Scor-data: 12 giugno 1978

prima-choc  del film di Silvano Agosti, «D’amore si vive», di Ismaele (*)

 

L’ho visto in un cinemino (il più piccolo della città, e più coraggioso, nelle scelte), forse era il 1980, e il film è stata un’esperienza, mai provata fino ad allora, e difficilmente ripetuta, è stato un UFO che ancora adesso stupisce per audacia, in Italia di sicuro, per gli argomenti affrontati e per come vengono offerti agli occhi di chi lo vede, poco abituati alla verità e alla sincerità.

Silvano Agosti, in disparte, ha fatto pochi film, spesso straordinari; è necessario non privarsene.

 

È interessante notare come nei titoli di testa al posto del canonico un film di, si legga invece una ricerca di Silvano Agosti, il che è significativo perché l’aspetto terminologico cela il vero substrato ideologico della pellicola dove il regista bresciano si fa ricercatore di un’indagine portata avanti con il metodo qualitativo per eccellenza, l’intervista, e dove il cinema si assoggetta alla realtà dei fatti: macchina fissa, primi piani, qualche zoom in avanti e qualcuno all’indietro.
La tecnica non va oltre queste poche cose, eppure al cospetto di tali esigui accorgimenti, l’intento del film, ovvero quello di compiere una disamina su concetti come l’amore, la sessualità e la tenerezza, viene colpito, o meglio, chi viene colpito è lo spettatore perché gli esseri umani (tutti di Parma e dintorni) che si susseguono hanno per forza di cose una visione del mondo e della vita che definirei bislacca, ma ciononostante le loro parole possiedono sostanza e donano gentilmente il seme del pensare…

da qui

 

Frutto di una ricerca fatta a Parma in 2 anni e di una scelta su un materiale molto ampio (46 persone interpellate), è un film composto di 7 interviste sui temi “della tenerezza, della sessualità e dell’amore”, più una breve sequenza finale su un ragazzo ritardato che accarezza un bambolotto, collegato al 1° capitolo dove una giovane madre parla della sua recente maternità. Sfilano: nel 2° una donna, “figlia di un prete”, che ha un cattivo rapporto con il proprio corpo; 3°) un bambino di 9 anni, straordinario per la sua capacità di ragionare; 4°) la giovane che a 16 anni fece una marchetta e non ne farà più; 5°) Anna, la prostituta che sarà trovata morta il giorno dopo; 6°) Gloria, transessuale melomane; 7°) il travestito Lola che ama gli animali. 5 degli 8 personaggi scelti sono donne (transessuale compreso), il 6° è gay; i 2 maschi non sono ancora uomini. (Ortega y Gasset: “L’uomo vale per quel che fa, la donna per quel che è”). La tenerezza è dalla parte di S. Agosti (che ha curato il montaggio con Franco Piavoli e Giuliana Zamariola), mista a un filo di crudeltà e alla solidarietà. Si può interpretarlo in vari modi. Moravia, esagerando, lo fece in chiave di disperazione (“… con l’eccezione della madre all’inizio, … in loro sesso è, consapevolmente o no, sinonimo di disperazione”). Con la parola “amore” si nominano diversi fenomeni: è un fonema polisemico. Amore è un atto transitivo con cui si interviene nell’esistenza di un altro. Il corpo è uno dei nomi nell’anima, e non il più indecente. Soprattutto a Parma e in Emilia, suscitò rabbiose polemiche. A destra lo si definì pornografico, ma non si riuscì a farlo sequestrare.

da qui

 

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info .

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Un commento

  • Francesco Masala

    una petizione per la sopravvivenza del Cinema Azzurro Scipioni:

    https://www.change.org/p/ministro-franceschini-il-cinema-azzurro-scipioni-non-deve-chiudere

    Il Cinema Azzurro Scipioni non deve chiudere

    Massimo Marnetto ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a ministro Franceschini e a 2 altri/altre
    Il cinema Azzurro Scipioni di Roma è sotto minaccia di chiusura.
    L’ordine religioso proprietario delle mura vuole un canone di affitto quadruplicato, che il proprietario e animatore Silvano Agosti non può sostenere. L’Azzurro Scipioni non è un cinema qualunque, come sa chi lo ha frequentato dagli anni ’70. Agosti proietta sempre capolavori e film di impegno civile. Spesso introduce personalmente la visione con una spiegazione accurata e partecipe, perché è un attento osservatore della società e del cinema sa fare tutti i mestieri: scrivere una storia, girarla, fino al montaggio e alla proiezione in sala.

    Tutto dell’Azzurro Scipioni parla della creatività del suo eclettico fondatore, che chiamò il cinema così, perché lo creò per proiettarvi per anni il suo film Il pianeta azzurro, che nessuno voleva distribuire. Per capire meglio il temperamento di questo agitatore culturale di oltre ottant’anni – amico di Morricone, Bellocchio, Petraglia, Rulli e di altri grandi artigiani delle emozioni – basti ricordare che pochi anni fa ha presentato all’Unesco una richiesta ufficiale affinché l’Essere Umano venga proclamato Patrimonio dell’umanità.

    Lancio un appello al Mibac, alla Regione Lazio, al Comune di Roma e a tutte le Istituzioni pubbliche e private a tutela della cultura, affinché siano subito avviate iniziative di confronto con la proprietà, per trovare una soluzione che consenta all’ Azzurro Scipioni di vivere. E a Silvano Agosti di continuare a defibrillarci dal conformismo.

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