Scor-data: 14 settembre 1307

Filippo IV il Bello ordina l’arresto dei cavalieri templari

di Fabrizio Melodia (*)

 

Il debito pubblico è sempre stata una piaga tremenda, in qualunque momento storico ci si fosse trovati, lo aveva compreso maledettamente bene Filippo IV Il Bello, re di Francia, indebitato fino al collo con i cavalieri templati per le troppe opere e campagne belliche che aveva condotto fino a quel momento e per i prestiti che non aveva saputo o voluto onorare.

Era arrivato a vendersi anche i mobili della reggia, ad un certo momento, durante alcune campagne particolarmente avverse, in effetti le spese per una guerra erano altissime anche per l’epoca. Una freccia ben fabbricata costava almeno quanto adesso un proiettile anticarro.

Filippo IV Il Bello era famoso per le sue mosse assolutamente spregiudicate e non esitò ad espropriare gli ebrei dei loro beni e li espulse da Melun e dalla Francia nel 1306, vendendo all’asta tutte le proprietà ebraiche vendute per sempre al miglior offerente. L’asta di Rouen stabilisce che “case, giardini, cimiteri, terre, beni, possedimenti e ogni sorta di proprietà fondiaria, posseduta dagli Ebrei di Rouen nella città e nei dintorni dovevano essere messi all’asta in blocco”. L’editto stabiliva che le tasse d’asta e i titoli di locazione su appezzamenti di particolare prestigio dovevano essere diretti alle casse del re.

Le buone abitudini non si perdono e l’accortezza politica e soprattutto finanziaria di Filippo non era assolutamente da sottovalutare.

L’azione più eclatante fu rivolta all’ordine dei Cavalieri Templari.

Il modo migliore per evitare di dover pagare un debito è sicuramente quello di far sparire definitivamente e in modo insospettabile il proprio creditore e cosi il re di Francia eseguì con estrema perizia, non sembrando vero di potersi scagliare contro un ordine religioso.

Cosi, il 14 settembre del 1307, il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l’arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 1307.

La mossa riuscì in quanto fu astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia.

I cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero tutti arrestati.

Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria.

Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto (o Banfometto, forse la storpiatura in lingua occitana di Maometto).

Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l’eresia.

Il 22 novembre 1307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla “Pastoralis præminentiæ” ordinò a sua volta l’arresto dei templari in tutta la cristianità.

Il 12 agosto 1308 con la bolla “Faciens misericordam” furono definite le accuse portate contro il Tempio.

Il re fece avviare dal 1308 sino al 1312, grazie anche alla debolezza di papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro.

Nel generale clima di condanna ci fu l’eccezione rappresentata da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del processo per l’Italia settentrionale: egli assolse i cavalieri e condannò l’uso della tortura per estorcere confessioni (concilio provinciale di Ravenna, 1311).

L’Ordine fu ufficialmente soppresso con la bolla “Vox in excelso” del 3 aprile 1312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente con la bolla papale “Ad providam”.

Jacques de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine, il quale in un primo momento aveva confermato le accuse, le ritrattò spinto da un’ultima fiammata di orgoglio e dignità, venendo arso sul rogo assieme a Geoffrey de Charnay il 18 marzo 1314 davanti alla cattedrale di Parigi, sull’isola della Senna detta dei giudei.

Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Templari agli Ospitalieri, riuscì ad impadronirsi di una cospicua parte del tesoro. Questi eventi e le originali operazioni bancarie dei templari sui beni depositati, che furono improvvisamente mobilitati, costituirono due dei molti passaggi verso un sistema di stampo militare per riprendere il controllo delle finanze europee, rimuovendo questo potere dalle mani della Chiesa. Visto il destino dei templari, gli Ospitalieri di San Giovanni furono ugualmente convinti a cessare le proprie operazioni bancarie.

Filippo IV Bello non era nuovo a queste azioni, come si era visto, un atto prima di tutto politico per fare in modo che la monarchia avesse il controllo dei beni finanziari, senza essere più succube del potere temporale della Chiesa.

Filippo IV Il Bello morì nel corso di una battuta di caccia, colpito da ictus cerebrale. Fu seppellito nella basilica di Saint-Denis dov’è conservato tutt’oggi il suo sarcofago.

