giocatore. E a seguire nuove pressioni, minacce e insulti perché straniero. Tale situazione l’ha talmente esasperato, che l’ha spinto a condividere la sua rabbia sui social.

L’assessore regionale Monica Cerutti, con un post su Facebook, ha espresso la sua solidarietà al giovane arbitro, spiegando che il caso è già stato segnalato alla rete regionale anti-discriminazione ed è stato aperto un fascicolo. Inoltre, avendo fatto denuncia, potrà beneficiare di uno speciale fondo istituito con la legge 5/2016 contro tutte le discriminazioni, per pagare le spese per la causa.

Ma la storia raccontata da Seldi non è affatto un caso isolato né una novità, purtroppo. Basta scorrere la cronaca locale degli ultimi giorni per constatare che, sui campi di calcio, il razzismo continua ad essere presente.

Nel gennaio 2018, il sociologo Mauro Valeri sottolineava che “gli episodi non sono affatto diminuiti ma soltanto ignorati dagli organi competenti. Dall’inizio della stagione calcistica 2017-2018 sono stati circa 60 gli episodi di razzismo messi a referto dalla Serie A ai dilettanti. Ma l’aumento preoccupante e che dobbiamo monitorare con attenzione è avvenuto nei tornei giovanili. Almeno dieci episodi pesanti nell’ultimo anno si sono verificati proprio nelle categorie Esordienti e Giovanissimi» (a questo proposito si vedano anche i dati contenuti nel quarto Rapporto “Calciatori sotto tiro”, a cura dell’Associazione Italiana Calciatori, noi ne abbiamo parlato qui).

L’altra preoccupazione non di poco conto è legata, appunto, al fatto che, nonostante il moltiplicarsi di episodi, e nonostante anche l’inasprimento delle sanzioni previste dai vari giudici sportivi, queste aggressioni razziste, tanto verbali quanto fisiche, sono derubricate alla cronaca locale. Ciò impedisce spesso di avere una visione d’insieme più ampia su di un fenomeno che sta assumendo dimensioni e caratteristiche importanti e preoccupanti. E non ha davvero nulla a che vedere con lo sport.

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