«Rosa pietra stella»: un film di Marcello Sannino

di Monica Macchi (*)

DIO E’ MORTO A PORTICI (MA PURE PATRIA E FAMIGLIA NON SE LA PASSANO BENE)

Come diceva Rossellini per “Europa ’51”,
non esiste nessun problema semplicemente “sociale”,
i problemi sono tutti problemi umani.
Marcello Sannino, regista

Presentato al 49° Festival di Rotterdam, al Giffoni Film Festival-Sezione Generator 18+ e all’ultimo Festival di Pesaro, è uscito nelle sale il 27 agosto ROSA PIETRA STELLA (titolo che omaggia la canzone “Carmela” di Sergio Bruni), il primo lungometraggio di finzione di Marcello Sannino i cui precedenti lavori sono stati premiati in diversi festival: ad esempio Corde del 2010 ha fatto incetta di premi tra cui il Premio speciale della Giuria al 27° Torino Film Festival e il Premio Speciale della Giuria “Casa Rossa Doc” Miglior Documentario al 28° Bellaria Film Festival.

Come ribadito più volte dal regista stesso: “Aldilà della riflessione sul mondo, ciò che da sempre mi interessa nel mio lavoro è la persona: in questo caso una donna spinta da una necessità assoluta che porta dentro di sé un sogno ancora confuso ma presente”.

E l’incipit, prima dei titoli di testa, ce la mostra nuda di spalle mentre fa la modella in una scuola d’arte ma subito vediamo riflesso il suo sguardo di sfida dritto e sfrontato in camera, poi in un pub dove confessa all’amica di essersi vergognata a stare nuda (unica ammissione di fragilità) ma che poi ha iniziato a pensare ai suoi problemi e si è dimenticata di tutto il resto ed infine sfatta e addormentata su un bus notturno. In questo incipit c’è tutta Carmela, la sua “cazzimma” (ascolta il ritratto fatto da Ivana Lotito AUDIO Min 8.20-11.19) e tutta la sua bulimia nel fagocitare le esperienze per provare a riempire il vuoto che ha dentro ((ascolta il ritratto fatto da Ivana Lotito AUDIO Min 16.12- 18.06).

La mattina successiva suona il campanello e Carmela scopre che dopo tre giorni il loro piccolo nucleo familiare tutto al femminile verrà sfrattato: ma se la figlia Maria e la madre Anna possono andare dalla sorella Nunzia (diplomata, regolarmente sposata, cattolica praticante e con un lavoro fisso!), per Carmela “lì” non c’è posto.
Lì” madre, sorella e cognato stigmatizzano il suo modo di affrontare la maternità (la madre le dice: “Tu fai solo guai: Maria invece è diversa, vuole studiare”), la preside ne contesta i metodi educativi (anzi, inorridisce quando sente Carmela dire a Maria -che ha mandato all’ospedale un compagno- “hai fatto bene a farti rispettare”, e la figlia ribattere “non è vero: io ho sbagliato” in un capovolgimento di ruoli che segna una svolta nel loro rapporto), i servizi sociali le stanno col fiato sul collo (intensa la scena in cui Maria mangia il gattò in una vaschetta di plastica sotto il cipiglio severo dell’assistente sociale) e il vicinato sentenzia lapidario “non ha saputo tenersi la figlia”. Insomma un mondo di istituzioni fallimentari o implose, nascoste dietro facciate perbeniste e parametri burocratici dove persino il prete elargisce aiuti in base a criteri di pratica religiosa e si rifiuta di dare a Carmela una casa (sfitta!) perché “non l’ha mai vista a Messa”.
Ma Carmela continua indomata e indomabile a cercare il suo posto in una sopravvivenza quotidiana dove proletario fa rima con precario: i lavori che si conquista in una lotta che non è più di classe ma è diventata lotta interna tra marginali e clandestini (falsa testimone per conto di un avvocato corrotto, spacciatrice di permessi di soggiorno agli immigrati irregolari- con una preferenza per gli algerini perché sono (ancora?!?) considerati terroristi e quindi sono costretti a pagare di più) esulano persino da valutazioni etiche e legali, un lusso irraggiungibile per chi non ha nè diritti né visibilità. (ascolta il rapporto con il film PARASITE nelle parole del regista AUDIO MIN 14.39-15.49)

La storia del film è ispirata alla vita di una persone reale Susanna, amica di gioventù del regista (ascolta come è nata l’idea del film AUDIO Min 3.20 – 6.15 ) che però non è stata coinvolta direttamente nella lavorazione (ascolta cosa dice a questo proposito Ivana Lotito AUDIO Min 18.10- 19) ma il regista ha citato come fonti dirette di ispirazione molte altre figure femminili cinematografiche: “Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli, Mouchette di Robert Bresson, Mamma Roma di Pasolini e la Rosetta dei fratelli Dardenne”. E Fabrizio Rongione, l’attore italo-belga che interpreta Tareq ha lavorato in moltissimi film dei fratelli Dardenne (“Rosetta”, “L’Enfant”, “Il matrimonio di Lorna”, “Il ragazzo con la bicicletta”, “Due giorni, una notte” e “La ragazza senza nome”) oltre che in “Diaz – Don’t Clean Up This Blood” di Daniele Vicari e ne “Il primo re” di Matteo Rovere. Maria è Ludovica Nasti la Lila de “L’amica geniale”, ruolo e film per cui ha vinto moltissimi premi tra cui il Best Talent all’Italian Movie Award di New York, il Premio Virna Lisi come migliore attrice dell’anno e il Premio Attrice Rivelazione ai Sassi d’Oro di Matera.
Carmela è interpretata da Ivana Lotito, fortissimamente cercata e voluta dal regista (Ascolta come è arrivata a interpretare questo ruolo AUDIO Min 6.30-7.50), dopo averla vista in Gomorra (è Azzurra, la moglie di Genny Savastano); ascolta a questo proposito l’opinione di Ivana sul respiro cinematografico del film rispetto alle serie tv (AUDIO Min 19.50-fine)