Secondo la leggenda, con la sua morte avrebbe trovato compimento la maledizione del gran maestro dell’Ordine dei Templari Jacques de Molay, il quale predisse la morte del re di Francia entro l’anno.

Invece l’aura mitica sorta intorno all’ordine si è impressa a fuoco nell’immaginario collettivo, sopravvivendo fino ad oggi.

La ritroviamo in molte opere di fantasia come elemento centrale per esempio nel romanzo di Pierre Klossowski “Il Bafometto” (1965), nel romanzo di Umberto Eco “Il pendolo di Foucault” (1988) e il film “Indiana Jones e l’ultima crociata” di Steven Spielberg (1989).

Una delle prime opere di fantasia interamente dedicata a quest’ordine è “I figli della valle” (Die Söhne des Thales, 1806) di Zacharias Werner, uno dei principali tragediografi del primo romanticismo tedesco e autore di numerosi drammi fatalistici. I sei atti di questo lunghissimo dramma sono imperniati sulla fine dell’ordine dei Templari, alla vigilia della partenza dell’ultimo Maestro per la Francia dove troverà la morte. Al centro dell’opera spicca la figura carismatica di Jacques de Molay, con la sua rettitudine morale condotta fino all’estremo sacrificio.

Vorrei ricordare però un’opera estremamente documentata sull’ Ordine Templare, ovvero la serie italiana a fumetti di Martin Mystère, il “detective dell’impossibile” ideato da Alfredo Castelli nel 1982, il quale ha esplorato in lungo e in largo i luoghi dei cavalieri e i miti ad esso connessi, arrivando a scoprire legami assolutamente inimmaginabili con re Artù, la Tavola Rotonda, la Corte Segreta, Orlando il Paladino e gli alieni.

Di recente l’interesse per il mito templare si è ulteriormente diffuso grazie alla sua riproposizione nel romanzo di Dan Brown intitolato “Il codice da Vinci” (“The Da Vinci Code”, 2003), trasposto in un film omonimo nel 2006, nel film “Il mistero dei templari” (“National Treasure”, 2004) e nella mini serie televisiva “La maledizione dei Templari” (2005).

Non poteva mancare all’appello il mondo dei videogames, come nelle serie di videogiochi di “Broken Sword” (dal 1996), “Assassin’s Creed” (dove combattono una guerra millenaria contro gli Assassini) e “Knights of the Temple” e nell’avventura tridimensionale “Time Gate: il segreto dei Templari”.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

 

  • Beck Andreas, “La fine dei templari”, Herder.1992.
  • Golb Norman, “The Jews in Medieval Normandy”, Cambridge University Press. 1998, pag.561.
  • “Osservatore Romano: I Templari non furono eretici”, di Barbara Frale. Corriere. Archivio storico. 21 agosto 2008.
  • AA VV, “I Templari. Una vita tra i riti cavallereschi e fedeltà alla Chiesa”, G. Viti (a cura di). Atti del I convegno “I Templari e san Bernardo di Chiaravalle”, Certosa di Firenze, 23-24 ottobre 1992. Edizioni della Certosa di Firenze, 1995.
  • AA VV, “I Templari, la guerra e la santità”, Il Cerchio, Rimini 2000.
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  • Barbara Frale, “L’ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra d’obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia”, collana I libri di Viella, 25, ed. Viella, 2007 (I edizione 2001).
  • Barbara Frale, “Il Papato e il processo ai Templari. L’inedita assoluzione di Chinon alla luce della diplomatica pontificia” (estratto), collana “La corte dei papi”, Viella, 12 novembre 2003.
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  • Franco Peregrino, “La fine dei Templari e le sue conseguenze” in “La Lettera G” n. 5, Equinozio d’Autunno, 2006.
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  • Piers Paul Read, “La vera storia dei templari (The Templars)”, prima edizione. Roma, Newton & Compton Editori, 2001.
  • Simonetta Cerrini, “L’Apocalisse dei Templari. Missione e destino dell’Ordine religioso e cavalleresco più misterioso del Medioevo”, Mondadori, Milano, 2012.

 

 

 

 

 

 

(*)Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – o anche soltanto di segnalare qualcosa mettetevi in contatto con me (pkdick@fastmail.it) e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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