La ministra Kyenge e i razzisti per caso

dal blog di Max Mauro

Il giornalista in pensione Sergio Gervasutti cura la rubrica delle lettere del «Messaggero Veneto» (giornale del Gruppo Repubblica/Espresso di cui è stato direttore del 1992 al 2000). In un suo recente intervento in risposta ad un lettore di Tolmezzo (uno di quelli che cominciano dicendo «Io non sono razzista però…») se l’è presa con la ministra per l’integrazione Cecile Kyenge, colpevole a suo dire di essere in quella posizione «solo per il colore della sua pelle». Lo scambio fra i due è un compendio di superficialità, razzismo da osteria e qualunquismo all’italiana. Ho scritto una risposta a Gervasutti e l’ho inviata al direttore del «Messaggero Veneto». Non so se verrà pubblicata, nel frattempo la offro ai visitatori del mio cortile digitale.

Il falso problema della ministra Kyenge

Uno degli aspetti più sorprendenti della polemica (sperabilmente solo estiva, quindi destinata a raffreddarsi con il cambio di stagione) attorno alla dottoressa Cecile Kyenge è l’opinione che ella non abbia i requisiti per svolgere il compito di ministra dell’Integrazione. Quali requisiti debba avere un ministro dell’Integrazione nessuno lo spiega, tantomeno Sergio Gervasutti, l’ultimo ad accodarsi a questo ritornello falsificante in un suo recente intervento nella rubrica delle lettere.

Quella dei requisiti mancanti o dell’incapacità a ricoprire un incarico è, nel caso della ministra Kengye, una falsa accusa. Falsa perché non corroborata da alcun fatto, ma ancora più falsa perché falsifica i termini della “discussione”. Seguendo questo metro di giudizio ci si potrebbe chiedere se, ai tempi della DC, Carlo Donat-Cattin avesse i titoli per essere di volta in volta ministro della Sanità, del Lavoro, del Mezzogiorno e di non so di quanti altri dicasteri ancora. Era forse un esperto in tutte questi settori? Oppure era solo un “abile” politico? Nella storia della repubblica italiana sono stati probabilmente più numerosi i ministri “non competenti” che quelli “competenti”. Alcuni hanno fatto bene, altri meno. Talvolta la polemica si è accesa, in altri casi nessuno se è accorto. Qual è quindi il senso dell’accusa rivolta alla ministra Kyenge? Perché se ne sta parlando? La risposta è semplice: se ne sta parlando perché Cecile Kyenge è nera. A un nero non è permesso di essere un incompetente, ammesso ovviamente che lo sia. Possiamo avere, e ne abbiamo avuti anche nel recente passato, ministri lacchè, cortigiani, prostitute, figli di, avvocati di. Però un ministro italiano nero, e pure donna, no. Questo non è ammissibile in Italia, oggi.

Chiunque si prenda la briga di fare una piccola ricerca in Internet scoprirà che Kyenge è persona impegnata e nota da molti anni a chi si occupa di immigrazione. La sua competenza in un ministero come quello dell’integrazione (sul quale io ho comunque dubbi d’opportunità, ma è un altro discorso) appare fuori di dubbio. Perché allora Gervasutti se la prende con la ministra? In un libro del 1988 Giorgio Bocca si chiedeva: «gli italiani sono razzisti?». La domanda era opportuna allora, lo è ancora di più oggi che il Paese, grazie all’immigrazione, si è arricchito di culture, origini, altre visioni del mondo. La mia risposta è sì, gli italiani (non tutti, certo) sono razzisti. Quel che è peggio, tuttavia, è che il più delle volte credono e affermano di non esserlo. A giudicare dallo sconcerto che le offese a Cecile Kyenge hanno provocato in tutta Europa, mi pare di trovarmi, purtroppo, in numerosa compagnia a pensarlo.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

8 commenti

  • ipazia...........e bakunin

    è una ministra e questo basta e avanza. che sia femmina o maschio ,o bianca/ nera è irrilevante. che sia una reazionaria oscurantista è un dato di fatto! lo confermano le sue parole; le donne in africa, sono prima mamme,e poi donne.
    come dire che sono prima un utero è poi una persona ………..mi domando chi deve integrare cosa?
    ps
    un certo relativismo culturale ,reazionario e fascista sta annebbiando le menti di tanti anzi di troppi compagne e compagni.

