“Il Clone”: alle 0,33 la città sonnecchia

In onda sabato 19 gennaio 2008 su “Caccia al fotone” a Radio Fujiko di Bologna (in voce) e poi su www.carta.org

Domanda iniziale: anche se abitate a Calderara di Reno o a Trieste la visione dei rifiuti che invadono le strade di Napoli vi sconvolge? Se sì, allora questo libro non fa per voi. L’invasione è ben più terrificante, anzi mortale e vi entra in casa dai tubi. Fogne assassine a domicilio.

Non per caso questo «Clone» del 1965, scritto a 4 mani dall’ottima Kate Wilhelm e dal più oscuro Theodore Thomas, era stato intitolato in una versione precedente «Dalle fogne di Chicago». Ora la Collezione Urania lo ripropone con il titolo originale.

Il libro inizia citando dal dizionario Webster la definizione di clone. Poi sarà un continuo scandire i minuti o le ore. Tutta l’azione – gran ritmo –  è concentrata in circa 16 ore. Si parte alle 0,33 con la città che dorme o sonnecchia. Ma sotto la superficie stradale… «il complesso di composti chimici trasportati dai collettori di fogne di una città è incredibile. Cibi guasti di tutti i tipi possibili […] Schiuma di saponi e detergenti, medicine gettate via, coloranti, inchiostri, cosmetici, sciacquature, candeggianti, resine, enzimi e tutti i rifiuti dei processi vitali. La mescolanza di questi materiali in una varietà pressoché infinita di concentrazione e alle temperature e pressioni più disparate costituisce un crogiolo chimico da cui può scaturire qualunque cosa». Minuto per minuto seguiamo il nascere della «cosa» che ancora alle 0.51 è solo una gelatina verdognola non più grande di un granello di sabbia ma alle 7,35 già morde – e divora – l’incauta Maude, una casalinga che cerca di sturare il lavandino con il dito.

L’assalto è cominciato e si sviluppa fra terrori privati e incubi collettivi. C’è persino un sindaco che vorrebbe nascondere il disastro per non danneggiare la sua immagine. Ogni riferimento a personaggi reali è … fate voi. Nel romanzo, sia pure al prezzo di una intera città distrutta, l’invasione viene fermata. Ma è un “lieto fine” solo apparente. Perché il libro si chiude così «La città era morta ma l’uomo viveva» però con l’aggiunta di una frase analoga a quella iniziale ovvero «Ma al di sotto di ogni grande città scorrono fiumane d’acqua cariche di elementi nutritivi e di minerali che contengono l’energia sufficiente a rendere possibile qualsiasi reazione chimica […] La mescolanza di questi materiali, in una varietà infinita di concentrazioni, costituisce un alambicco da cui può scaturire qualsiasi cosa».

Obietterete che ora c’è la raccolta differenziata. Sì e no. Se poi è vero che lo smaltimento dei rifiuti chimici più scomodi finisce alla camorra… c’è ben poco da star tranquilli.

«Blob» film, ovvero «il fluido che uccide» è del 1958. Dunque precedente a questo romanzo che però ha qualche pretesa scientifica e narrativa in più. Il successivo «Blob», quello tv, invece ci ha insegnato che da altri tubi – catodici – possono uscire quantità spaventose di Ratzinger, Mastella, Berlusconi e dei loro cloni che se fan rima con Veltroni mica è colpa nostra. A sabato prossimo.

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