Scor-data: 19 marzo 1923

Una squadraccia tortura e ammazza Giuseppe Vitali

di Marabbo (*)   

Campiano, «villaggio edificato sulla Petrosa, antica via romana tra Ravenna e Forlì dove si parlava il dialetto delle Ville Unite, una lingua gutturale, ferrosa, scaturita dalla parte sismica di quel sottosuolo bruno, dall’imitazione del gracidare dei ranocchi degli scoli, dalla durezza dei pennati che sbroccano le viti». Così ce lo descrive l’attrice Ermanna Montanari, aggiungendo: «Mi sono accorta della bruttezza di Campiano qualche anno fa … Campiano è un innamoramento instupidito. Ogni volta che lo penso si rinnova come luogo fiabesco.

Sono stato a Campiano una-due volte, non la conosco, ma un po’ quel fiabesco popolare, rustico e fraterno l’ho episodicamente assaporato e odorato, udito tra l’officina e la tavola, e lì ho sentito parlare di Pipetto, dei Miraza:

«erano in due, cantavano la canzone di Caserio, la squadraccia di Zampò, il fascistone; il fratello lo picchiò con la cassa del fucile e si ammazzò; per la strada andando a trovare i figli chiese a uno di dargli un passaggio, aveva il cavallo col carrettino, invece andò a chiamare la squadraccia, lo presero e lo finirono a forcalate, sentite come canta – rantolava – aprite le finestre, si chiamava il fiumicello, lo mettevano giù e lo ritiravano su, gli tagliarono i coglioni e glie li misero nel naso».

In quel dialetto era tutto diverso, incisivo e chiaro ma mi rimasero questi pochi appunti sfuggevoli con le mani prese più dal bicchiere rispetto al serioso della penna.

Deciso a conoscere la storia approfittai della benevolenza di un particolare esemplare di lupo resistente ravennate, particolarmente sapiente e non trombone, e così ho ricevuto il testo di Claudio Albonetti «Le vittime del fascismo in Romagna 1921-1923» nel quale l’omicidio di Giuseppe Vitali è descritto come una «esecuzione che rievoca gli orrori dei supplizi medioevali». Poi altre ricerche, un po’ testarde, un profilo su «Umanità Nova»1 per questo anarchico che il 24 febbraio 1923 stornella assieme a un altro “comvigno” la canzone per Sante Caserio2. E’ inseguito e picchiato dai fascisti su quella antica via romana, la Petrosa. Il fratello del caporione della squadraccia lo percuote con la cassa della doppietta dalla quale parte un colpo che lo prende. Un accidente del “mestiere” che è mortale al fascista. Vitali dopo essere stato picchiato a sangue è arrestato, ha la testa lacerata e una spalla rotta, è trasportato all’ospedale e lì piantonato. Il 17 marzo è riportato in carcere. Il 18 è rilasciato. Si avvia a piedi verso Campiano con due arance in tasca per i suoi bambini. Cammina malamente tenendosi la spalla con la mano dell’altro braccio. E’ l’anniversario della Comune di Parigi, i pensieri probabilmente gli si intrecciano nella testa quando chiede un passaggio a un birocciaio che passa, ma questi è un fascista che invece corre ad avvertire la squadraccia. Il resto è supplizio: i fascisti lo catturano, lo schiaffeggiano, bastonano, dileggiano, lo fanno camminare dentro al canale mentre gli scagliano sassate, costringono la popolazione di Borgo Carraie e Santo Stefano ad assistere al linciaggio. Il corpo è ritrovato il 19 marzo, sotto un ponticello, evirato, i testicoli in tasca o ficcati nel naso a seconda delle versioni. Interrogato, il caporione della squadraccia fascista, Zampò, cioè Romeo Piccinini, dichiara: «Non posso essere responsabile della sua morte», narrando la sua versione dei fatti che comunque tratta di schiaffi, bastonate, sassate, intimidazioni alla popolazione proseguite per chilometri.

La parabola del caporione squadrista Zampò si concluderà nel 1944 in un regolamento di conti interno: «autorevole rappresentante del fascismo cittadino, mutilato di guerra, squadrista violento, esaltato da Balbo per le “gloriose giornate” del luglio 1922, conosciuto come “manina”, si diceva che avesse evirato un tale […] Convinto solo a metà della seconda avventura mussoliniana […] si era defilato. Per ciò fu giudicato traditore da eliminare. Il 3 novembre 1944 fu prelevato, percosso nella sede repubblichina e caricato su una macchina. Direzione Ravenna – Ferrara. Una svolta in un viottolo, il prigioniero fu fatto scendere e freddato».

[«Camicie nere di Ravenna e Romagna tra oblio e castigo», Andreini/Carnoli, 2007].

 

1 http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2008/un36/art5531.html

 

2 https://www.youtube.com/watch?v=HPQS-0c0g3M

 

fotoMarabbo

   (*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata», di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione la gente sedicente “per bene” ignora, preferisce dimenticare o rammenta “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

 

 

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