  • Mi pare che la compagna o compagno che si cela dietro la sigla ipazia&bakunin (l’anonimato a che serve?) abbia preso un abbaglio. Il mio commento non era una valutazione della ministra ma di un discorso che la riguarda, un discorso – in senso foucaldiano – prettamente razzista. Caro/a ipazia&bakunin, se sfogli questo blog troverai delle parole poco gentili rivolte da parte mia alla allora candidata Kyenge. Eravamo prima delle elezioni. Ora, accusare a casaccio di relativismo culturale, addirittura reazionario e fascista è cosa senza senso. Forse il caldo ti ha dato alla testa. Se c’è uno che si oppone (e non da oggi) a un confusionario ministero dell’integrazione e a un governo culturalmente tossico come questo sono io. Non di quello si parlava nel mio intervento. Forse prima di lanciare accuse leggiti qualche testo di Stuart Hall, bella hooks o Anthony Appiah. Il razzismo è IL problema di questi anni. Non saperlo riconoscere è da miopi. Reazionari, fascisti e pure oscurantisti.

  • Complimenti a ipazia&bakunin! E’ riuscit* a stipare insulti stereotipi in uno spazio brevissimo, un vero record. All’insegna, poi, del richiamo al “dato di fatto”, su cui vedi voce in “Lessico del razzismo democratico”, ed. DeriveApprodi. Abbiamo criticato in tanti il titolo del ministero, e molti di quelli che scrivono su questo blog avrebbero preferito che Cecile (che è anche una persona da rispettare, e non un fantoccio da insultare) non accettasse. Ma che non si capisca il pericolo per tutti dell’attacco a Cecile e lo si derubrichi a “relativismo culturale” è davvero costernante. Che poi lo faccia una donna, è anche imbarazzante.

  • ipazia...........e bakunin

    scusami caro max ………la prossima volta prima di commentare un tuo articolo ti invio il mio codice fiscale,la patente e a richiesta …..anche le impronte digitali.
    mi auguro solo che almeno dopo aver scritto qualcosa ti ricordi cosa,hai scritto.
    prova a rileggerti……………..
    io al contrario di te,
    ho una sola visione del mondo ed quella : antiautoritaria!!..antifascista.,anticlassista ,antispecista…….ecct ecct.
    quindi quando parlo di relativismo culturale reazionario sai benissimo cosa intendo.
    conosco e pratico ancora la lotta di classe.

    cecile kyenge oltre ad essere un nemico di classe……..e anche sopratutto ,un nemico del proprio genere, ed ha una visione patriarcale, cattolica e fascista del corpo delle donne.
    imbarazzati pure giuseppe ,ma il tuo interclassismo democratico DE SINISTRA a me non crea nessun imbarazzo.saluti
    ps
    per i piu maliziosi: sia chiaro che schifo sia i razzisti……….che i ministri.
    e odio l’imparzialità guercia……………si critica,e si denuncia,come giustamente fa l’articolo il razzismo:e si tralascia come se fossero sciocchezze di poco conto,l’oscurantismo fascio cattolico della ministra.
    ciao

    • buondì
      a me pare che rileggendo l’articolo di Max Mauro sia chiaro che sei tu ad aver preso lucciole per lanterne. Ma questa è solo la mia opinione ovviamente. Però vorrei dire a te (come a tutte/i) che ogni dissenso politico è legittimo su codesto blog ma ritengo scorretto usare “fascista” nei confronti di chi fascista non è. Per essere chiaro: qui puoi criticare Cecile Kyenge finchè vuoi, non puoi dirle fascista. Se la cosa si ripeterà ti toglierò la possibilità di postare i commenti.
      Daniele

  • Credo, caro DB, che sia necessario evitare che chi argomenta pacatamente sia aggredito con insulti. Sarebbe una regola minima di civiltà, ed eviterebbe tante dichiarazioni di auto-apologia accompagnate da etichette precostituite. O bisognerà disertare anche il tuo blog?
    grazie

    • sì Giuseppe, sono d’accordo e infatti – se leggi sopra – ho pubblicamente avvisato Ipazia-Bakunin che qui non sono ammessi insulti. (db)

  • La lettera è stata pubblicata l’8 agosto nelle pagine della cultura del MV, ma è sfuggita all’attenzione dei più, anche mia. Nel tragitto tra la casella di posta e la gabbia dell’impaginato sono andate tuttavia perse delle frasi,…espunte per ragioni insondabili (censura?) a mia insaputa. Le frasi eliminate sono queste:

    Possiamo avere, e ne abbiamo avuti anche nel recente passato, ministri lacchè, cortigiani, prostitute, figli di, avvocati di. Però un ministro italiano nero, e pure donna, no. Questo non è ammissibile in Italia, oggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.