Scor-data: 11 agosto 1892

Nasce Giuseppe Di Vittorio, sindacalista in cerca della dignità

di d. b. (*)  

Nell’Italia uscita da 20 anni di fascismo (e da 80 di monarchia dove il re “buono” premiava Bava Beccaris per la strage di Milano, figuratevi quello “cattivo”) quasi nulla era garantito: la nuova Costituzione diceva che la repubblica era fondata sul lavoro ma i diritti, soprattutto di chi stava sotto padrone, erano ancora tutti da conquistare. Sembra incredibile oggi ma nelle campagne del sud durante la raccolta della frutta ai/alle stagionali veniva applicata la «mordacchia», una sorte di museruola, per impedire che mangiassero qualcosa “che era del padrone”… Si dovettero fare scioperi durissimi per far sparire la mordacchia.

Pur con limiti ed errori, la Cgil fu nel dopoguerra la grande protagonista di una lunga stagione di lotte e conquiste. Per anni fu guidata Giuseppe Di Vittorio, un uomo del Sud che era stato bracciante e dunque conosceva bene quel misto di violenza e paternalismo che regnava soprattutto nelle campagne.

Per raccontare, fuor di retorica, Di Vittorio ho recuperato dal blog «Il regalo», una canzone dei Fabularasa (nuovamente ringrazio Michele Cecere che l’aveva segnalata in rete) liberamente ispirata alla lettera che Di Vittorio scrisse al suo datore di lavoro, il conte Pavoncelli, il 24 dicembre 1920. Eccola.

 

Gentile principale, stamattina
Mi hanno portato a casa il suo regalo:
Un cesto pieno d’ogni ben di Dio,
Mandorle dolci, vino, frutta di stagione.

Ora, non pensi che non colga al sommo grado
la gentilezza d’un sì nobile pensiero,
la cortesia che certamente lo ha ispirato
e la ringrazio, ma devo rifiutare.

Lo so che non l’ha fatto in malafede
E che non pensa di comprare il mio favore,
Ma i miei compagni che non hanno da mangiare
Lo potrebbero pensare …

Arriva l’alba sulla piazza desolata
e piano si radunano le squadre:
cento sbadigli, cinque tocchi di campane,
una colonna (lenta) dietro il caporale.

Che non si dica che maneggio col padrone
Quando trattiamo il prezzo del lavoro,
I miei compagni che non hanno da mangiare
Lo potrebbero pensare.

Non è soltanto una questione di coscienza,
di diffidenza, di tutela del buon nome:
la politica è una pratica d’onore,
lei mi capisce, non uso altre parole.
Distintamente la saluto

A mezzogiorno picchia il sole sulla nuca,
il soprastante viene al campo a sorvegliare,
i contadini asciugano la fronte,
stringono i denti, abbassano la schiena

In questo purgatorio di sudore …
Viene il tramonto sopra i cumuli di grano,
arrivo io con gli scarponi da lavoro,
i contadini asciugano la fronte,
mi guardano negli occhi,
mi stringono la mano …

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sull’11 agosto avevo pure ipotizzato di cercare la vera storia di Robin Hood, nato (forse) nel 1285 oppure di raccontare la grande rivolta a Watts nel 1965.E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

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