L’altra grande protagonista del film è Portici, di cui percorriamo il dedalo di vicoli in vespa (vespa che capovolge e stravolge l’immagine patinata di Audrey Hepburn ma anche quella di sociologia urbana di Nanni Moretti) in un fluire di immagini e suoni che mostra lo spaesamento del microcosmo che li popola (già filmato nel precedente corto del regista “Porta Capuana”), spaesamento amplificato anche dalla scelta di girare tutto il film con una luce fredda, invernale, così lontana dall’esotismo che ammanta spesso l’immaginario su Napoli. (E a proposito di come rappresentare e comunicare queste realtà sfuggendo dagli e agli stereotipi ricordo che BRONX FILM -già Figli del Bronx- ha co-prodotto il lungometraggio “Napoli, Napoli, Napoli” per la regia di Abel Ferrara, presentato come Evento speciale fuori concorso alla 66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia).
Lo spaesamento è quello che pervade anche e soprattutto Tareq “stanco di essere un immigrato anche se sono qui da 20 anni”,un piccolo imprenditore, onesto e ligio alle regole (compresa quella di indossare il casco!) che prova a prendersi cura di Carmela (quando la accompagna in moschea davanti all’imam pronuncia, solenne come un giuramento, “sono io il responsabile”) ma che non riesce a diventare visibile e a “guadagnarsi” il diritto a una vita normale. E così l’unica scena girata con una luce calda è quella in cui, nella casa del prete occupata abusivamente, Maria chiede a Tareq “L’Algeria è in Africa?” e lui risponde “Purtroppo si” (e pensare che Pasolini in “Frammento alla morte” invocava “Africa, unica mia alternativa!”) e subito dopo “L’Algeria è diversa da Napoli?”… “Purtroppo no” ; quando arriva Carmela e i tre si mettono a ballare musica rai algerina, dal registro irriverente e cosmopolita, barlume di possibilità impossibile da afferrare. Ma – per continuare a citare Pasolini- così come “Cristo è un sottoproletario che va con i sottoproletari”, anche Tareq e Carmela sono sottoproletari destinati a essere confinati in una giungla di “homo homini lupus” dove la ragione, le leggi e le regole non hanno cittadinanza. E così sgomberata dalla casa canonica, l’unica possibilità di avere un contratto d’affitto regolare è quello di prostituirsi (con una scelta etica ed estetica assolutamente da apprezzare la scena è coperta dal nero)… senza neppure sapere se l’otterrà. Ma sicuramente lotterà.
Questo film è uscito nelle sale il 27 agosto: ascolta qui la produttrice Antonella Di Nocera sulla scelta del passaggio in sala (AUDIO Min 11.51-14)

Ascolta la presentazione del film alla 56a Mostra del Pesaro Film Festival 2020. Domande a cura di Pedro Armocida a Ivana Lotito (protagonista), Marcello Sannino (regista) e Antonella Di Nocera (produttrice).

Scheda tecnica
ROSA PIETRA STELLA
REGIA: Marcello Sannino
SOGGETTO: Marcello Sannino, Guido Lombardi, Massimiliano Virgilio, Giorgio Caruso

SCENEGGIATURA: Marcello Sannino, Guido Lombardi, Giorgio Caruso

ATTORI: IVANA LOTITO (Carmela), LUDOVICA NASTI (Maria), FABRIZIO RONGIONE (Tarek), IMMA PIRO (Anna), FRANCESCA ROMANA BERGAMO (Valeria), VALENTINA CURATOLI (Nunzia), NIAMH MC CANN (Fabiana), GIGI SAVOIA (Biberon), ANNA REDI (Preside), DAVID POWER (Eugenio), CIRO DAMIANO (Avvocato Postiglione), PIETRO IULIANO (Gennaro)

CASTING: Adele Gallo, Massimiliano Pacifico

DURATA: 94 min
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: Alessandro Abate

MONTAGGIO: Giogiò Franchini

SCENOGRAFIA : Antonio Farina

COSTUMI: Rossella Aprea

MUSICHE: Riccardo Veno

SUONO: Daniele Maraniello

PRODOTTO DA : Antonella Di Nocera, Gaetano Di Vaio e Giovanna Crispino, Pier Francesco Aiello

DISTRIBUZIONE: PFA Films

UNA PRODUZIONE: Parallelo 41 Produzioni, Bronx Film, PFA Films con Rai Cinema

CON IL CONTRIBUTO: MIBACT-DG Cinema e Audiovisivo, Regione Campania (POC 2014- 2020), Film Commission Regione Campania

(*) ripreso da www.formacinema.it

 

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