Scor-data: 14 settembre 1849

Nasce Ivan Pavlov

di d. b. (*)

«Non sono il solo ad avere falsi ricordi» dice il protagonista di «Sindrome regressiva», un racconto (del 1965) di Philip Dick. Ma si possono creare, o meglio impiantare, falsi ricordi? In quel racconto Dick – un pochino schematizzando – la mette giù così: «E’ possibile dalla metà del XX secolo: tecniche del genere furono sperimentate all’istituto Pavlov di Mosca almeno dal 1940 e perfezionate al tempo della guerra di Corea. A un uomo si può far credere qualsiasi cosa».

Agli esseri umani si può far credere qualsiasi cosa. E persino suscitare suscitare falsi ricordi. Se tutta la “colpa” non può essere scaricata sulle spalle di Pavlov, certo il medico, psicologo ed etologo russo – e poi sovietico – ha messo le basi perché ciò divenisse fattibile.

Seguendo (per corapi: cioè comodità, rapidità, pigrizia) i fili di Wikipedia, scopriamo che Ivan Petrovic Pavlov nasce il 14 settembre 1849 a Rjazan. Dopo gli studi in seminario si iscrive a medicina nell’università di San Pietroburgo. Mentre prosegue gli studi, inizia a collaborare con la facoltà di veterinaria. Qui Pavlov inizia a farsi notare per ricerche sulla fisiologia dell’apparato circolatorio e della digestione. Nel 1878 viene pubblicato il suo primo lavoro sui conigli. La sua tesi di dottorato è sui «nervi centrifughi del cuore»: dopo molti studi su mammiferi (soprattutto cani) dichiara che le varie branche dei nervi del cuore , stimolate da corrente elettrica, sono in grado non solo di ritardare o accelerare i battiti del cuore, ma anche di aumentare o diminuire la loro forza. Ma è la scoperta dei riflessi «condizionati» (o associati) che porta Pavlov al Nobel.

Negli studi sulla regolazione delle ghiandole digestive, Pavlov nota che gli animali iniziano a salivare non appena si fa vedere il cibo.

Il famoso «cane di Pavlov» si può, in breve, raccontare così. Prima di dare cibo a un cane si suona un campanello. Il cane non saliva. Poi gli si dà il cibo. In seguito gli si dà ancora da mangiare mentre suona il campanello. Infine si fa suonare il campanello senza dargli il cibo ma basta quel suono per far salivare il cane; in termini popolari gli viene l’acquolina in bocca. In forme simili questo accade agli esseri umani. Queste ricerche in apparenza elementari lo portano a definire una vera e propria ricerca e metodologia che poi diventa la teoria del «riflesso condizionato» (o del condizionamento classico) che oggi viene chiamato pavloviano. Ciò dimostra che il cervello controlla i comportamenti non solo sociali ma anche fisiologici. A fine ’800-inizio ’900 questa scoperta ha del rivoluzionario e assetta un duro colpo all’idea che la nostra coscienza si basi su idee innate o su disegni (divini) prefissati.

Nel 1904, l’anno dopo l’annuncio della scoperta dei «riflessi condizionati», Pavlov riceve il premio Nobel per la Medicina.

Poco noti al grande pubblico – ma assai studiati da militari, dittatori e aspiranti manipolatori – sono invece gli esperimenti di Pavlov per indurre confusione crescente, sino alla schizofrenia, nei cani. Si mette l’animale di fronte a un cerchio o a un’ellisse, addestrandolo a premere un bottone se vuole ricevere cibo. Quando al cane si presentano figure simili è facile che sbagli e allora gli viene inflitta una scossa elettrica. Ma l’animale non è in grado di percepire la differenza fra un cerchio e una figura simile dunque sembra impazzire.

Pavlov fu uno dei pochi scienziati pre-rivoluzionari apprezzati dal nuovo regime e poté quindi continuare a fare ricerca in patria sin quasi alla morte (il 27 febbraio 1936). Il suo interesse si concentra – o viene indirizzato dal governo sovietico, secondo alcuni – sull’induzione delle nevrosi.

Le scoperte di Pavlov hanno avuto grande importanza in fisiologia, psicologia e psichiatria ma anche – più che un sospetto si tratta di una certezza – negli studi per ogni sorta di tortura psicologica che in Urss come negli Usa sono avvenute (in forma teorica) nelle università e in centri studi per essere poi “approfondite”, in maniera occulta, sulle cavie umane disponibili nei gulag oppure nelle tante prigioni stile Guantanamo o Abu Graib delle quali veniamo a sapere in ritardo e occasionalmente.

Se è possibile agire nella formazione dei riflessi condizionati sino a dirigerla, se dall’accumulo di questi «condizionamenti» nel subcosciente si può modificare anche la coscienza, ne deriva – almeno sul piano teorico – che sono pensabili quasi infinite applicazioni: nell’educazione di individui sani come nella cura di malati o di adolescenti “tendenzialmente criminali” (ma anche i dissidenti politici sono criminali per chi detiene il potere) che possono essere ri-condizionati. Sino a impiantare falsi ricordi e a farci credere ciò che non è vero, come teme Dick?

Non vorrei che sembrasse una battuta ma l’unica, breve e drammatica, risposta seria è «bau».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 14 settembre fra l’altro avevo ipotizzato: 1282: la flotta di Carlo D’Angiò arriva a vendicare la rivolta dei Vespri; 1307: Filippo «il bello» ordina l’arresto dei Templari e confisca beni; 1709: un gruppo di schiavi si ribella su nave danese; 1934: nasce Kate Millet ;1943: gli alleati liberano il campo di Ferramonti; 1953: esce il rapporto Kinsey sulle donne; 1985: muore Julian Beck; 2008: ucciso “Abba” a Milano e lo stesso giorno infame discorso di Gentilini; 2010: Norman Zarcone si uccide a Palermo; 2012: muore Robero Roversi. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – o anche semplicemente di suggerire qualcosa, di correggere un errore, mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db) «» […]

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