Non perdetevi Richard Mathes(chock)on

L’arte dello schock: tutti i racconti di Richard Matheson tornano in libreria. E’ la fortuna e sfortuna di autori/autrici che si trasformano in “pellicole” di successo. Negli ultimi anni si è riparlato molto di Richard Matheson, quasi novantenne, per l’ ennesimo film – iper agitato ma brutto e infedele nel finale – tratto dal suo «Io sono leggenda». Come è accaduto per Philip Dick e «Blade Runner» (altrettanto infedele ma bello) il successo del film ha però spinto molte persone in libreria. Ma in Italia molte opere di Matheson erano introvabili.

Evviva allora – anzi: evviva, evviva, evviva, evviva perché i volumi sono quattro – l’editore Fanucci che (dopo le antologie complete di Ballard e Dick) porta in libreria «Tutti i racconti» di Matheson. Dico subito che ho anticipato la mia recensione (una più ampia e meditata seguirà) perché fino al 30 marzo i volumoni sono in vendita con il 20 per cento di sconto: se dovete farvi – o fare – un regalo vale affrettarsi.

Fantascienza spesso ma anche horror, gialli classici, humor sottile e molte storie di psicopatologia quotidiana che a volte potrebbero essere la versione, appena colorita, di quei tranquilli giorni di follia vissuti da tante persone senza neppure accorgersi che «visto da vicino nessuno è normale». Esemplare in questo senso «L’ultimo giorno» (prima del matrimonio) dove la superstizione è solo un filino più paradossale di quella che circola oppure «Il nuovo vicino di casa» nel quale quasi ognuno di noi può riconoscersi. Nel proprio appartamento, telefono o persino letto… il pericolo e il mistero sono in agguato; egualmente chiunque guidi sarà stato, prima o poi, “aggredito” da un camion (fantasma?) come nella storia scritta da Matheson e diventata «Duel», ottimo film dell’allora quasi esordiente Spielberg.

Nel bene e nel male è – per molti versi – il suo rapporto con cinema e tv a differenziare Matheson da altri straordinari scrittori di racconti fantastici (come Fredric Brown del quale Urania ha appena rimandato in edicola l’antologia di racconti «Cosmolinea B-1») da poco stra-lodata qui in blog. Il primo suo approccio con le ricche “fabbriche di sogni” è con due celeberrime serie tv: «Alfred Hitchock presenta» e «Ai confini della realtà». Poi inizia a scrivere sceneggiature per Roger Corman. E alla fine saranno una quindicina anche i film tratti o ispirati dalle sue opere. Tutto bene ma, al cinema, buca la grandissima occasione: quando sua maestà la suspence – all’anagrafe Alfred Hitchcock – gli chiede di sceneggiare «Gli uccelli» propone un film tutto basato su ciò che non si vede ma viene immaginato… Testimoni raccontano che Matheson venne cacciato a male parole e infatti Hitchcock si rivolse poi ai migliori addestratori di animali (e a qualche trucchetto) per rendere visibile in ogni angolo dello schermo l’assedio e l’assalto.

E’ la stessa differenza in fondo che c’è fra il romanzo «Io sono leggenda» e i film che ne sono stati tratti. Certo l’idea base è horror puro visto che Matheson immagina non qualche vampiro a caccia di umani ma un intero mondo vampirizzato con un solo uomo sopravvissuto. Ma nel romanzo il dolore, la solitudine, la rabbia e persino la voglia di arrendersi non hanno bisogno di effetti speciali e di azione al limite dell’epilessia per avvincere. Macerie ovunque e silenzio fanno altrettanto paura dei mostruosi nemici che di notte danno la caccia all’ultimo umano.

I quattro volumi – il più piccino è di 450 pagine, il fratello maggiore supera le 560 – sono divisi per periodi di scrittura: dal 1950 al 1953; dal ’54 al ’59; dal 1960 al 1993; infine (una breve pausa in mezzo, come si vede) dal 1999 al 2010. I nomi di chi traduce vengono indicati alla fine di ogni racconto. Tre copertine splendide, nessuna introduzione e gli “strilli” (in quarta) sono sobri. Particolarmente azzeccata la frasetta di Valerio Evangelisti: «Gli strumenti di cui Matheson si serve per perturbarci sono in apparenza tra i più semplici. Non si cerchi in lui lo stilista: ha un fraseggio secco e addirittura scarno, riduce tutto all’osso, non si perde mai in divagazioni. Suona paradossale chiamare ciò maestria, però è così».

Con la semplicità (che è difficile a farsi e richiede duro lavoro) di scrittura e la cura dei dettagli, l’atmosfera è tutto in questi racconti, spesso brevissimi: si può verificare nei famosissimi «Regola per sopravvivere», «C…», «Nato d’uomo e di donna» (primo in assoluto cioè apre i 4 volumi), nel dickiano «L’uomo che creò il mondo» o «Terzo dal sole» come nei più dimenticati e in molti sinora mai tradotti in italiano. Da qualche parte, magari alla prima o all’ultima riga, qualche sussulto scuoterà, prima o poi, chi legge. Forse avrebbe dovuto cambiare un poco il suo nome: Richard Matheshock.

 

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