Scor-data: 14 settembre 1321

“Serva Italia, di dolore ostello”

di Daniela Pia (*)

Preservare il governo fiorentino dalle ingerenze del Papa Bonifacio VIII significava garantirne l’ autonomia e la libertà. Fu per questo che, come membro del Consiglio dei Cento, Dante Alighieri partecipò all’ ambasceria che lo avrebbe condotto innanzi al pontefice, di cui fortemente diffidava,  per chiedergli garanzie . Il Papa , dopo aver fatto giurare  obbedienza assoluta agli ambasciatori fiorentini, rimandò a casa due di loro e trattenne proprio Dante. Nel frattempo il fratello del re di Francia Filippo il Bello, Carlo di Valois, faceva il suo ingresso a Firenze, con  la benedizione di Bonifacio e l’ apparente compito di fungere da paciere fra le due fazioni dei Bianchi e dei Neri, ma con il reale compito di favorire il colpo di stato dei Neri.

Fu così che Dante vide segnato il suo destino di esule. Non tornò mai a Firenze, la sua Patria. Dove i Neri avevano iniziato la rappresaglia contro i loro avversari politici. Fu infatti condannato al confino per due anni, con un’ accusa infamante: corruzione, turbativa dell’ ordine pubblico e avversione verso la figura papale. Non accettò la condanna che sapeva costruita ad arte, come le accuse che gli erano state mosse e siccome  non si presentò entro i tre giorni previsti, per pagare la sanzione che gli era stata comminata, la pena fu aggravata sino al sequestro di tutti i suoi beni e alla condanna a morte in contumacia. Arso vivo , se avesse osato infrangere il diktat.

Si rese conto allora che i politicanti di parte bianca con cui si era accompagnato erano, pure loro,  faziosi, incapaci di trovare una linea di condotta onesta e che , pur di riprendere il sopravvento avrebbero cavalcato guerre intestine e fomentato discordie . Decise quindi di prendere le distanze da  quella “ compagnia malvagia e scempia” e  divenne minoranza di uno sino a risolversi di “ far parte per se stesso”.

L’ esilio era iniziato, accompagnato da un “ vento secco che vapora la dolorosa povertate” e scoprì suo malgrado “come sa  di sale lo pane altrui”.

Furono suoi mecenati gli Scaligeri, i Malaspina e i Da Polenta ma nel cuore c’ era Firenze la città in cui ormai i  “ Giusti son due e non vi sono intesi; superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c’ hanno i cuori accesi” così gliela raccontava Ciacco nel sesto canto dell’ Inferno. Ma l’ amore era accompagnato dalla rabbia, dal senso dell’ ingiustizia patita. Il tutto si espresse nei versi eterni che seppero preannunciare  la ciclicità  della cecità politica, non solo di Fiorenza ma , dell’Italia intera , nei secoli a venire. Una Storia che, oggi, ci pare condannata a ripetersi sempre uguale. Morì senza potere tornare in Patria , il padre della lingua Italiana,   di quel ” bel paese dove il sì sona”, il quattordici settembre 1321 sapendo che la strada che si dipanava nei secoli a venire sarebbe stata quella di una “Serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! “.

Consapevole infine “Ché le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogne villan che parteggiando viene. ”  Con  amaro sarcasmo  poi ribadiva che ” Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca ,per non venir sanza consiglio a l’arco; ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. Molti rifiutan lo comune incarco; ma il popol tuo solicito risponde sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!».  Sapeva Dante, per averlo toccato con la pelle scorticata, che gli uomini di potere giocavano una partita senza regole e che il popolo spesso si fa gregge. Ci aveva ammoniti allora, ascoltarlo è ancora un dovere.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Ma qualche volta ci sono argomrenti più leggeri che… ogni tanto sorridere non fa male.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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